Solo un bambino su 5mila esordisce in serie A

Scuola-calcio

Ogni bambino sogna un giorno di esordire in serie A e indossare la maglia azzurra della Nazionale, ma non è sempre così semplice come sembra . La situazione delle scuole calcio è terribile: secondo un censimento fatto da “La Repubblica” ce ne sono 7.189 in Italia, un numero impressionante se  paragonato alle scuole medie (8mila) o alle scuole elementari (16mila). Le rette annuali variano da 300 a 900 euro.

300mila si avvicinano al mondo del calcio fin da bambini, ma solo uno su 4-5mila arriverà a esordire in serie A, dove negli ultimi dieci anni hanno esordito solo 622 ragazzi cresciuti nel vivaio.

Antonio Piccolo, istruttore della scuola calcio Arci Scampia con 500 iscritti, ha dichiarato: “Ai ragazzi meno bravi non bisogna bruciare i sogni, ma neppure alimentare false illusioni. Bisogna insegnare loro che nella vita c’è altro: lo studio, il lavoro, essere cittadini migliori. Hanno come riferimento la tv, i milioni di Balotelli. Giocano perché vogliono arrivare, sono sempre meno quelli che lo fanno per divertirsi. Invece il calcio è bello perché hai degli obiettivi condivisi con un gruppo di compagni, perché dà emozioni anche in Eccellenza, in Promozione, la domenica con gli amici. È legittimo sognare, ma i ragazzi vanno protetti. Prima di tutto da madri e padri, che spesso invece cercano il riscatto della loro vita attraverso i bambini. Poi dai personaggi che s’aggirano per i campi: qui tutti sono agenti Fifa, tutti avvicinano i genitori, tutti fanno i talent scout. In un quartiere come il nostro, abbiamo un dovere in più”.

Sull’argomento è intervenuto anche Mino Favini, responsabile del settore giovanile dell’Atalanta, che lavora su giovani ragazzi da quasi 40 anni: “Il nostro è un caso particolare, ne abbiamo in prima squadra sette che qui sono arrivati bimbi. Ma nel complesso la selezione è durissima. Prima di tutto ci vuole un po’ di talento, e quello non si insegna. Poi, c’è un percorso di formazione complesso: la crescita fisica la decide il Padreterno, quella atletica, tecnica e tattica, cioè la definizione del ruolo, dipende dal lavoro negli anni. Infine c’è il carattere: bisogna dimostrare di avere intensità agonistica, spirito di sacrificio, capacità di stare nel gruppo. Solo chi soddisfa tutti i requisiti ce la fa. Rispetto a dieci o vent’anni fa, i ragazzi hanno più distrazioni, faticano a concentrarsi sull’obiettivo, vogliono il successo facile. E poi ci sono elementi di disturbo, dai sedicenti procuratori alle famiglie: sapeste come sono terribili le mamme”.

Poi c’è la categoria di quei calciatori che firmano un contratto da professionista, ma non ricevono lauti stipendi. Su 13mila calciatori, nove su dieci non dichiarano più di 35mila euro lordi all’anno e 2.547 sono sotto i 5mila.

Sognare non costa nulla, ma illudersi può costare caro.