Premier, Liverpool non è solo reds: l’Everton sogna in grande

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63 punti frutto di 18 vittorie, 9 pareggi e appena 5 sconfitte (come Liverpool, Chelsea e Manchester City), 5° posto in classifica ad un solo punto dall’Arsenal (asfaltato 3-0 nello scorso turno), una partita da recuperare tra quattro giorni contro il Crystal Palace, una difesa di ferro e il sogno di prendere parte alla prossima edizione della Champions che si fa sempre più concreto. Viaggia in quinta l’Everton di Roberto Martìnez, protagonista sin qui di una stagione da favola: 52 gol fatti, solo 31 quelli subìti (9 in meno dei cugini in reds, attualmente in testa alla classifica), gioco intenso, veloce e perfettamente organizzato.

Numeri che fanno drizzare le antenne e rendono l’idea del lavoro svolto dal tecnico spagnolo e dal suo staff, abili a sfruttare al meglio una squadra dal grosso potenziale ma spesso discontinua in passato. E pensare che i tre pareggi consecutivi a inizio stagione contro i non irresistibili Norwich, West Bromwich e Cardiff e la risicata vittoria ai supplementari contro lo Stavenage in Capital One Cup avevano fatto storcere il naso a più di qualche tifoso dei toffees, reduce da una decade targata Moyes ricca di soddisfazioni ma non di trofei. Poi, dal successo contro il Chelsea di Mourinho dello scorso 15 settembre, sulla sponda blu del Mersey è spuntato il sole e, da allora, non se n’è più andato. Le sei vittorie di fila in Premier dal 22 febbraio ad oggi testimoniano lo straordinario stato di forma dell’Everton, capace di affondare Mou, violare l’Old Trafford e asfaltare l’Arsenal in scioltezza, proponendo un gioco arioso, bello da vedere e, particolare non di poco conto, estremamente concreto. Gran parte del merito dei risultati della squadra più antica di Liverpool vanno attribuiti, come accennato, a Roberto Martìnez, già protagonista lo scorso anno quando condusse il poi retrocesso Wigan al trionfo in FA Cup. Lo spagnolo ha plasmato una squadra che scende in campo senza nessun timore reverenziale, aggredisce l’avversario con un pressing a tutto campo e sfrutta al massimo l’inserimento degli esterni. I terzini sono fondamentali nel 4-2-3-1 dei toffee man e, nello specifico, rispondono ai nomi di Leighton Baines e Seamus Coleman, due fra i migliori e più sottovalutati interpreti del ruolo a livello internazionale. Già 4 gol per il primo, ben 6 per il secondo, entrambi protagonisti ad alti livelli già da anni. A proteggere la porta dello statunitense Tim Howard poi, ci pensa la collaudata coppia composta da capitan Phil Jagielka e Sylvain Distin, centrali ruvidi e d’esperienza. Il classe ’90 James McCarthy (prelevato quest’estate dal Wigan su esplicita richiesta del tecnico) e il navigato Gareth Barry (arrivato in prestito dal Manchester City) danno sostanza ad una squadra votata all’attacco in cui le qualità non mancano. Tanti i giocatori di talento che sfrecciano sull’erba del Goodison Park, su tutte la stellina fatta in casa Ross Barkley (’93), considerata come una delle migliori promesse del calcio inglese e inserita tra i 101 migliori giovani calciatori del panorama europeo da Don Balòn così come il coetaneo Gerard Deulofeu, arrivato in prestito dal Barça e dotato di una classe cristallina. Gli esperti Kevin Mirallas, Leon Osman, Steven Pienaar e Steven Naismith completano una trequarti numericamente abbondante e qualitativamente di livello medio-alto, che gioca al servizio di un uomo solo: il “nuovo Drogba” Romelu Lukaku. Il classe ’93 belga di origine congolese, arrivato dal Chelsea in estate, è stato fin qui impeccabile, collezionando 13 reti, 8 assist e prestazioni eccellenti in serie. Grazie ai suoi gol i toffees sognano una storica qualificazione in Champions, neanche ipotizzata a inizio stagione e mai raggiunta nell’era Moyes. Reds primo, Everton in orbita Champions: quest’anno Liverpool se la ride.