Il miglior arbitro del mondo? Ha 74 anni, è Dick Bavetta della NBA

NBA official Dick Bavetta runs up the court at Madison Square Garden in New York

Dick Bavetta, arbitro di punta della NBA, è entrato di diritto nella storia del basket a stelle e strisce nonché del Guinness dei Primati. Il direttore di gara di chiare origini italiane è nato a Brooklyn il 10 dicembre 1939 e dalla stagione 1975/76 lavora a tempo pieno nella NBA, stabilendo il record di 2633 partite dirette consecutivamente: un record assoluto probabilmente per ogni sport esistente sul pianeta. Bavetta, che per tenersi in forma ogni mattina corre per una distanza compresa fra le 5 e le 8 miglia nonostante i suoi 74 anni di età, è considerato il miglior arbitro ancora in attività, secondo molti non solo nel basket.

SEMPRE PRESENTE – La sua incredibile striscia di presenze risulta di gran lunga la più longeva anche di qualsiasi atleta in attività, infrangendo lo scorso 2 aprile nel corso del derby fra New York Knicks e Brooklyn Nets il record che apparteneva al giocatore Carl Ripken Jr in quanto a caps collezionati sul parquet, oltre a frantumare il primato di Jake O’Donnell per numero di partite arbitrate nella National Basketball Association. Lo stesso Dick Bavetta ha affermato con molta umiltà: “Io sono soltanto un attore di serie b, le star sono i giocatori e le squadre. Di me si può dire magari che mi si può incontrare per strada e riconoscere il volto, ma non il nome. E’ una cosa che ho sempre accettato”.

LA PRIMA VOLTA – Dick Bavetta parla degli inizi: “Perché ho scelto di fare l’arbitro e non il giocatore? Il Dick Bavetta col pallone a spicchi era mediocre, da giovane per la squadra della mia università giocavo solamente le partite in casa, in trasferta non venivo mai convocato. E’ grazie a mio fratello Joe, anche lui arbitro, se ho intrapreso questa professione. Ho iniziato nella defunta Eeastern League per 45 dollari al giorno e poi, dopo aver provato per 9 volte il grande salto in NBA alla fine ce l’ho fatta. Mi consideravano poco imponente con i miei 1.83 cm di altezza per 71 kg di peso, al tempo la Federazione voleva arbitri grossi che potessero intimidire i giocatori. Io a chi mai potrei far paura?”.

NEMMENO I PUGNI – La dote migliore del signor Bavetta è la comunicazione: “Mi piace parlare con i giocatori, dare loro delle spiegazioni, eppure ad inizio carriera questo mio modo di fare era considerato una debolezza. Mi dicevano di dare un fallo tecnico in caso di lamentele, senza dare troppe spiegazioni. Ma non fa per me un simile atteggiamento”. L’inossidabile Bavetta però ha rischiato per la prima volta di saltare una gara nel 2003 quando si beccò un pugno da Jalen Rose, rivolto in verità a Patrick Ewing nel match Indiana Pacers-New York Knicks. Ma Bavetta la partita la finì dopo essersi fatto incerottare il naso, riducendosi poi al mattino seguente la microfrattura che gli era stata riscontrata. E due giorni dopo era pronto per dirigere ancora.