Insigne: “Difficile giocare a Napoli se sei napoletano ma è un grosso stimolo. Amo l’azzurro e sono scugnizzo”

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Lorenzo Insigne ha rilasciato un’intervista al magazine del sabato “Sport Week”, supplemento settimanale de “La Gazzetta dello Sport”. Ecco le dichiarazioni del numero 24 azzurro:

SONO SCUGNIZZO – “Per me il termine ‘scugnizzo‘ è un complimento. Mi rapporta a Napoli, e sono fiero di essere napoletano. Non è certo un’offesa, sono cresciuto mangiando pizzette al pomodoro. Ricordo che litigavo spesso con l’allenatore delle Giovanili affinché mi scegliesse nel novero dei raccattapalle nelle partite del Napoli al San Paolo. Ricevevamo sistematicamente un comando: ‘Mi raccomando uagliò, se il Napoli vince nascondete il pallone!’.

NAPOLETANO AL NAPOLI“Non è facile essere un giocatore azzurro se sei napoletano, la sensazione è che i tifosi ti addossano maggiori responsabilità, ma questo aiuta a formarti e con me è proprio così, in questo modo cresco come uomo e come calciatore. La gente poi spesso qui ti critica anche se giochi altrove, per cui è necessario fare del proprio meglio, sempre. I fischi? A volte li ho ricevuti e fanno male, ma so che sono una manifestazione di amore, con i tifosi ho un bellissimo rapporto”.

DALLA C ALLA CHAMPIONS “Abito ancora a Frattamaggiore, dove sono nato e cresciuto. Tutti mi conoscono e non c’è alcun problema. Vado a Napoli solo per svago, e quando vengo riconosciuto i fan mi chiedono foto ed autografo. E’ bello, ed anche io farei la stessa cosa nei loro panni. Capii di essere diventato nel mio piccolo famoso quando partii per la prima volta in ritiro col Napoli 5 anni fa. Mazzarri mi disse: “Se vuoi restare qui devi lottare per guadagnarti il posto”. Detto fatto, e nessuno mi ha regalato niente, dalla C sono arrivato in Champions League”.

IL FUTURO, IL PASSATO E RAFA “Io voglio restare al Napoli il più lungo possibile, anche a vita, per fare anche il capitano, ma nessuno deve farmi passare la voglia. Per esempio se comincerò a giocare poco farei le opportune valutazioni. Questo perché non mi basta guadagnare milioni senza fare niente, vogli divertirmi e lo so fare solo in campo. Il numero 24? E’ il giorno di nascita di mia moglie. Differenze tra Benitez ed il precedente allenatore? Il mister passato era più pesante, nel senso buono: non ammetteva che si scherzasse negli allenamenti, dovevamo essere silenziosi, a volte ci caricava troppo in vista delle partite. Rafa è più pacato, scherza, dialoga, spiega le cose con tranquillità. E ci sono giocatori adatti più all’uno che all’altro e viceversa. A me chiede sempre di pensare prima a difendere e poi ad attaccare, senza martellarmi la testa perché sa che sono un ragazzo intelligente”.

Fonte – napolipress.net