Mondiali U20: Francia e Uruguay, ve le presentiamo noi

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Siamo arrivati, a malincuore, agli ultimi appuntamenti con il Mondiale U20 che, il prossimo sabato alle ore 20:00 si concluderà con la finale che vede contrapposte Francia e Uruguay. Due squadre assolutamente meritevoli di quel posto, che per tutta la manifestazione hanno espresso gran gioco e individualità da tenere d’occhio, scopriamole ora nel dettaglio.

Uruguay: abilmente collocati in campo dall’ “Ingeniero” Verzeri, “Los Charruas” presentano giocatori di primissimo livello e tanti diamanti grezzi, miscelati alla perfezione in un 4-3-3 per nulla remissivo. In porta De Amores, 19 anni da compiere, il portiere  del Liverpool di Montevideo ha ben difeso la porta uruguagia. In sei presenze sono infatti solo tre i goal subiti. Difesa a quattro ben collaudata che presenta da destra a sinistra Guillermo Varela (primo acquisto del dopo-Ferguson), i due rocciosi centrali Gimenez (il più giovane della squadra) e Gaston Silva e culmina con il terzino sinistro Gianni Rodriguez. Salendo di qualche metro troviamo il cardine del gioco dei sudamericani, che effettivamente si discosta totalmente dalla classica accezione del calcio sudamericano. Pura “garra charrua” interpretata dai tre mastini Gino Acevedo, Leonardo Pais e Sebastian Cristoforo (da tenere d’occhio poiché dotato di passaporto italiano).

Si culmina con l’attacco, probabilmente uno dei più forti della competizione che trova il suo fulcro nel romanista Nico Lopez. Il “conejo” funge spesso da falso nueve, come va di moda chiamarlo oggi, aprendo tantissimi spazi per le incursioni delle ali. Il suo talento è sicuramente sopra la media, ma ha la grave pecca di essere ancora troppo innamorato del pallone, ma questo si sa, è un peccato veniale, dettato dalla voglia di strafare consapevolmente ai grandi mezzi a disposizione. A coadiuvare la manovra offensiva ci sono il neo inter Diego Laxalt, dotato di un grandissimo passo, tantissima volontà e resistenza (ricorda un po’ Pereira, anche per la sua acconciatura) e il numero dieci De Arrascaeta, vero catalizzatore di azioni e regista puro della compagine sudamericana. Menzione doverosa per l’uomo dei miracoli, spesso tenuto inizialmente in panchina da Verzeri è il risolutore degli ultimi due match, pariamo di Felipe Avenatti. Il gigante di Montevideo rappresenta infatti una freccia preziosissima a disposizione della faretra degli uruguayani. La sua prestanza fisica è disarmante, ha il fiuto del goal di un vero bomber, inoltre non disdegna andare in pressing alto sulla difesa, il perfetto attaccante moderno. Su di lui ci sono gli occhi vigili di molte squadre italiane, e non è difficile ipotizzare un suo arrivo nel Belpaese. Quest’undici ha presentato però diverse variazioni a seconda delle necessità della squadra. A partita in corso difatti molto spesso c’è stato bisogno dell’ingresso di giocatori più tecnici per supportare il reparto offensivo, così hanno raggiunto un buon minutaggio anche “seconde linee” come Diego Rolan e Alberto Bueno (autore del goal pareggio contro Iraq). Questo, unito alla grande “cattiveria”, tipica dei giocatori uruguagi, è stato il segreto della “Celeste”.

Curiosità:

  • Presenta ben sette “stranieri” che rappresentano lo zoccolo duro della squadra. Laxalt, Rolan, Nico Lopez, Gianni Rodriguez, Gimenez, Varela e Bentancourt sono infatti i ragazzi che militano in un campionato diverso da quello uruguagio. Tutti e sette ad eccezione di Bentancourt, chiuso per la concorrenza davvero spietata, hanno disputato quasi ogni partita della competizione.

 

  • L’ Uruguay U20 arrivò in finale solo in un’altra edizione del torneo, Malesya 1997. In quell’occasione batterono la Francia di Trezeguet, Gallas e Henry ai calci di rigori dei quarti di finale. A sbagliare il rigore decisivo fu Nicolas Anelka.

Domani spazio all’altra finalista: FRANCIA