Lavagna tattica, Manchester Utd – Real Madrid 1-2

modric

Situazioni che sfiorano la finzione, accostamenti che sbirciano il surreale. Quando si pensa a una partita come Manchester Utd-Real Madrid, non puoi permetterti un ragionamento ulteriore. La nomea del calcio: lì dentro ci sono poche squadre. E se capita il confronto, non resta che appiccicarsi come emozionati sognatori ad uno spettacolo di orbite differenti.
All’Old Trafford si gioca il ritorno degli ottavi di Champions League: Red Devils e Galacticos, reduci dall’1-1 al Bernabeu.
4-4-1-1 dello United e 4-2-3-1 del Real Madrid. La squadra di casa decide per un’impostazione della gara comandata dalla ripartenza. Strano, ma una scelta comprensibile: il risultato è a favore e sono la miglior squadra ( dopo il Bayern Monaco ) per compattezza. Pensiero che si accetta, ma non è sufficiente; o meglio, non in linea con alcune soluzioni adottate. Gioca Cleverley in mezzo, con Giggs in fascia che scrive sul taccuino dell’FBI il numero 1000. Il primo è bravissimo, dotato del temperamento dei più onesti faccendieri; ma se Carrick, come tutti gli umani, ogni stagione compie gli anni, è chiaro che il discorso si fa più complicato: dove è il giocatore che prende la palla e vede per primo il movimento di Van Persie? In casa non c’è. L’idea è affidare questo a Ryan Giggs, ma anche se sei stato uno dei migliori giocatori della storia e possiedi la personalità per giocare partite di così alta importanza, rimani fisiologicamente privato della continuità di atletismo. Allora il Real Madrid lo reggi, sì, ma solamente nei 40 metri. Oltre ci vai, se riesci a rubare il tempo nei passaggi di centrocampo. Nel caso si incominci dal principio, esiste la privatizzazione del livello fondamentale: quello per vincere la medaglia. Valencia e Rooney in panchina, al fine dell’informazione. Ciò nonostante lo Utd è lo Utd. Intendiamoci: primo in Premier League a km dal City ( secondo ). È la squadra che “apre ” meglio il campo ( e qui, nel mondo ) grazie all’uso dei terzini: guardate Rafael, che esegue il movimento in maniera più schietta di Evra. Palla che circola, l’esterno viene dentro il campo, esterno basso che corre sulla verticale di bordo campo, con una delle due punte ad accompagnare il movimento sulla fascia. Cosa succede? Che nella zona larga di gioco ci sono due giocatori ( terzino e punta ), l’esterno di centrocampo che rinviene a supporto, e l’altro attaccante in area di rigore. Oltre all’esterno opposto e un centrocampista che riempiono gli spazi vuoti.
E infatti la squadra va in vantaggio, contro il Real Madrid. 1-0, autogol di Sergio Ramos. Poi succede che Nani viene espulso ingiustamente. Forse un minimo ( da risottolineare “minimo” ) di malizia c’è stata nel suo intervento. Il portoghese non è certo un prodotto Bonomelli; ma in quella circostanza il rosso è stato del tutto inappropriato. L’episodio compromette la partita, e su questo dobbiamo partire.

Poi, però , bisogna procedere, approfondire e capire qualcosa di fondamentale. Da quel momento, tra Real Madrid e Manchester Utd cala una differenza enorme. Nel frangente in cui, nella sfida tra potenti, viene tolto  il grimaldello che li tiene in equilibrio, succede che l’uno sopperisce l’altro. E la squadra di Mourinho si rivela ultrapotente. Colleziona molteplici calci d’angoli nel giro di tre minuti. Modric si inventa un gol da imparare a memoria; poi è il turno di Ronaldo:1-2. Il croato non gioca titolare per un fatto di disposizione: con quel modulo (4-2-3-1), dovrebbe sostituire uno tra Xabi Alonso ( chiave unica ), e Ozil ( giocatore routinario a dismisura, e troppo dentro gli schemi del Real Madrid per essere tolto ). Ecco che diventa una riserva di lusso. Insieme agli altri, ci mancherebbe: Marcelo, Pepe, Kakà, Benzema.