La questione delle razze

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Guardatevi intorno, guardate voi stessi e provate a dire se è mai possibile che uno di noi sia razzista.
Henry, Platini, Pelè furono tutti e tre calciatori. Hanno segnato, trionfato, esaltato folle intere.
Il calcio, tra l’altro, non fa altro che condensare il più bizzarro dei mischiamenti: ” Un nazionale brasiliano, saltando il portiere polacco naturalizzato uruguaiano, ha calciato in porta, sfiorando la rete. Sul recupero, vi era un difensore, stavolta, uruguaiano a tutti gli effetti ” .
L’episodio è reale, anche se sono stati dimessi i nomi. Di colori ce ne sono abbastanza. Non è il caso di esser di troppo. Eppure, manca ancora la cornice: quella del tifo. In uno stadio estero, culture diverse intrecciate. E nelle case, a Oriente, e a Occidente, si assiste. E si gioisce, almeno virtualmente, della medesima sensazione.
Cadere nella banale sentenza: ” Non ci sono differenze, siamo tutti uguali “, sa di buonismo e di poca credibilità. Siamo diversi, tutti, anche tra componenti della stessa razza, anche tra membri della stessa famiglia. È il rispetto che crea, invece, il flusso di uguaglianza: l’educazione tra persone, che sembra molto spesso sfuggire. In un’epoca che non ricorda da dove veniamo. Siamo ” gente “, e quindi ” gens “, ovvero accomunati dallo stesso nome. Una volta era quello ” gentilizio “; oggi, in un’accezione più totale: “persona “. Sarebbe persino troppo ( di nuovo ), rovistare tra ” I valori autentici ” del filosofo Boezio. Un pensatore che ci insegnava come vivere, prima che a pensare. Boateng si arrabbia e lancia il pallone in tribuna. Esausto dall’insulto provocatorio che arriva dagli spalti. Attaccare la pelle, ha la stessa portata di quando se la prendono con tua moglie, tuo figlio, o tua madre. Un insulto che stagna più di altri. La partita viene sospesa, anzi, ritirata. Era una semplice amichevole, o meglio, così doveva essere, quella tra Pro Patria e Milan.
Invece, a Busto Arsizio, si è giocato poco, e discusso molto. È incredibile il risuono del male: con pochi si domina una situazione. Cosa che non accade al bene: ne dobbiamo, purtroppo, prendere atto.
Ma torniamo alla mescolanza, a quel che siamo.
Viene in mente un ricordo storico: la nascita del Genoa. Gli inglesi, nobili ed eleganti, fondano il club.
Oggetto sociale: attività sportiva: cricket ( giocato solo dai portafogli pesanti ) , e la waterpolo (la moderna pallanuoto). Ad un certo punto, anche i regali britannici hanno dovuto far di conto della gente. L’operaio e il ragazzo volevano giocare a calcio. E così accontentati. Genoa Cricket and Football Club. Quel nome e quello sport piaceva a tutti.
Anche se c’era chi preferiva Pelè a Maradona, o viceversa.
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