Una birra con… Rosario Triolo!

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Durante le feste natalizie abbiamo avuto la possibilità di contattare ROSARIO TRIOLO e realizzare un’interessantissima intervista dove abbiamo parlato del suo nuovo progetto, del Sudamericano U20 e di calciomercato.

Rosario segue per Sky Sport tutto il calcio sudamericano e ha da poco inaugurato il suo blog Romanzo Sudamericano dove racconta piccole grandi storie di futbol.

Ma bando alle ciance e spazio all’intervista di questa settimana di “Una birra con….”

Ciao Rosario, siamo onorati di intervistarti e di parlare con te dell’affascinante e roboante mondo del calcio sudamericano. Partiamo subito: oltre all’impegno con Sky, curi il blog http://romanzosudamericano.wordpress.com/ . Com è nato questo progetto?

Il progetto è nato un po’ per dare sfogo al mio desiderio di raccontare, un po’ per rendere più familiari realtà poco conosciute e per questo a volte un po’ snobbate. Il livello del calcio sudamericano e delle condizioni di vita generali in una certa parte del continente è migliorato parecchio, e una chiara testimonianza a livello sportivo l’ha data il Corinthians con la recente conquista del Mondiale per Club e con progetti di mercato in passato impensabili. Mi piacerebbe avvicinare l’appassionato di calcio medio, che non può seguire quel mondo (magari per motivi di orario) o non sa da dove cominciare, a questa passione che al momento in Italia è un po’ di nicchia.

Parliamo di calcio giocato. Qual è il tuo calciatore preferito?

Scontato dire Messi, che se vincerà il Mondiale in Brasile finirà per essere idolatrato ancor più di Maradona in patria. Ma sono incantato dal talento di Iniesta, ho avuto la fortuna di vederlo giocare dal vivo e credo che siano esistiti pochi calciatori così in grado di sconquassare gli equilibri in una partita.

Com è nata questa passione per il mondo sudamericano?

In modo un po’ strano, seguivo la squadra per cui tifavo, il Messina, e tornavo a casa sempre tardi la sera. Non c’era molto da vedere in diretta, se non il futbol sudamericano (brasiliano e argentino in particolare). Ero già empaticamente predisposto a qualcosa del genere perché da bambino il mio idolo era Ayrton Senna, e l’alone mistico di questo mito sportivo e non solo era un’attrazione fatale. E la stessa mistica l’ho poi ritrovata in certi stadi, in certe partite, in modo molto naturale.

Quale campionato sudamericano ti affascina di più?

Non c’è un campionato in particolare, tutti hanno il loro perché. Ma il torneo che sento di più è la Copa Libertadores. Ha un fascino incredibile e le storie di futbol che vengono fuori da quelle partite sono impareggiabili. Per certi versi la preferisco anche alla Champions League, sia come formula (si fa un solo sorteggio, e poi gli incroci successivi sono stabiliti dal rendimento nella fase a gruppi), sia per equilibrio (capita che le sempre favorite brasiliane e argentine finiscano eliminate da squadre di altri Paesi, tutte con una storia importante alle spalle). Tutto è frutto del fatto che la Conmebol sia composta da un numero di nazioni che si contano sulle dita, a differenza del ben più variegato panorama europeo. Certo, a livello tecnico non potremo mai vedere un All Star Game tipo Barcellona-Real Madrid, però l’atmosfera sudamericana non ha nulla da invidiare (a parte la magica musichetta) a quella europea.

La tua Top 11 di tutti i tempi
Domanda difficile anche perché di solito le Top 11 sono inevitabilmente sbilanciate in attacco. Ci provo: Buffon; Baresi, Beckenbauer, Roberto Carlos; Garrincha, Cruyff, Iniesta, Best; Messi, Maradona, Ronaldo Fenomeno. Certo Roberto Carlos terzo di difesa e Cruyff mezzala sono delle forzature… e avrei voluto mettere in campo anche Pelé e van Basten.

Il Velez si è assicurato il torneo Inicial. Qual è la tua favorita in vista del Clausura?

Dipende dal mercato. Il River ha preso Vangioni e se chiude l’affare Fabbro diventa un pericolo pubblico, anche perché non ha la Libertadores. Il Boca e il Vélez sono sempre le migliori, ma Bianchi e Gareca hanno già annunciato che punteranno dritti sull’Estrella continental. Quindi mi aspetto qualche sorpresa come è successo l’anno scorso con Arsenal campione e Tigre a ruota. Non sottovaluterei le ambizioni del San Lorenzo e dell’Independiente, da cui mi aspetto un grande torneo anche per fuggire dall’incubo retrocessione.

Quali talenti si metteranno in mostra nel Campionato Sudamericano Under 20 in programma ad inizio anno?

Argentina e Brasile sono le squadre più attrezzate, sulla carta. Dei magnifici cinque dell’Argentina (Vietto, Centurion, Iturbe, Lanzini, Ruiz) prendo i primi due. Del Brasile senza dubbi Felipe Anderson e Wallace, con la curiosità di vedere Adryan, il figlio di Bebeto Mattheus e Doria in difesa. Nelle altre squadre seguo con attenzione Benavente, numero 10 del Real Madrid Castilla mezzo spagnolo e mezzo peruviano con la nazionale andina. E poi El Zlatan Castillo nel Cile, supportato da Rabello e Rubio che sono già finiti in Europa. Chiudo con una rapida rassegna degli altri: Rolan nell’Uruguay, Morel nel Paraguay, Uchuari nell’Ecuador e Cordoba nella Colombia (qualcuno lo paragona già a Falcao, per ora gioca negli Jaguares del Chiapas in Messico e ha sostituito Jackson Martinez, anche lui colombiano, che a sua volta ha sostituito il grande Radamel nel Porto). Ma mi aspetto che qualcun altro mi sorprenda.

Da un bel po’ circola il nome di Centurion. Pensi che possa essere un nome caldo per il mercato di gennaio? Se sì, sarebbe da grande squadra?

Credo che Centurion abbia una prospettiva futura meravigliosa. Ma ha 19 anni. Fossi in lui seguirei il consiglio dell’allenatore Zubeldia, che ha dichiarato che gli dà fastidio che gli diano già del crack perché non è pronto a fronteggiare questa pressione. Ha il potenziale per diventare un esterno di valore mondiale, ma qualche altro anno al Racing, magari tentando di giocarsi un trofeo internazionale come ha fatto Lucas prima di lasciare il San Paolo, potrebbe essere il modo migliore per arrivare in Europa già pronto senza rischiare scottature come quella, tanto per fare un esempio, che ha preso Edu Vargas al Napoli. Uno che secondo me a livello tecnico ha poco da invidiare a livello internazionale, ma che non è riuscito ad adattarsi a un altro calcio e soprattutto a un’altra cultura.

Sei mai andato in Sudamerica? Cosa puoi raccontarci di quella realtà?

E’ un mondo diverso sotto tanti aspetti rispetto al nostro e in cui le sensazioni sono amplificate per cento, sia in positivo che in negativo. Veramente un contenitore di eccessi, e d’altronde lo si può constatare anche dalle storie di vita dei calciatori che sbarcano in Europa e dalla proverbiale “saudade” che sentono verso la loro casa. E’ qualcosa di misterioso e di non facilmente comprensibile, che non si trova da altre parti (basti pensare che c’è gente che vive, e che gioca a pallone, a oltre 5000 metri di altezza sul livello del mare: come se in Italia ci si stabilisse su una montagna grande due volte l’Etna). L’esperienza totale del Mondiale favorirà ulteriormente il boom economico in Brasile, ma anche gli altri Paesi sono ormai lontani dai pericoli di una ventina di anni fa e, in linea generale, più sicuri. Anche se avendo a che fare con alcune realtà molto povere è per certi versi più rischioso girare per una città sudamericana rispetto a una città dell’Europa occidentale. Ma neanche troppo.

Del campionato argentino e del campionato brasiliano, quali sono i giocatori già pronti per un’esperienza europea, magari in Italia.

Sempre difficile da valutare, anche perché in Italia generalmente non si ha cognizione del concetto di pazienza. Il ridimensionamento economico ci ha messo di fronte al fatto che non si può più puntare su fenomeni affermati. Bisogna valorizzare i giovani. Ma chi l’avrebbe detto che El Shaarawy avrebbe fatto così bene quest’anno? Ecco, se si aspettano i giocatori, il discorso può reggere. E dal SudAmerica possono arrivare calciatori decisivi come lo è stato quest’anno El Shaarawy. Lo stesso esempio può valere per Juan dell’Inter o Marquinhos della Roma. Altrimenti i nomi che sto per fare sono un inutile spreco di tempo.
Parto fuori da Argentina e Brasile, in Paesi con costi più contenuti. Pedro Franco dei Millonarios è un difensore di straordinario talento. Avrebbe bisogno di un buon maestro per limare i dettagli e fare il definitivo salto di qualità. Carlos Nunez del Liverpool di Montevideo ha i colpi per diventare una grande seconda punta. Torno nei due campionati principali. Fernando del Gremio è uno dei migliori volantes in circolazione. Botta del Tigre, invece, secondo me è il giovane che più ricorda Riquelme nel suo modo di tenere il campo e di vedere il gioco. Se si vuole alzare il tiro a livello economico, Vietto e Centurion del Racing sono investimenti sicuri, così come Chucky Ferreyra del Vélez o Cirigliano del River Plate. Se invece si vuole alzare il tiro a livello di età, Mora , anche lui del River Plate, è un grande attaccante e merita una nuova chance europea dopo la prima che non è andata benissimo. Di calciatori come Paulinho o Leandro Damiao non parlo neanche perché i costi sono già impossibili: piuttosto punterei su talenti ancora acerbi come Victor Andrade o Gabriel del Santos, è l’unico modo per acquistare a buon mercato in Brasile.

 

Ringraziamo ancora una volta Rosario per la gradita intervista e per la disponibilità!