Ighli Vannucchi, il Messia di Empoli con la passione per la pesca

Da quando ho memoria di calcio e surrogati vari, ho avuto modo di poter ammirare tanti Campioni che con la palla tra i piedi hanno fatto sognare milioni di tifosi con le loro magie: Ronaldo (il Fenomeno), Rivaldo, Baggio, Totti, Ronaldinho, Kakà, Del Piero, Pirlo, Messi e chi più ne ha più ne metta.
Questi giocatori hanno avuto la possibilità e la fortuna di far apprezzare il loro talento in piazze calcistiche importanti ed anche nelle rispettive rappresentative Nazionali, con le quali hanno vinto ed incantato per anni.

Ci sono invece altri giocatori, magari meno pubblicizzati e “consigliati”, che hanno saputo farsi spazio con grande tenacia, classe e passione in compagini meno quotate diventando degli idoli locali. Molti di loro, secondo semplici appassionati o addetti ai lavori, avrebbero meritato più di quanto seminato in carriera, rientrando nella categoria che io amo definire “calciatori simpatici”, ovvero quei talentuosi ragazzi che si guadagnano la stima e l’affetto di chi apprezza il calcio pur non facendo parte di una squadra top o di un club per il quale si fa il tifo e che, di sicuro, non possono essere odiati.

Un esempio perfetto di ciò che ho scritto in precedenza è rappresentato da Ighli Vannucchi.

La sua bravura l’ha imposto alle luci della ribalta fin da giovane, d’altronde il fascino del trequartista/centrocampista offensivo (ruolo che nel calcio moderno appare sempre più obsoleto) la fa spesso da padrone. Uno che, come me, l’ha visto giocare con piacere può affermare che, a guardarlo in mezzo al campo incunearsi tra le linee difensive avversarie, la forza di Ighli sia stata quella di vedere il calcio come ciò che in fondo è sempre stato: solo un gioco. Un bel gioco.
Ighli è presente sui più importanti social network, e allora ho pensato: “perchè non fargli qualche domanda?”.
Dalle poche battute che abbiamo scambiato insieme, posso affermare che l’uomo Ighli, se possibile, è addirittura meglio del calciatore: disponibile, simpatico, cordiale, alla mano.
L’ho già fatto mille volte, ma non posso che ringraziarlo ancora per avermi concesso quest’intervista che spero tutti possiate apprezzare.

– Prima di iniziare a parlare della tua carriera, sarebbe carino se ci raccontassi un po’ di te: a parte la pesca ed il calcio, quali sono i tuoi hobby? Come sei riuscito e riesci a gestire i tanti impegni ed il tempo libero insieme alla tua affiatata famiglia?

“Sicuramente la mia unica grande passione, dopo il calcio, è la pesca. Infatti dal primo aprile abbiamo creato con Gianfranco Monti (Dj e conduttore televisivo) e Gionata Paolicchi (Giornalista e Produttore televisivo) un sito riguardante proprio la pesca (che troverete alla fine dell’intervista, ndr). Se si ha un minimo di organizzazione e volontà, si riesce in tutto”.

– La tua avventura calcistica a livello professionistico inizia in Serie B alla Lucchese, dove esordisci all’età di 19 anni. Quali erano le tue sensazioni all’epoca? Ti sentivi già pronto o avresti voluto aspettare ancora un po’?

Certo che mi sentivo pronto. Certe convinzioni sono dentro di te. Anzi, fosse stato per me avrei iniziato anche prima…

– Dopo due stagioni molto positive a Lucca, vieni acquistato dalla Salernitana, assaggiando così il palcoscenico della Serie A (anche se solo per una stagione). Insieme a te nel 1998/1999 c’erano calciatori del calibro di Di Vaio, Gattuso, Marco Rossi, Fresi, Breda, Di Michele e Tosto con allenatore, per la prima parte di stagione, Delio Rossi. Pensi che con un organico qualitativo come il vostro avreste potuto fare di meglio o è venuta effettivamente meno l’esperienza necessaria per mantenere la categoria?

Abbiamo pagato dazio con l’esperienza ma la squadra fu completata solo a gennaio nella sua integrità. E sei mesi di ritardo si pagano, soprattutto in Serie A.

– Nel 2001/2002 vivi una parentesi a Venezia, con 33 presenze ed una rete. Cosa ricordi della città e della squadra? E com’era il tuo rapporto con il vulcanico Maurizio Zamparini che, all’epoca, era il Presidente del club veneto?

Ricordo che fu un’esperienza unica e affascinante, Venezia è una città magnifica. Con Zamparini non ho mai avuto problemi.

-Nella stagione successiva inizia una delle più belle storie d’amore calcistiche che io ricordi: quella tra te e la piazza di Empoli. Con i toscani hai giocato 7 campionati tra A e B, totalizzando 273 presenze condite da 38 gol in partite ufficiali. I tifosi ancora oggi ti venerano come un Dio: per quale motivo sei rimasto legato così a lungo a quella squadra e a quella città, diventandone una vera e proprio bandiera?

Probabilmente perchè in quelle stagioni ho tirato fuori il meglio di me, abbiamo raggiunto anche un obiettivo storico come la qualificazione in Coppa Uefa.

– Nel mezzo dei due periodi empolesi, decidi di “seguire” Silvio Baldini a Palermo, tornando così anche ad avere Zamparini come Presidente. La squadra dominò la Cadetteria quell’anno, ma per te ci fu pochissimo spazio. Cosa è venuto a mancare per una tua affermazione siciliana?

In realtà non seguii Baldini ma andai a Palermo solo per esigenze di contratto e delle società, ma andò male. Infatti poi a gennaio tornai ad Empoli.

– Nel 2010 inizi un nuovo percorso calcistico a La Spezia: nella squadra della città ligure t’imponi subito come idolo dei tifosi segnando in 39 presenze complessive 7 gol. Avresti voluto proseguire questa sfida anche in Serie B? 

Il legame con la gente di La Spezia è stato un motivo d’orgoglio e sarei rimasto volentieri. 

– Sappiamo che hai vinto un Europeo Under 21 nel 2000, in una squadra fortissima che aveva in Pirlo, Gattuso, Perrotta, De Sanctis, Baronio e Spinesi le punte di diamante. Non hai mai però avuto la fortuna di esordire in Nazionale maggiore. Pensi che questa sia un’ingiustizia, viste le tue grande doti tecniche? 

Sono contento di quello che sono e di ciò che ho fatto. Mi sarebbe piaciuto indossare la maglia della Nazionale maggiore ma purtroppo non ce l’ho fatta.

– Tra i tanti compagni di squadra che hai avuto nel tuo girovagare nei team italiani, quale pensi sia stato il più forte, quello che ti ha fatto sbalordire con le sue giocate e i suoi gol?

Senza ombra di dubbio direi Andrea Pirlo.

– Cosa pensi del livello qualitativo della Serie A attuale? Tanti campioni sono andati via e si sta cercando di ripartire dai giovani.

Sinceramente guardo pochissimo il calcio, preferisco di gran lunga giocarlo.

– Quali sono secondo te i tre calciatori più forti al mondo in questo momento?

Cristiano Ronaldo, Lionel Messi e Andrès Iniesta.

– Tra i tanti allenatori che hai avuto, qual’è quello che ti ha insegnato di più o al quale sei rimasto più affezionato emotivamente?

Direi Gigi Cagni, che mi ha allenato ad Empoli e Salerno.

– Nel mondo del calcio c’è qualcuno che puoi definire amico, una persona che fa parte della tua vita extracalcistica e per la quale puoi testimoniare un attesta di vera stima?

Ho due ottimi amici: Alberto Bianchi (ex giocatore dello Spezia) e Francesco Pratali (difensore dell’Empoli).

– Personalmente, se mi chiedessero di scegliere tra i tuoi gol il più bello non saprei che carta pescare dal mazzo. Tu quale credi che sia il gol più importante di tutta la tua carriera, quello che ancora oggi ti fa salire l’adrenalina a mille e ti fa rivivere ricordi magici?

Penso che il mio gol più emozionante fu quello che segnai di testa all’Arechi (lo stadio della Salernitana) decisivo per la vittoria casalinga contro il Vicenza per 2-1. Una grande sensazione.

– L’ultima curiosità è d’obbligo: quando smetterai di giocare, cosa farai? Ti vedremo su qualche panchina nel giro di pochi anni?

No, mi vedrete su http://www.buonapesca.it/

E allora, senza portar jella, Buona Pesca caro Ighli.