Lazio, che occasione persa

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Cinque giornate al termine, 8 punti di ritardo dal terzo posto. La Lazio per il terzo anno consecutivo vede sfumare l’obiettivo della qualificazione alla prossima Champions League. I preliminari sono un miraggio, non solo perché il Milan ha un buon vantaggio in termini numerici, ma anche perché in mezzo ci sono pure Fiorentina, Inter, Roma e Udinese. Addirittura il ko del Friuli (il secondo consecutivo) ha fatto scivolare i biancocelesti in ottava posizione, fuori anche dall’Europa League. Solo la Coppa Italia e un finale di campionato ad alto ritmo potrebbe salvare la squadra di Petkovic, con una sola vittoria all’attivo nelle ultime cinque. A parziale consolazione c’è il calendario: Parma, Bologna, Inter, Samp e Cagliari. Un calendario non impossibile, anche se 3 delle prossime 4 gare i biancocelesti le giocheranno fuori casa, compresa la gara di San Siro con l’Inter che sa di spareggio. Eppure in questi tre anni si poteva fare molto di più. Passi la stagione 2010/11 quando l’arrivo appaiato con l’Udinese premiò i friulani, ma le ultime due annate sono da censurare. La possibilità di inserirsi in pianta stabile nel gotha del calcio c’era, ma è stata gettata via temporeggiando troppo sul mercato. E a beneficiarne l’anno scorso è stata ancora una volta l’Udinese, non un colosso del pallone nostrano, ma forse la società che sullo scouting lavora meglio.

Il grande merito di Lotito è quello di aver ricostruito la società dalle sue fondamenta, riuscendole a dare forma, equilibrio economico e concretezza, non a caso il bilancio biancoceleste è sempre stato in attivo. Ma la scarsa intraprendenza in sede di trattative ha tranciato le gambe a una squadra che si è spesso trovata a corto di uomini, con una rosa troppo ristretta e povera sul piano qualitativo e dei ricambi. Negli ultimi tre anni l’undici titolare si è sempre dimostrato all’altezza, così come gli allenatori, bravi a spremere al massimo delle loro potenzialità i propri giocatori. Forse sarebbe servito investire in qualche riserva di valore in più. Non stiamo parlando di grandi calciatori, di Top Player dal palmares invidiabile (magari!), ma quantomeno di giovani talenti in grado di inserirsi gradualmente nei meccanismi della squadra e di crescere con essa, soppiantando nel tempo i titolari. Oggi la rosa biancoceleste è composta da 30 giocatori (un’enormità) di cui 21 stranieri (il 70%) e ha un’età media che supera abbondantemente i 28 anni. 11 giocatori, tra cui alcune punte di diamante come Klose, Mauri e Dias, superano – e di molto – le 30 primavere. Anzi, possiamo dire tranquillamente che – malgrado il loro ottimo rendimento – sono a fine carriera. Al termine del campionato servirà un restyling deciso e corposo. Stavolta, possibilmente convincente. Magari evitando pasticci alla Felipe Anderson, o magari facendosi aiutare dall’investitore arabo che ha manifestato di recente il suo interesse. Anche se Lotito pare non sentirci ancora da quell’orecchio..