Pirlo si rivela: “Hodgson mi chiamava Pirla. E dopo Istanbul..”

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Intervistato dal Daily Mail, Andrea Pirlo ha parlato a tutto tondo della sua carriera: da Hodgson al suo futuro, passando per Balotelli e Istanbul. Ecco quanto evidenziato da Maidirecalcio.

INTER – “Ho giocato molto nella mia prima stagione all’Inter. Il pre-campionato andò molto bene e Simoni mi concesse molto tempo, sia da titolare che come prima riserva. Poi arrivò Lucescu che diede più spazio ai giocatori più esperti, mentre Castellini, subentrato al rumeno, riteneva che io fossi ok. Ricordo che Hodgson storpiava il mio nome: mi chiamava Pirla, forse leggendo meglio di altri allenatori la mia vera natura. In quell’anno cambiammo quattro allenatori. Mi svegliavo la mattina e non mi ricordavo chi fosse allenatore”.

ISTANBUL – “Vi dico la verità, ho pensato anche di smettere dopo quella partita. Non riuscivamo a capire come avevamo potuto perdere quella partita, il ricordo ci soffocava e tormentava. Dopo la fine eravamo negli spogliatoi: fermi, immobili, senza fiatare. Anche in seguito abbiamo impiegato un po’ a riprenderci. Soffrivamo di insonnia, di depressione, eravamo malati: l’avevamo rinominata la sindrome di Istanbul. Non avevo il coraggio di guardarmi allo specchio, avrei voluto sputarmi in faccia. Pensavo che l’unica soluzione potesse essere smettere col calcio. Ma c’era ancora una partita di campionato da giocare con l’Udinese: fu la partita della vergogna. Continuavamo a pensare a Dudek e ai giocatori del Liverpool, fu terribile”.

ANCELOTTI, CHELSEA E L’ADDIO – “Avevo sentito a lungo Ancelotti: un amico, un maestro una sorta di padre per me. Mi voleva al Chelsea, e io ero attratto da quella prospettiva. Mi chiamò Berlusconi che mi disse che avevano appena acquistato un grande giocatore: Huntelaar. Mi disse che l’olandese era un ottimo giocatore, che il Milan aveva ambizioso e che io da senatore non potevo abbandonare la barca dopo l’addio di Kakà. Il Milan però voleva molti soldi per il mio cartellino, il Chelsea provò a inserire anche Ivanovic ma non riuscì a convincere il club. Andai ancora da Berlusconi e gli dissi che il Chelsea mi offriva un contratto da 5 milioni di euro a stagione per quattro anni: oltre ai soldi mi interessava molto la durata del nuovo contratto, visto che il mio al Milan sarebbe scaduto a breve. Berlusconi mi rassicurò che non era un problema, che avrebbe detto a Galliani di offrirmi lo stesso. Nel 2011, lo sapete tutti, andai gratis alla Juventus…”.

BALOTELLI – “Mario è un simbolo, è la medicina contro il razzismo in Italia. Fortunatamente sono solo un piccolo branco di persone. Ma ogni volta che vedo Mario gli sorrido, proprio per ricordargli che io sarò sempre al suo fianco in questa lotta”.

IL CUCCHIAIO AD HART – “Ma non dite che imitai Totti, perché lui contro l’Olanda lo disse prima di calciare. Guardò Maldini e disse che avrebbe fatto il cucchiaio. Io invece decisi solo all’ultimo secondo. Dopo i Mondiali lascerò la Nazionale, ma fino ad allora nessuno mi può dire di lasciare: a parte Prandelli ovviamente. Futuro da allenatore? No, mi godrò un po’ la vita…”.