A Stoccareddo un’intera squadra con lo stesso cognome: Baù

Stoccareddo

Grazie a Venetogol.it veniamo a conoscenza di una storia imperdibile.

Nell’ultima partita del Trofeo Veneto di Seconda categoria la squadra dello Stoccareddo, paese vicentino di 400 abitanti nel comune di Gallio, ha schierato titolari, panchinari, allenatore e dirigenti aventi tutti lo stesso cognome. Proprio così. La formazione che ha affrontato il Colceresa è una lunga lista di Baù, cognome portato dall’80% del paese.

1) Baù Filippo, 2) Baù Omar, 3) Baù Loriano, 4) Baù Mattia, 5) Baù Mirko, 6) Baù Domenico, 7) Baù Jhonny, 8) Baù Federico, 9) Baù Mauro, 10) Baù Loris, 11) Baù Matteo. Allenatore: Baù Sandro. In panchina: 12) Baù Marco, 13) Baù Gabriele, 14) Baù Matteo, 15) Baù Fabio, 16) Baù Roberto, 17) Baù Mattia, 18) Baù Nicola. Dirigenti: Baù Thomas, Baù Rinaldo, Baù Rienzo, Baù Detlef, Baù Riccardo, Baù Moreno, Baù Juri. Questa l’intera distinta dello Stoccareddo.

Ma c’è un motivo per questa insolita coincidenza: «Domenica abbiamo schierato tutti i Baù perché volevamo farlo per una volta e per la nostra storia».

Una storia tipica del calcio di periferia. Fondata nel 1995 dopo un triennio soddisfacente, la squadra sparì per la fusione con il Gallio. Nell’estate del 2012 alcune vecchie glorie rifondano lo Stoccareddo e così tutti i Baù rispondono all’appello. Ripartono dalla Terza categoria di Bassano del Grappa e vincono il campionato al primo tentativo, arrivando anche in finale di coppa. I “non Baù” erano 7, mentre il picco di Baù si registrò nella partita con la Cogitana, dove ne furono schierati 10 nell’undici iniziale: vale a dire tutti tranne il portiere Marini.

Attualmente i “non Baù” sono 5. Si contano due Marini (residenti nella vicina Zaibena), uno Schivo (di Gallio), un Ruzzante (di Lusiana) e un Gheller (di Foza). Inevitabili le omonimie tra i Baù: è il caso dei due Matteo (uno dell’82 e uno del ‘92) e dei due Mattia (uno dell’89 e uno del ‘94). «Lo scorso anno qualche ammonizione è stata scambiata, ma nulla di grave», confessa Omar Baù, ex giocatore di Trento e Pinzolo, «Certo è che gli arbitri rimangono sbigottiti al momento dell’appello».

Il pubblico è di categoria superiore: «Si potrebbe dire che la domenica il paese è chiuso per calcio. Circa 200-300 persone ci seguono sempre, sia in casa che in trasferta, al punto che gli avversari fanno pagare 5 euro all’entrata invece che 3. Una passione palesata nella finale allo stadio Mercante, con oltre 700 paganti, trombe e fumogeni sugli spalti». Il campo di gioco è a Gallio, quello di allenamento a Sasso di Asiago. «Il nostro tallone d’Achille sono i costi per i campi», spiega Omar, «Una particolarità importante è che nessuno riceve nemmeno un euro a titolo di rimborsi spese. Ognuno gioca per puro divertimento e per star bene insieme. Anzi, all’inizio tutti hanno versato 120 euro per il materiale: da qui si capisce il nostro spirito».

Tra l’altro in paese in questo è stato oggetto di studi scientifici. Un gene li rende immuni dalle malattie, infatti è accertato che il 90% di loro derivano da un unico papà originario.

fonte: www.venetogol.it