Il Brasile “all’europea” di Felipao

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Ha davvero impressionato tutti il Brasile del Maracanà: sarà perchè ha asfaltato la Spagna, sarà perchè ha un Neymar con una marcia in più, sarà perchè Julio Cesar è tornato “l’acchiappasogni” che all’Inter faceva impazzire i tifosi. In ogni caso questo Brasile è passato dall’essere una delle tante, a candidarsi di diritto per un posto tra le favorite per il mondiale del prossimo anno. Come è riuscito in così poco tempo a risalire la china?

L’arma in più dei “Pentacampioni”, più che Neymar, sembra essere Scolari. La gestione di Mano Menezes non aveva affatto compiaciuto i tifosi, creando una disaffezione per la nazionale che è difficile da credere parlando del Brasile. Felipao ha dato quel “quid” che mancava al suo predecessore, da vecchio volpone e maestro di questo sport. In questo Brasile scendono in campo giocatori affermati in Europa, che l’hanno fatto (Fred) o che stanno per farlo (Neymar, Paulinho): addio agli idoli di casa che si esaltano tra Belo Horizonte e Rio de Janeiro. La squadra di brasiliano ha ben poco: giocatori fisici, pressing alto, potenza sui calci da fermo, contropiede fulminante. Ovviamente quel poco di brasiliano che è rimasto ha il nome di Neymar, Hulk e Oscar, gente che sa bene come usare i piedi.

Il merito di Scolari sta dunque nel rendere il Brasile la fusione perfetta tra la fisicità delle squadre europee e la fantasia funambolica degli assi sudamericani. Abbiamo tutti visto di cosa è stato capace nella finale con la Spagna: i giocatori brasiliani erano fisicamente dominanti, sempre primi sulle palle vaganti, hanno chiuso gli iberici nella loro area non permettendo il solito palleggio ipnotico che ne ha fatto la squadra più forte del mondo. Scolari ha dichiarato prima del match:

Voi non avete idea di cosa ho dovuto fare per convincere i miei giocatori a fare pressing e ripiegare in difesa. Ma se l’hanno fatto con l’Italia, sono certo che si ripeteranno con la Spagna.”

Ecco la magia di Scolari: trasformare una squadra dai reparti spaccati, indolente nel ripiegare e distratta in difesa seppur ricca di classe, in una corazzata compatta e letale.

La rabbia mostrata in campo dai giocatori, unita alle giocate spettacolari, sta riguadagnando il sostegno popolare: i giocatori e i tifosi urlano insieme a squarciagola l’inno anche dopo l’interruzione della musica, arrivano “olè” già a metà del primo tempo, ad ogni gol i supporters abbracciano il realizzatore come se fosse un eroe. Il calcio sta tornando ad unire il Paese, anche in un momento non felice in cui fuori dal campo manifestanti e polizia se le danno di santa ragione. Beh, il Brasile di Scolari ha lanciato un messaggio: con classe, fisico e atletismo non si consoscono limiti, come i campioni di tutto, pur rimanendo la nazionale ad esprimere il calcio migliore, hanno imparato a loro spese. Il mondiale del prossimo anno ha dunque una pretendente in più. E se questa intensità di gioco dipenda proprio dalla vicinanza dei tifosi e dal fatto che si giochi in Brasile? Beh, non è un’ipotesi del tutto campata in aria. Ma ricordiamoci che,  per il Mondiale, non ci si sposta: i “Pentacampioni” giocheranno ancora in casa.