Ciclismo, Italia che non vince non si cambia

Schermata 09-2456190 alle 15.59.13

C’è soddisfazione mista ad amarezza nel vortice umorale dell’Italia del ciclismo, all’indomani dell’ultima gara del Mondiale su pista, vinta dal portoghese Rui Costa. Soddisfazione perchè i ragazzi di Bettini hanno dato tutto e sono stati lì fino all’ultimo. Nibali ha rappresentato un’Italia affamata e volenterosa, che ha combattuto sempre, anche contro la sfortuna che gli ha sbarrato la strada. Rammarico perchè dopotutto era un mondiale corso in casa, tra le bellezze di Firenze, e vincere avrebbe potuto far risorgere il ciclismo italiano, finito in un’apnea con pochi guizzi. Quelli di Nibali quest’anno ci sono stati eccome. Diventato il ciclista di punta del Bel Paese, il siciliano ha vinto il Giro d’Italia 2013, regolando tutti gli avversari,  e sfiorando la Vuelta con un secondo posto alle spalle di nonno Horner.  Il quarto posto di ieri conferma una buonissima stagione di Nibali, corsa al massimo delle potenzialità.

Per il resto cosa succederà all’Italia del ciclismo? Che futuro avrà davanti? Il c.t Paolo Bettini va verso la conferma, anche se a decidere dovranno essere il Presidente delle Federciclismo Di Rocco e il suo Consiglio. La sensazione però è che quest’Italia sia piaciuta anche da sconfitta. Il gruppo scelto dal due volte campione mondiale era il migliore possibile. Anche se per il prossimo anno il roster andrà un po’ rinnovato (l’età di Paolini si fa sentire), l’ossatura principale rimarrà. Oltre al già citato Nibali, una buona prova è stata fornita da Giovanni Visconti, ormai ritrovato, senza contare i giovani che cresceranno di anno in anno, Ulissi e Santaromita. Non eccezionale, c’è da dire, Filippo Pozzato, da cui ci si aspettava qualcosa in più.

Il progetto Italia continuerà. Vanno migliorate alcune cose, come lo sviluppo delle categorie giovanili e la crescita della Nazionale maggiore. L’impressione però è questa: l’Italia che non ha vinto ha convinto.