L’importanza di non sentirsi soli

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chievoroma2010

Era il 16 maggio del 2010, ultima giornata di campionato, la Roma vola in trasferta a Verona. La vittoria dello scudetto è ancora possibile per i giallorossi, nonostante la cocente disdetta del 25 aprile contro la Samp; oltre alla vittoria contro il Chievo bisogna sperare in una non-vittoria dell’Inter di Mourinho in trasferta a Siena. La prima avverrà, 0-2 gol di Vucinic e De Rossi; la seconda no, 0-1 gol di Milito. Inter campione d’Italia.

Ma quel giorno lo spettacolo vero andò in scena sugli spalti. Quasi 18mila i tifosi romanisti in trasferta a seguito della squadra; la città di Verona occupata dalla mattina. Tifo incandescente per i novanta minuti e scene romantiche e commoventi a fine partita; come dimenticare lo striscione “Chi tifa Roma non perde mai”…

E questa fu l’ultima trasferta “di massa” per i tifosi giallorossi: dalla stagione successiva entrò in scena la famigerata Tessera del Tifoso che impone, ai tifosi che vogliono acquistare un abbonamento per le partite casalinghe e ai tifosi desiderosi di seguire la squadra fuori casa, di sottoscrivere una “fidelity card” che allo stesso tempo ha la funzione di “schedare” tutti i frequentanti gli stadi italiani presso la Questura della città di competenza e la funzione “commerciale”. Questo significa che ogni card è di fatto una carta di credito, e la sua sottoscrizione implica l’apertura di un rapporto con un istituto di credito convenzionato.

La presa di posizione dello zoccolo duro della tifoseria giallorossa (ma anche di molte altre tifoserie italiane, non tutte) è netta: il NO alla tessera del tifoso e la lotta per la sua abolizione diventa un punto fisso nel programma ultras, in particolar modo per quanto riguarda la funzione bancaria della carta, in quanto la funzione “di controllo” è già attiva, e difficile da combattere, da quando i biglietti per le singole partite sono diventati nominali, da qualche anno prima.

Succede poi che tra le priorità del nuovo management italo-americano della Roma c’è il riavvicinamento alla tifoseria tutta, sia alle famiglie che alla Curva Sud. Le iniziative sono tante, sin dai primi mesi di attività: il SoleCuore Village, una sorta di parco giochi in zona stadio aperto prima delle partite; il settore dell’Olimpico completamente dedicato alle famiglie, con annesso “Amico di Romolo” ovvero un calciatore ogni domenica che si presta ad incontrare e farsi fotografare con i piccoli lupacchiotti del settore; la riapertura di una biglietteria vicina allo stadio per quelli dell’ultimo minuto, in memoria dei vecchi botteghini, e molte altre. Fino ad arrivare alla vera rivoluzione: sostituire la Tessera del tifoso tanto avversa ai tifosi romanisti con due carte diverse, una per le partite in casa e una per le trasferte, che scollegano il sistema fallimentare della TdT dalla possibilità di sottoscrivere un abbonamento e di assistere alle partite fuori casa.

Per quanto riguarda la prima, è stata lanciata la scorsa estate la “A.S. Roma Club Home” che di fatto è un abbonamento vecchio stile; per le trasferte è stata approvata poche settimane fa la “A.S. Roma Club Away” che a partire dalla scorsa giornata di campionato a Torino ha permesso il ritorno del tifo giallorosso lontano dagli spalti amici dell’Olimpico.

Proprio a Torino domenica scorsa si sono rivisti i grandi numeri che fino a tre anni fa erano considerati la normalità per le partite della Roma: un migliaio i supporters all’Olimpico di Torino, che hanno fatto sentire la propria voce ed hanno fatto vedere i propri colori.

Solo tre giorni dopo la Roma scende in campo a Milano contro l’Inter per la semifinale di ritorno di Coppa Italia: i numeri sono ancora più grandi, più di duemila i tifosi al seguito. Chi ha avuto modo di seguire il match in tv, ed è incline a prestare particolare attenzione sia visiva che sonora a quello che succede sugli spalti, si sarà reso conto che sono stati proprio i giallorossi a farla da padroni: l’inno cantato intorno all’85’ minuto dava l’illusione di trovarsi a Roma. Ma anche per il resto della partita l’apporto alla squadra non è stato trascurabile.

Due trasferte, due vittorie. Non succedeva da tanto alla Roma, dalle due trasferte di Pescara e Siena a cavallo tra novembre e dicembre scorso. Non può essere un caso: la Roma ha bisogno dei suoi tifosi.

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