Arsenal: “gunners” carichi per una stagione ad alto livello.

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Nel nord di Londra i tifosi dell’Arsenal aspettano un segnale. L’ultima volta che i biancorossi hanno vinto la Premier League Jens Lehmann difendeva la porta, Ashley Cole non aveva ancora fatto il passo oltre il Tamigi, Clichy aveva appena compiuto 18 anni e Cesc Fàbregas doveva ancora compierli, Patrick Vieira era nel pieno della sua attività agonistica, Pirès e Ljungberg non avevano ancora attaccato gli scarpini al chiodo e Thierry Henry era ancora uno degli attaccanti più forti del mondo.

Era il 2004, la squadra degli “invincibili”, trascinata dal carisma dell’allora 54enne Arsene Wenger, vinceva la Premier League, con una cavalcata meravigliosa, finendo addirittura sopra il Chelsea di Ranieri di 11 punti.

L’Arsenal giocava ancora ad Highbury, lo storico stadio che venne abbandonato e demolito nel 2006. Adesso Highbury, teatro delle più grandi imprese dei “cannonieri”, è un complesso residenziale, e la squadra di Wenger gioca all’Emirates Stadium. E’ cambiato tutto, ma l’Arsenal non è tornato a vincere (oltre alla FA Cup del 2005). E’ cambiato tutto, fuorché l’allenatore: Arsene Wenger continua a guidare quella che si è trasformata nel giro di 10 anni, da una grande squadra imbottita di giocatori esperienti e navigati, ad un laboratorio di campioni, pronti ad essere valorizzati e poi mandati via per far cassa, e ricominciare.

Negli ultimi anni hanno lasciato l’Emirates Stadium tutti i pezzi più grossi: Fabregas è tornato a casa, a Barcellona, seguito un anno dopo da Song, Samir Nasri, Gael Clichy e Emmanuel Adebayor sono andati al City (che ha riempito le casse dei gunners per diversi anni consecutivi), ma soprattutto Robin Van Persie, la scorsa estate, ha deciso di lasciare la numero 10 e la fascia di capitano, per andar a vincere la Premier League a Manchester, con lo United di Sir Alex Ferguson. I tifosi dell’Arsenal si mangiano ancora le mani per una cessione mal digerita, soprattutto perché sembra evidente una cosa: manca una punta di peso, una di quelle che garantisce 25/30 gol all’anno ed un salto di qualità decisivo.

La stagione appena finita ha dato comunque un buon risultato. I gunners sono arrivati quarti, e per la 16esima stagione consecutiva si sono qualificati alla Champions League (preliminari permettendo), nonostante le grandi difficoltà incontrate nella stagione, e la grandissima concorrenza dei “cugini” del Tottenham, arrivati sotto per un solo punto. L’Arsenal ha trovato moltissime difficoltà soprattutto nel risolvere i big-match contro le squadre che l’hanno poi preceduta, non ha vinto neanche uno dei 6 incontri contro United, Chelsea e City, ed ha tenuto a bada gli Spurs solo grazie al big-match dell’andata, vinto con un rotondo 5 a 2 all’Emirates Stadium.

L’assenza, come accennato, di un attaccante di peso, ha accentuato le difficoltà di una squadra estremamente giovane. Con Theo Walcott capocannoniere della squadra con 14 gol, ci si aspettava decisamente di più da Lukas Podolski ed Olivier Giroud, 11 gol a testa, buone prestazioni a sprazzi, ma nulla di più.

Il migliore è stato senza dubbio Santi Cazorla, arrivato dal Malaga nella scorsa estate. Tanta fantasia e tante belle giocate per l’asturiano, che ha realizzato 12 gol ed 11 assist, ma ottima stagione anche per l’altro spagnolo, Mikel Arteta, perno del centrocampo insieme alla vera “bandiera” di questa squadra: Jack Wilshere.

Il ragazzo della periferia di Londra incarna tutto l’entusiasmo e lo spirito del tipico tifoso dell’Arsenal. Tanta grinta, tanta voglia di fare, ed anche un pizzico di classe, che non guasta mai. Il 20enne di Stevenage ha subito un grave infortunio nella parte finale della stagione 2011/12, dal quale ha recuperato solo all’inizio di Settembre 2012, e questo lo ha rallentato molto, costringendo Wenger a farlo partire dalla panchina diverse volte per concedergli un po’ di riposo. Il nuovo numero 10 dell’Arsenal ha comunque contribuito alla buona stagione della sua squadra, e si prepara all’annata calcistica della decisiva consacrazione.

Visti gli ultimi anni di relativo fair-play finanziario, però, Stan Kroenke, l’americano azionista di maggioranza del club, adesso deve tirar fuori la grana, soprattutto perché la concorrenza si fa sempre più forte: gli sceicchi del Manchester City hanno mal digerito la stagione povera di successi, e stanno già spendendo petroldollari per ritornare a vincere, lo United è sempre lo United, anche se l’incognita del post-Ferguson incombe, il Chelsea si è ripreso il vecchio amore José Mourinho ed ha già assestato un colpo (Schurrle dal Leverkusen) e si prepara a prendere Cavani, e l’odiato Tottenham è reduce da una grandissima stagione, sta preparando una campagna acquisti di tutto rispetto con l’ex-romanista Franco Baldini al comando, e non è detto che venderà il gioiello Gareth Bale.

Qualcosa si dovrà pur muovere. Gonzalo Higuain, in queste ore, è vicinissimo ai gunners, per una cifra monstre di 28 milioni di euro, ma le spese folli non dovrebbero finire qui. Wenger ha messo gli occhi sul capellone Fellaini dell’Everton per il centrocampo, orfano ancora di Song, ma anche Ashley Williams dello Swansea, e Kyriakos Papadopoulos dello Schalke 04, che dovrebbero rinforzare una difesa traballante, e soprattutto Stefan Jovetic, il gioiello della Fiorentina di Montella, che è da sempre innamorato dell’Inghilterra.

Finalmente nel borgo londinese di Islington, ad Highbury, e nel nord di Londra si torna a sognare, i tifosi dell’Arsenal riprendono a leggere il capolavoro di Nick Hornby, “Febbre a 90°”, una “bibbia” che racconta l’amore ai tempi del grande Arsenal di Liam Brady, Alan Smith e Tony Adams, sognando una nuova età dell’oro.

Benedetto Greco