Paradosso Paloschi: segna più di Osvaldo, gioca più di El Shaarawy, ma Prandelli non lo considera

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Che situazione kafkiana quella vissuta da Alberto Paloschi. Il giovane attaccante scuola Milan si sta distinguendo come uno dei migliori marcatori del torneo, mettendo a segno sin qui 13 gol con il Chievo e trascinando i Mussi Volanti verso la loro ennesima salvezza. La media gol di Paloschi risuona ancor di più se si pensa che sono 30 le partite giocate in stagione, con un rapporto di una rete ogni due gare quasi, e la tripletta rifilata al Livorno in trasferta domenica scorsa ha fatto pensare anche a lui in ottica Nazionale, perché no, se si pensa poi che uno come Osvaldo, che alla Juventus fa la panchina, pare avere il posto se non assicurato per i Mondiali quantomeno “prenotato”.

ATTACCANTE COME POCHI – Paloschi è il prototipo dell’attaccante che vive per il gol, uno dei pochi che hanno mostrato rapacità e “killer instinct” in area sulla falsariga di Pippo Inzaghi e forse il Milan lo ha lasciato partire con troppa leggerezza, considerato magari quanto sarebbe potuto rivelarsi utile alla luce della fragilità fisica di Pazzini ed emotiva di Balotelli. Paloschi per quanto riguarda la Nazionale ha indossato la maglia di diverse selezioni, dall’Under 17 all’Under 21, giocando con quest’ultima 29 incontri e mettendo a segno 9 reti. E’ uno insomma che la porta la vede, e bene pure. L’età è ancora dalla sua, a 23 anni e con una continuità costante sia realizzativa che atletica. L’attaccante di Chiari infatti è stato frenato in passato da alcuni seri problemi muscolari legati principalmente alla sua crescita (in un anno crebbe di 5 cm quando era al Parma), ma già da un pò le cose vanno bene ed anzi al Chievo risulta essere un titolare pressoché inamovibile.

PRANDELLI NON LO VEDE – Ciò che sorprende è che il ct Prandelli abbia chiamato per lo stage di due giorni della Nazionale a Coverciano elementi come Osvaldo, Berardi ed El Shaarawy che hanno vissuto non solo quest’anno ma anche nelle passate stagioni degli alti e bassi dovuti a diverse motivazioni, oppure si sono affermati solo di recente non sapendo tra l’altro dare continuità sia a livello tecnico che caratteriale a quanto di buono fatto. Paloschi può consolarsi col fatto di essere ancora per metà di proprietà del Milan, e chissà che non arrivi finalmente la grande occasione dopo un debutto tra i professionisti coi fiocchi datato 20 dicembre 2007, quando a soli 17 anni entrò e realizzò il suo primo gol in Coppa Italia contro il Catania, mentre l’esordio in Serie A (anche qui con gol) è del 10 febbraio 2008, quando subentrò a Serginho al 18° del secondo tempo. Pur essendo certamente molto grato al Chievo, Paloschi non aspetta altro che una grande chance per giocare ad alti livelli…e se non sarà con Prandelli si spera che questo possa accadere con Seedorf.