Prandelli e il codice etico, una storia chiamata “incoerenza”

cesare prandelli

Dopo mesi di rigide regole da rispettare, di aut-aut per tutti, di proclami contro il razzismo e contro la stupidità, di parole spese per sensibilizzare il panorama calcistico sulla base della sportività e del rispetto delle regole e di chi le dovrebbe far rispettare (gli arbitri), alla lettura del nome di Mario Balotelli, fra i convocati per le due partite della nostra nazionale contro la Danimarca e l’Armenia il castello di sabbia del tanto decantato codice etico della nazionale italiana è caduto.

Mario Balotelli ha subito 3 giornate di squalifica per insulti reiterati nei confronti dell’arbitro dopo Milan-Napoli. Un episodio grave, uno di tanti della lunga storia dell’attaccante bresciano. Il CT della nazionale Prandelli ha giustificato il tutto però in questo modo:

Se la squalifica intercorre e scade prima della convocazione (domenica sera contro la Juve è l’ultima delle tre giornate ndr.), non posso intervenire, sarebbe aggravare una situazione già abbastanza difficile

A me, a noi, sembra oggettivamente una scusa campata in aria. Prandelli ha preferito tutelare un giocatore che invece andrebbe rimproverato più e più volte, per i continui eccessi di nervosismo e di stupidità che hanno contraddistinto la sua carriera fin ora. Prandelli ha messo in prima fila l’interesse personale, anzi, l’interesse della squadra, passando sopra una legge, un codice scritto, da rispettare, e cercando di trovare una scappatoia come il peggiore degli avvocati azzeccagarbugli.

Prandelli ha probabilmente fatto bene, perché questa nazionale in attacco ha bisogno del suo centravanti, della punta di diamante. Peccato però, che le regole siano regole. Balotelli andava punito come a loro tempo sono stati puniti tutti i calciatori che hanno commesso questi famosi illeciti che andrebbero contro il codice etico. Non si possono fare figli e figliastri, altrimenti è inutile inserire regole e norme per riempire le conferenze di parole e parolone, di discorsi filosofici, e poi far quello che si vuole a seconda dei casi.

Pablo Daniel Osvaldo ha saltato una intera manifestazione come la Confederation Cup per non essersi presentato alla premiazione della finale di Coppa Italia. L’allora giocatore romanista ha pagato duramente uno sgarbo alla FIGC, alla chiusura di una manifestazione quasi “sacra” per la federazione. Giusto, giustissimo. Ma non si può dare una pacca sulle spalle a Balotelli, tirargli le orecchie e poi mandarlo in campo, dopo aver insultato un direttore di gara, un’istituzione importante per il nostro calcio.

Sarebbe inutile ricordare il caso dell’estromissione di Criscito dai convocati per l’Europeo 2012, quando era stato coinvolto anche Bonucci, anche lui più utile alla nazionale e di conseguenza abile ed arruolabile nonostante le polemiche per lo scandalo calcio-scommesse.

Sarebbe utile invece dire al signor Prandelli, e alla FIGC, che questa presa in giro del codice etico potrebbe anche chiudersi qui. E’ naturale che, se a un mese dal mondiale, un grande giocatore come Balotelli, ne facesse un’altra delle sue Prandelli non sarebbe così rigido da fargli saltare la manifestazione più importante della sua vita, ma allora la stessa cosa dovrebbe succedere per un giocatore di secondo piano, un Criscito del caso.

Dunque, o lasciamo le squalifiche al giudice sportivo, e convochiamo chi deve essere convocato, oppure la regola si applica per tutti. Il primo a beneficiarne sarebbe proprio Mario Balotelli, che senza queste punizioni non sarà mai in grado di capire che deve crescere lui, per far crescere la nostra nazionale.