Del Piero: “Quanto sei bella Juve. Non ti ho mai lasciata”

CONDIVIDIShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on RedditShare on StumbleUpon

1349943290961

Dopo aver segnato il suo tredicesimo gol stagionale ieri con il suo Sydney, Alessandro Del Piero ha rilasciato una lunga intervista al “Corriere dello Sport” di cui riportiamo i tratti salienti.

 

Alessandro Del Piero, come si sta dall’altra parte del mondo?

 

“Sempre meglio. Ogni giorno che passa mi convinco che, per me e per la mia famiglia, ho fatto la scelta giusta. Se avessi voluto fare un’ esperienza di vita in un Paese più vicino all’Italia, e non parlo solo di distanza, avrei potuto accettare altre offerte. Ma volevo cambiare davvero. E qui ho trovato la migliore opportunità per farlo. Così si cresce, no?”

 

A otto mesi dalla sua partenza cosa l’ha conquistata più dell’Australia e cosa le manca più dell’Italia?

 

“L’Italia è il mio Paese, mi manca, ma non vivo il trauma del distacco perché in Australia sto bene, e perché so che tornerò. Quello che non mi manca è una certa aggressività e maleducazione che purtroppo trovo molto diffusa non solo ma anche nel mondo del calcio, che poi è il mio mondo”.

 

Lei non è soltanto il fuoriclasse del Sydney, ma il testimonial di un intero movimento calcistico: primo bilancio?

 

“Questo è uno degli elementi più positivi della mia esperienza in Australia, uno degli aspetti che mi hanno convinto a restare a Sydney per un’altra stagione. Qui mi hanno accolto con grande entusiasmo e passione, c’è grande voglia di calcio e in generale c’è grande rispetto e amore per lo sport e per i suoi campioni. In ogni città dove sono stato, non solo a Sydney, ho toccato con mano questa realtà. Il calcio non è il primo sport in Australia, non lo è per tradizione, ma oggi si parla di calcio sui giornali e in tv, l’interesse aumenta giorno dopo giorno. E poi, in generale lo sport è vissuto come una parte integrante della vita, della cultura. E chi ama lo sport in ogni sua forma come me, questo lo avverte ogni giorno”.

 

Certo il Brasile sarebbe stato il suo habitat, terra di gol e fantasia…

 

“Ringrazio infinitamente chi ha pensato a me e chi mi avrebbe voluto con sé per la prossima stagione. Se poi parliamo di una squadra fantastica come il Flamengo e di una nazione come il Brasile, non posso dire che non ci abbia pensato almeno un po’… Ma io non ho detto no al Flamengo, ho detto sì a Sydney, è diverso”.

 

Cosa pensa del fatto che la Juve non abbia assegnato il numero dieci?

 

“Ho sempre detto quello che penso: ritengo giusto che un bimbo oggi possa sognare di indossare quella maglia domani. Come ho fatto io, come hanno fatto altri prima di me. E mi auguro che qualcuno che lo meriti possa realizzare quel sogno. Sono sicuro che quando sarà il momento giusto, tutto questo accadrà”.

 

Sa che le bancarelle attorno allo Juventus Stadium, intanto, vendono la sua maglia blu celeste?

 

“Lo so, e non nego che l’affetto della gente continui a sorprendermi ogni giorno. E mi rende felice. Spero di poter ricambiare tutto questo affetto, io faccio il possibile, con ogni mezzo, anche attraverso i social network, un modo straordinario -se ben usato- per comunicare con la gente. E poi mi piacerebbe ritrovare anche un po’ di contatto fisico con i miei tifosi, in Italia. Sarebbe bello trascorrere un periodo lì, con la mia squadra, magari per la preparazione estiva”.

 

In Italia, adesso, “il dieci” è Francesco Totti. Che ci dice del capitano giallorosso?

 

“La misura del valore di un giocatore si valuta anche dal valore dei suoi avversari. Lui lo è stato, per me. Un grande avversario e un grande compagno. Tra di noi c’è una stima che va oltre il campo, oltre le nostre storie personali. Chi ama il calcio non può non apprezzare uno come lui”.

 

I tifosi non l’avrebbero mai lasciata andar via…

 

“E io non li avrei mai lasciati. Ma credo che in fondo non ci siamo mai lasciati”.

 

Si aspettava, sinceramente, la squadra bianconera così in alto, specie in Europa?

 

“E’ una squadra che ha dimostrato di saper andare oltre le aspettative, fin dall’anno scorso, quando abbiamo vinto lo scudetto”.

 

Ci sono calciatori, della Juve e non, con cui mantiene contatti particolari?

“Moltissimi. Sanno che faccio sempre il tifo per loro”.

Barzagli, campione del mondo come lei, vive una seconda giovinezza ed è simbolo di una difesa d’acciaio…

“E’ un grande giocatore, un grande professionista e un bravo ragazzo. E’ arrivato alla Juve fin troppo tardi: io l’avrei voluto anche prima”.

Pirlo è stato candidato al Pallone d’Oro, però ha vinto di nuovo Messi: verdetti noiosi, oppure è giusto così?

“Uno così non ti fa stare seduto tranquillo, né allo stadio, né sul divano davanti alla tv. Normale che sia il più votato e il più premiato. Andrea e altri campioni meriterebbero il Pallone d’Oro, ma lo vince uno solo”.

Sia sincero: quante volte ha rivisto le immagini di Juventus-Atalanta, con la partita ridotta a sfondo del suo giro di campo, i tifosi in lacrime e la pioggia di sciarpe?

“Le ho riviste spesso, perché spesso le rimandano in onda. Ma non ho bisogno di rivederle per ripensare a quello che ho provato, quello che i tifosi mi hanno regalato. Qualcosa che va oltre tutto: i gol, le vittorie, vale più di tutto”.

 

CONDIVIDIShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on RedditShare on StumbleUpon