Se anche il Manchester United non difende le proprie scelte…

David Moyes lascia il Manchester United al settimo posto in Premier League dopo 34 partite, di cui 17 vinte, 6 pareggiate e 11 perse.

David Moyes lascia il Manchester United al settimo posto in Premier League dopo 34 partite, di cui 17 vinte, 6 pareggiate e 11 perse.

Le premesse non erano esattamente le migliori. Quando arrivi a sedere sulla panchina di uno dei club più prestigiosi al mondo, e a sceglierti è stato il tuo predecessore che, oltre ad avere una statua all’ingresso dello stadio, ha rimpolpato di trofei la bacheca del club per ventisei anni guadagnandosi il titolo di allenatore del secolo, beh un po’ di pressione ce l’hai.  Ad essere onesti la missione che Sir Alex Ferguson aveva affidato al povero David Moyes era davvero difficile, se non impossibile. Non tanto perché lo scozzese più giovane era alla prima esperienza su una panchina leggendaria come quella del Manchester United, ma soprattutto perché dalle parti di Old Trafford ormai i palati sono diventati troppo fini e un inevitabile anno di transizione non è stato digerito praticamente mai.

Se questo atteggiamento da parte dei tifosi è assolutamente comprensibile, non altrettanto si può dire per la società. Il Manchester United è un club troppo glorioso e serio per potersi permettere tali scivoloni. Sì, perché di questo si tratta. Non si può esonerare un manager come Moyes a quattro giornate dalla fine solo perché i risultati non arrivano come si farebbe in Italia. Innanzitutto, verrebbe da chiedersi quale miracolo sportivo possa manifestarsi in quest’ultimo mese di Premier League per rendere la stagione dello United positiva o meno negativa. In secondo luogo, poi, salta agli occhi l’evidente contraddizione nel comportamento della società a partire dalla proprietà americana. I Glazer sapevano fin dall’inizio che questa stagione, con qualsiasi allenatore in panchina, sarebbe stata di transizione, un’inevitabile riorganizzazione dopo la fine del più longevo e vincente ciclo della storia del calcio. Erano stati forti e lungimiranti nel far firmare a Moyes un contratto di sei anni, consci del fatto che per tornare a vincere serviva tempo. Una scelta giusta e apprezzabile fino all’epilogo di questi giorni. Il Manchester United si è piegato al volere dei suoi tifosi (nemmeno tutti) e ha iniziato a ragionare come loro, con la pancia e non con la testa.

A pagare è una persona per bene come Moyes che ha già dimostrato di essere un grande manager ottenendo risultati incredibili con l’Everton ma, soprattutto, guadagnandosi i favori di una leggenda come Ferguson che lo ha trasformato in “The chosen one”, indicandolo come uomo giusto per rimpiazzarlo ad Old Trafford. Poteva essere l’occasione di una vita, invece Moyes sarà stato (assieme al traghettatore da qui a fine stagione, Giggs?) soltanto un cuscinetto per rendere al prossimo manager dello United la vita meno difficile e il paragone con Sir Alex  un po’ più lontano. A proposito di Ferguson, è chiaro che l’esonero di Moyes rappresenti anche una delegittimazione del baronetto scozzese. Un punto di rottura e discontinuità col passato più glorioso che ricordino a Manchester, per cercare una svolta che, ad oggi, appare più che altro un salto nel buio.