No alle prime donne, si vince con il gruppo. Ecco la rivoluzione culturale di Benitez

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Il concetto di squadra, di collettivo e di gruppo è un modello che va oltre ogni considerazione sportiva. Avere un team, uno staff o semplicemente una redazione può essere la chiave di volta per il proprio futuro, l’arma in più per migliorarsi, lavorare bene e raggiungere il successo in qualsiasi campo.

Nel calcio da due anni a vincere in Italia è la Juventus, che ha assimilato bene la lezione. Nessuna stella in grado di occupare tutto il palcoscenico, anzi una c’era, Del Piero, ed è stata allontanata, nessun bomber in grado di assicurare 30 gol a stagione e catalizzare su se stesso tutti i successi, e soprattutto nessun tenore che egoisticamente sia in grado di valorizzare il gioco. Tutti remano verso un unico obiettivo, Conte cambia i suoi uomini a seconda delle esigenze, senza pensare al nome e alla carriera dei singoli giocatori o anche ai mugugni della tifoseria (v. Juve – Milan). Si tratta di una mentalità nuova in Italia, necessaria per certi versi, una rivoluzione culturale e tattica tipica delle squadre che puntano a fare bene anche in Europa. Alla base c’è l’ottimizzazione dell’intera rosa, la coerenza di puntare su tutti gli uomini, la fiducia da infondere ad ogni singolo giocatore, ed è questo che Rafa Benitez, nella sua internazionalità, è riuscito fin dalle prime settimane come allenatore del Napoli, ad imporre alla piazza.

Dopo un passato caratterizzato dall’egocentrismo esasperato del condottiero Mazzarri e della punta di diamante Cavani, l’unica soluzione per voltare pagina era affidarsi al collettivo. Fin dai primi giorni il tecnico spagnolo ha dichiarato con convinzione che per sostituire un giocatore di altissimo livello come il Matador, era necessario fare affidamento sulla fase offensiva, sugli uomini, sulle dinamiche d’attacco che avrebbero coinvolto più giocatori possibili. Insomma come compensare 30 gol di un unico attaccante? Semplice, questione matematica: permettendo ad ogni singolo giocatore offensivo di raggiungere almeno i 10 gol.

Il maestro Totò esclamava, ironicamente, che la somma fa il totale e Benitez sembra aver portato un pizzico di cultura partenopea nella squadra azzurra, sono i numeri che parlano. In 7 giornate di campionato sono state messe a segno 18 reti, quattro in più rispetto allo scorso anno. Ma se nella passata stagione il capocanonniere era Cavani con i suoi 6 gol, oggi i partenopei hanno a disposizione più bocche di fuoco: Hamsik 5 gol, Callejon 4, Higuain e Pandev 3 e infine una rete a testa per Dzemaili, Inler e Britos. Sette marcatori diversi, nessun re del gol, tutti in grado di offrire il proprio contributo. Il collettivo colma pienamente il vuoto lasciato dall’attaccante uruguagio e permette di porre le basi per un futuro roseo. Basti pensare che nel computo totale non sono ancora annoverate le reti di Insigne e Mertens, il primo già protagonista in Champions con la strepitosa punizione contro il Dortmund, il belga, invece, vero re degli assist e in costante crescita. E’ vero, manca Duvan, ma il ragazzo è qui per crescere e non mancherà l’occasione giusta per festeggiare anche un suo gol. Il Napoli ormai è maturo, è nel pieno della sua crescita e come un ragazzo scalpita per raggiungere la propria indipendenza, non vive più nel timore di poter perdere una partita solo per l’assenza di un elemento chiave, anzi è conscio delle sue qualità e ogni singolo ingranaggio è fondamentale per costruire il progetto di una macchina perfetta. E’ questa la vera rivoluzione di Rafa Benitez, un maestro spagnolo che non si affida ad un unico interprete ma ripone la sua fiducia nell’intero collettivo azzurro.

pubblicato su Pianetanapoli.it