Del Piero: “Che trauma lasciare la Juve”

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Alessandro Del Piero ha rilasciato una lunga intervista all’edizione odierna de ‘La Gazzetta dello Sport’. Ecco quanto messo in evidenza da Maidirecalcio.com:

LA JUVE – “Chi è nel giusto tra me e loro? Non mi sono posto la domanda, la vicenda ha diverse sfumature. E’ stato un addio traumatico che ha lasciato strascichi inevitabili. Io non voglio dividere nessuno: chi tifa per la Juve può anche tifare per il Sydney. Il numero 10? È stata la più grande gratificazione da parte dei miei ex compagni, che hanno deciso di non indossarla. Ringrazio Arturo, Pirlo, Marchisio, Buffon, tutti coloro che avrebbero potuto prenderla. E rido dentro, per la felicità”. 

SCUDETTO E CHAMPIONS – “In passato la mia Juve aveva come obiettivo anche la Champions League, che ti porta via tantissime energie, specie se hai una rosa meno ampia. Adesso ci sono due giocatori per ogni ruolo ed in questo momento la Juve ha sei attaccanti. C’è la possibilità di scegliere. Con un organico così vasto la Juve può provare serenamente a vincere il terzo scudetto consecutivo ed anche a giocarsela fino in fondo per la Champions. A noi capitava inconsciamente di pensare che in campionato avevamo tempo per recuperare, ma poi questo tempo alla fine mancava”.

FUTURO – “Se penso di ritirarmi a dicembre? In realtà io ho solo detto che deciderò dopo Natale, quindi tra il 26 dicembre e… Ferragosto. Comunque credo che gennaio e febbraio saranno i mesi in cui dovrò fare due chiacchiere con me stesso. Ascolterò sia la testa che il fisico”.

FASCIA DA CAPITANO – “Loro spingono per darmela, a me piace mantenere gli equilibri di squadra. Ne sarei strafelice, ma prima ne parlerò con i compagni e comunque non cambierebbero il mio impegno e la mia dedizione”.

RITIRO ITALIANO E TANTE EMOZIONI – “È stato fatto un lavoro straordinario da parte di tutti e non lo dico perché il primo applauso va a mio fratello Stefano. In pochissimo tempo è stata organizzata ogni cosa nei minimi particolari. C’è stata disponibilità da parte di tutti gli enti. E’ difficile che si creino certe sinergie in modo così rapido e naturale, ma tutti hanno fatto la loro parte e il successo è dipeso anche da questo. La partita a Padova? È stata la naturale conseguenza di un percorso. Bello tornare all’Appiani dove avevo giocato da bimbo. In alcune situazioni ho pensato più intensamente a papà. Come quando mi hanno intitolato un tratto del lungomare e hanno mostrato alcune immagini della mia vita: in una foto c’era lui”.

ALLENAMENTI – “In Europa i top club seguono certe logiche tradizionali, ma nelle serie minori magari qualcosa sta già cambiando. Confido nei giovani allenatori. Secondo me i giocatori vanno responsabilizzati. La base di partenza tra le due nazioni è diversa, ma ci sono punti di contatto. Gli australiani sono molto anglosassoni: se subiscono un’entrata dura non dicono niente, ma reagiscono male a una gomitata o ad una trattenuta. Non sopportano le scorrettezze. In Italia, invece, sui corner non sappiamo marcare senza furbate. Dal punto di vista tattico i giocatori australiani sono meno preparati perché non esiste il settore giovanile, ma i ragazzi sono liberi mentalmente, generosi, istintivi”. 

DIFFERENZE ITALIA-RESTO D’EUROPA –
 “Non c’è più nulla da scoprire. Guardiamo a cosa hanno fatto l’Inghilterra negli ultimi 15 anni e poi la Germania. Hanno costruito o ammodernato gli stadi, risolto il problema della sicurezza, lavorato sull’istruzione allo sport. Negli altri Paesi c’è rispetto delle regole, certezza della pena, onestà. I Rangers Glasgow, club storico, sono falliti e mica sono stati ripescati. In Italia sprecammo il Mondiale ’90: adesso serve una svolta radicale”.

EUROPA – “Sono ammirato dal Borussia: quando lottava per non andare in B aveva una delle prime tre medie-spettatori d’Europa. Questa è la passione. Messi o Ronaldo? Forse mi sarei divertito più con Leo perché è alto come me… Ma anche Cristiano è eccezionale”. 

BAGGIO, DEL PIERO, TOTTI – “Abbiamo vinto tutti e tre anche solo per il fatto di essere stati inseriti nel vostro dibattito su chi sia più forte. Io, Roberto e Francesco abbiamo avuto percorsi diversi. Poi bisogna intendersi sul concetto di grandezza. Il mio? Scrivere la storia: non c’è nulla come questo. E poi c’è un altro step, quello più alto: entrare nel cuore della gente”.