Il curriculum perfetto di Dries Mertens

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Primi dieci minuti di Napoli-Sampdoria: Dries Mertens sembra indemoniato e tre sue accelerazioni rischiano di piegare la difesa doriana. 

Ora siamo alla mezz’ora: il belga riceve sulla sinistra, sbaglia il controllo ma da terra recupera palla, la difende e salta l’avversario.

Due flash, due istantanee del match di ieri che ci aiutano a capire un po’ di più dell’ennesimo acquisto criticato ad inizio stagione, così per partito preso, per navigare in direzione contraria, tanto per dar fastidio anche senza conoscere realmente le sue qualità, anche se il giocatore in questione sei mesi prima era stato trattato dal Chelsea.

Oscurato dalla valanga madridista arrivata a Napoli, nei primi mesi Dries ha dimostrato subito di avere carattere e ha lavorato sodo per conquistare un posto di rilievo in squadra. Callejon continuava a segnare, Hamsik confermava i suoi numeri ed Insigne velocizzava la manovra con le sue serpentine. Una situazione difficile da affrontare per un calciatore arrivato dall’Olanda e approdato a Napoli per puntare ai Mondiali. Eppure Dries non si è perduto d’animo e giorno dopo giorno è riuscito a scalare posizioni e a far parlare il campo, anche negli spezzoni di partita. Significativo lo sciagurato pareggio di Sassuolo, in quell’occasione Mertens fu uno dei pochi a salvarsi.

Del resto il curriculum di Dries è di tutto rispetto. Prima dell’approdo in Italia il ragazzo ha realizzato 37 gol e fornito più di 20 assist in due stagione al Psv, conquistando un posto nella Nazionale belga, una delle possibili sorprese del prossimo Mondiale. Un’ala moderna, veloce, scattante e dal dribbling facile, perfetto per il 4-2-3-1 di Benitez. Il tecnico spagnolo lo conosce bene e l’ha voluto con forza. E proprio lui ieri pomeriggio ha messo del suo per garantire a Dries la sua prima doppietta in serie A.

Chi ha visto la partita del San Paolo fin dai primi minuti avrà intuito come l’ala si sia trasformata in trequartista, un ruolo diverso ma che sembra cucito su misura. Dietro la punta è lui a giostrare e non Pandev, lasciato in panchina nonostante un buon dicembre come vice-Hamsik. Accelerazioni, dribbling, numeri d’alta scuola (oltre ai due gol ieri anche una rabona da applausi) e concretezza sotto porta. Inoltre rispetto al macedone assicura una velocità di manovra superiore grazie ai continui cambi di passo e agli stretti uno-due tipici del suo repertorio. Higuain confezionava cioccolatini a destra e a manca e sull’ennesima perla dell’argentino, Mertens a centro area era lì pronto a ribadire in rete.

Qualche accenno lo avevamo avuto e il gol all’Inter è lì, pronto ad essere inserito in qualche video celebrativo che tanto vanno di moda su youtube. Assist d’antologia di Higuain, Dzemaili difende palla, Mertens si avventa sul pallone e di prima batte Handanovic. E se non bastasse basti ricordare che il Napoli lo aveva prima temuto e poi subito in Europa League, dettaglio sempre da non trascurare. Ma ciò che più impressiona di questo ragazzo è la sua intensità, la sua capacità di dar fastidio anche in fase di non possesso, la sua voglia di recuperare palla e ripartire, il suo continuo ronzare attorno ai difensori e ai centrocampisti avversari, il suo pressing asfissiante, la sua predisposizione al sacrificio.

Benitez alla vigilia del match contro la Sampdoria aveva parlato, in vista del mercato di riparazione, di acquisti che potessero garantire al Napoli un futuro, giocatori non per un’annata ma validi per un intero ciclo e capaci di garantire qualità alla rosa. Dries Mertens è la rappresentazione massima del curriculum dettato dal tecnico spagnolo fin dai primi giorni partenopei. Qualità al servizio della squadra, fame di vittorie e un futuro roseo da continuare a costruire, con un Mondiale alle porte da vivere da protagonista, magari proponendosi proprio come trequartista.

ARTICOLO SCRITTO PER PIANETANAPOLI.IT