Da “amico di Zorro” a rivelazione: Rudi Garcia si racconta

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Ospite da Daria Bignardi su La7, il mister della Roma, Rudi Garcia, non perde l’occasione per sfoggiare il suo italiano quasi impeccabile studiato nei nove mesi trascorsi dal suo arrivo in Italia. Molte le battute ironiche, anche al di fuori dall’aspetto calcistico. Arrivano anche le sue dichiarazioni sul caso-Destro.

Ecco l’intervista integrale:

Mister Rudi Garcia, sei la rivelazione dell’anno. Sei l’allenatore di cui si è più parlato: 32 partite, 23 vittorie.
Non posso dire questo ma stiamo facendo un campionato da record. Non è ancora finita la stagione

Scudetto?
Non dipende da noi. Da noi dipende solo il secondo posto, di dare sempre il meglio, vincere sabato e aspettare gli altri risultati. Specialmente quello della Juventus.

L’episodio di Destro?
Mattia non è un giocatore violento. Il calcio è uno sport di contatto, c’è sempre questa lotta tra due giocatori per prendere la posizione preferenziale  e quindi può succedere. Mattia ha dato la manata ma è anche vero che l’arbitro ha visto tutto, ha fischiato contro e la regola dice che non c’è prova tv quando l’arbitro vede la situazione. Penso che è più la moviola che entra in situazioni adesso, e questa è una novità. Non su questo caso ma sarebbe un bene: siamo nel XXI secolo. Se può essere un precedente? Peccato, ma non penso.

Siete perseguitati?
No, non penso a queste cose. Faccio il mio con la mia squadra. Ciò che conta è fare bene.

Come farete senza Destro?
Faremo con un altro ma penso che nel ricorso possa accadere qualcosa. Normalmente sarebbe logico.

L’italiano molto bene.
Sono 9 mesi che lo parlo, lo capisco bene ma per parlare a volte mi sbaglio.

Il romanesco somiglia all’andaluso
Abbiamo la fortuna di avere quattro romani in squadra…

Conosci Capello?
Si. In Italia ci sono tanti grandi allenatori. Per questo è un piacere allenare in Serie A

La storia sull’approdo alla Roma è affascinante.
Adesso il calcio è internazionale. Essere a Marrakech, poi andare a Milano per incontrare Sabatini, poi a New York con la presidenza, poi di nuovo a Lille per parlare con il presidente. L’incontro con Sabatini fu la prima volta: è un uomo che mi piace, ti guarda negli occhi, ha un carattere forte. Tutto d’un pezzo. Io so come funziono, avevo già deciso”

Non eri mai stato a New York?
No, mai. Anche quando ho incontrato Pallotta non ho avuto modo di vedere tutto, quindi dovrò tornare

Hai sempre lavorato molto…
Il mestiere dell’allenatore è un servizio h24, 7 giorni su 7.

La figura di tuo padre è contata molto
Era giocatore  e allenatore. Come padre era uno spagnolo, con autorità e voglia di fare bene per i suoi bambini. Era un esempio anche se era più un papà che non mostrava i suoi sentimenti ma bastava uno sguardo per capire le cose. Papà sognava la morte sul campo, giocando, quando era più giovane. Le sue ultime parole sono state davanti ad una partita: “Perchè non fa giocare De Melo”. Parlava di me con mia madre. Guardava tutte le partite mie.

Lo chiamavi sempre prima delle partite. Ora chi chiami?
Mia mamma. Ha il suo cellulare, lo ha ancora. Faccio due telefonate: una professionale per parlare con un allenatore che segue le squadre avversarie, e l’altra a mia mamma.

Gasparri disse al tuo arrivo: “Chi è Garcia, l’amico di Zorro?”
Mi piacerebbe incontrarlo, una battuta di grande livello… Quando uno tifa una squadra deve farlo fino alla morte. Anche quando va meno bene: quando le cose vanno a gonfie vele invece è molto più facile.

Sei arrivato con molto da ricostruire
Era la prima cosa da fare: fare in modo che sul viso dei giocatori tornasse il sorriso e poi fare il meglio sul campo per rendere i tifosi orgogliosi della propria squadra. Questo obiettivo l’abbiamo già vinto, e sono fiero di ciò

Come ti ha accolto Totti?
I più grandi del calcio sono sempre gli uomini più normali, umili, che giocano per la squadra. E Francesco è uno così, pensa sempre alla squadra, al bene della Roma. E’ uno dei più grandi giocatori della storia del calcio: chi ha questo talento può anche mostrarlo in Europa. Peccato per quest’anno ma l’anno prossimo ci saremo.

Sei molto ambizioso?
Molto, è normale.

Ti sei innamorato della Roma?
Tanto. E’ facile sentirsi romanista prima e anche romano: la città è bella, mi piace la lingua.

Che rapporto hai con i giocatori? Solamente professionale? Non ci crediamo…
I giocatori sono quasi come i miei figli. Come si può allenare una rosa senza amare i propri giocatori? Per me non è possibile. Se uno mi stesse antipatico parlerei con lui, farei in modo di capire il perché. E’ una cosa molto importante quando scegliamo i giocatori, sapere che ne arrivino di grandi ma specialmente uomini. Con gli uomini è più facile raggiungere i risultati.

Milan o Inter: chi assomiglia come gioco?
Faccio in modo che la mia Roma abbia un’identità di gioco. Specialmente in questi tempi duri la gente viene allo stadio per divertirsi. Il gioco deve essere spettacolare, la gente paga. A volte risparmia su altre cose per venire allo stadio. Inter o Milan? Non mi importa. Mi importa essere davanti in classifica.

Come finisce questo campionato?
Rimangono 6 partite. Dobbiamo fare bene.

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