La rabbia di Dalla Bona: “Calcio italiano fa schifo. Il codice etico è inutile”

Un giovanissimo Sam Dalla Bona in azione con la maglia del Chelsea.

Un giovanissimo Sam Dalla Bona in azione con la maglia del Chelsea.

Da giovane emigrante italiano in Premier League a stellina del Chelsea, fino ai giorni nostri in cui Samuele Dalla Bona è un disoccupato di lusso ma col dente avvelenatissimo. L’ex centrocampista del Napoli si è confidato a cuore aperto in un’intervista a La Gazzetta dello Sport in cui non le ha mandate a dire a nessuno.

SENZA CULTURA«Se potessi tornare indietro , resterei in Inghilterra per sempre– ha spiegato Dalla Bona- da noi il calcio è uno schifo. Soprattutto per quello che c’è attorno. Le pressioni, la mentalità. Io non sono allineato alla “cultura italiana” e ho pagato anche per questo. Mi è capitato di andare in ritiro a metà settimana per Napoli-Genoa o per Atalanta-Portogruaro. Se perdi una partita scattano le punizioni. E io mi sono sempre ribellato. Sono cresciuto in un Paese nel quale per Chelsea-Manchester United il ritiro cominciava quattro ore prima della partita. Terry non si è mai fatto mancare nulla, anche negli eccessi, eppure è stato capitano della Nazionale e del Chelsea. In Italia pensano di avere a che fare con de bambini, Mourinho aveva capito tutto. E’ un grande».

CODICE ETICO INUTILE– Dalla Bona, poi, spiega di non concepire il codice etico di Prandelli e di essere rimasto esterrefatto dalla gestione di scommessopoli: «Il codice etico è inutile, viene applicato in base alla convenienza. Con quelli bravi si chiude un occhio con gli altri si usa il pugno di ferro.  I cosiddetti bad boy la maglia azzurra non l’hanno persa e qualcuno sarà anche al mondiale. In Italia c’è troppa ipocrisia, ti multano se fai tardi la sera o se rilasci interviste non autorizzate poi, invece, leggo che Andrea Masiello, uno che ha confessato di aver preso soldi per perdere, durante la squalifica ha incassato lo stipendio minimo  che un operaio oggi si sogna e che a gennaio tornerà a giocare.  Marco Rossi, altro reo confesso, è andato al Perugia. Farina, invece, che ha denunciato, ha dovuto smettere di giocare e andare in Inghilterra».

LA DEPRESSIONE Infine Dalla Bona ripercorre la propria carriera, costellata da alti e bassi: «A Napoli stavo da Dio, fino alla promozione in A, ma con Reja il rapporto non è decollato. Non mi ha considerato più, senza un perché. All’Atalanta, invece, non c’ero più con la testa e fisicamente ho cominciato a non essere all’altezza. Nella primavera 2011, papà Luigi si è ammalato. I medici gli avevano dato cinque mesi di vita. Ero legato a lui, non sono riuscito a farmene una ragione. All’epoca ero all’Atalanta in prestito e avevo un altro anno di contratto col Napoli. L’ho strappato per una sistemazione più vicina, a Mantova. Poi a ottobre papà è morto e io non c’ero più con la testa, sono andato in depressione e, praticamente, ho smesso di giocare».