Memorie Mondiali 1982: il trionfo più bello degli Azzurri, delusione Brasile

Rossi Brasile

Memorie Mondiali torna con una nuova puntata e stavolta si occupa di quello che, forse, è il trionfo più caro a noi italiani: quello dei Mondiali 1982. Svoltisi in Spagna, quei Mondiali si contraddistinsero per essere i primi a 24 squadre e per detenere, ancora oggi, un particolare record: infatti, la Spagna rappresenta ancora oggi la nazione che ha impiegato più stadi nello svolgimento della fase finale dei Campionati del Mondo. Gli impianti utilizzati furono ben 17. Dal punto di vista sportivo, ovviamente la squadra Top non può che essere l’Italia: la nostra Nazionale, che rischiò di uscire quasi subito, si rese poi protagonista di un torneo epocale, battendo in pratica tutte le squadre più forti di quel Mondiale aggiudicandosi meritatamente la Coppa. La delusione di quell’avventura spagnola fu invece senz’altro il Brasile, che fu eliminato proprio nella seconda fase a gironi nonostante una rosa da far accapponare la pelle.

 

TOP TEAM: ITALIA – La genesi di quella sfavillante vittoria degli Azzurri nasce, come spesso è capitato nella nostra storia calcistica, da varie e innumerevoli polemiche che si erano susseguite in maniera travolgente prima dell’inizio del torneo. L’agitazione era palpabile: gli Azzurri giunsero in terra iberica tra mille incertezze, con Bearzot continuamente contestato per svariate ragioni sia dalla tifoseria che dalla stampa. In particolare, erano due le accuse principali che pendevano sulla testa del C.T. italiano: in primis, la convocazione di quel Paolo Rossi che era reduce da una squalifica biennale per il noto scandalo calcioscommesse (e che quindi era diventato un’incognita sia da un punto di vista etico che sportivo, per via dell’inattività). In seguito, il C.T. risultò inviso alla stampa romana per le mancate convocazioni di Pruzzo e Beccalossi e per il non utilizzo del “blocco Roma”, in favore del “blocco Juventus”. Bearzot si lasciò scivolare addosso le critiche e proseguì per la sua strada. L’Italia quattro anni prima aveva conquistato un 4° posto nel famoso “Mondiale della Vergogna” argentino, e l’impressione che si potesse almeno confermare quel risultato era tangibile. Eppure, l’Italia trovò difficoltà enormi nella prima fase a gironi: la squadra di Bearzot condivise il gruppo con Camerun, Perù e Polonia. Gli Azzurri fecero una fatica tremenda, racimolando tre miseri punti frutto di tre pareggi (0-0 contro la Polonia, 1-1 contro il Perù e contro il Camerun). L’Italia passò per differenza reti a dispetto degli africani (prima squadra nella storia del Mondiali a passare un girone senza mai vincere una gara), ma la Nazionale non aveva convinto nessuno. I sondaggi, già prima dell’inizio della competizione, davano la Nazionale Azzurra in picchiata nelle preferenze tra le vincitrici. L’impressione era quella di una squadra che nella seconda fase a gironi sarebbe stata umiliata dalle sue rivali. Impressione che sembrò divenire realtà leggendo i nomi delle squadre impegnate a fronteggiare l’Italia nel Gruppo C: Brasile e Argentina. Due colossi del calcio Mondiale che avrebbero, secondo la stampa, dato l’estrema unzione alla Nazionale. Bearzot cercò di cementare il gruppo, di caricarlo e al tempo stesso di proteggerlo imponendo il silenzio stampa. La prima sfida che l’Italia deve affrontare è quella contro l’Argentina di Diego Armando Maradona.

Il girone, impostato in stile triangolare, prevedeva che si affrontassero le due squadre che in diversi gironi avevano ottenuto uguale piazzamento (nel caso di Italia e Argentina, il secondo posto). L’albiceleste, Campione del Mondo in carica, sembra non poter dare scampo agli Azzurri. La squadra però gioca un primo tempo alla pari degli argentini e nel secondo mette la freccia del sorpasso: prima Tardelli e poi Cabrini bucarono il portiere avversario, e la rete di Passarella non bastò all’Argentina, che fu così sconfitta per 2-1 a sorpresa. L’Italia trovò così la prima vittoria nella competizione e si presentò più fiduciosa alla sfida col Brasile. Gli Azzurri erano costretti a vincere per passare il turno, anche un pari non sarebbe bastato. L’impresa non poteva che essere ardua: il Brasile, da tradizione, rappresentava una squadra organizzata e votata al gioco offensivo. Gli Azzurri avevano una sola strada possibile da percorrere: quella del contropiede. Il nostro marchio di fabbrica. Brasile-Italia, a conti fatti, è ricordata ancora oggi (e verrà sempre ricordata) come la partita che fece nascere il Mito di Paolo Rossi. L’attaccante, fino a quel momento praticamente inesistente nell’arco dei Mondiali 1982, portò in vantaggio i suoi dopo pochi minuti. Il Brasile pareggiò quasi subito con Socrates, ma al 25′ è di nuovo Paolo Rossi a trovare il gol che riporta avanti l’Italia nel punteggio. Nel secondo tempo il Brasile continuò ad attaccare e arrivò al gol del 2-2 con Falcao. Ancora una volta, però, Paolo Rossi trovò la via della rete mettendo a segno una strepitosa tripletta ed eliminando praticamente da solo la Nazionale verdeoro al termine di una partita memorabile, nella quale fu annullato anche un gol regolare ad Antognoni e Zoff si rese protagonista di una parata sulla linea di porta salva risultato. L’Italia approdò così clamorosamente e contro ogni pronostico in semifinale. L’avversario degli Azzurri fu la Polonia, già incontrata nella prima fase a gironi. La gara perse due protagonisti d’eccezione (Boniek e Gentile, entrambi squalificati) ma risultò comunque gradevole. A spuntarla fu la nostra Nazionale che, a dispetto della prima gara contro i polacchi, dominò l’intero match vincendolo ancora una volta grazie ad una doppietta di Paolo Rossi, che arrivò a siglare 5 reti in 2 partite. In Finale, l’Italia trovò l’avversario che da sempre ci teme e che vive di complessi nei nostri confronti: la Germania Ovest.

Bearzot fu costretto a fare a meno di Antognoni e di Graziani (infortunatosi dopo pochi minuti di gioco), modificando l’assetto tattico. L’Italia gioca bene e nel primo tempo ha l’occasione di passare in vantaggio grazie ad un calcio di rigore concesso dall’arbitro Coelho: dal dischetto però Cabrini sbaglia e si rimane sullo 0-0. La musica cambia però nella ripresa: cross di Gentile e Paolo Rossi la mette dentro. Vantaggio Italia. La Germania s’innervosisce e va confusamente alla ricerca del pari, ma è l’Italia a raddoppiare con il gol di Marco Tardelli, la cui mitica esultanza con la combo urlo-corsa rappresenta uno degli highlights più belli della cultura pop e della storia dei Campionati del Mondo di calcio. In quell’urlo c’è liberazione, gioia, furore agonistico. Il ruggito di un leone che spaventa i predatori nemici. Altobelli segnerà poi la rete del 3-0, seguita dal gol della bandiera tedesco di Breitner. Italia-Germania termina, ancora una volta, con una nostra vittoria. E stavolta, come disse Nando Martellini, siamo “Campioni Del Mondo, Campioni Del Mondo, Campioni Del Mondo”. Bearzot si prese così le sue rivincite dopo un’infinità di critiche ricevute, la più bella delle quali fu senz’altro quella riguardante Paolo Rossi: il centravanti vinse la classifica cannonieri con 6 reti all’attivo. Siglate in appena tre partite. La Coppa del Mondo tornò così in Italia dopo tempo immemore, e gli Azzurri poterono fregiarsi del loro titolo intercontinentale.

 

 

FLOP TEAM: BRASILE – Il Brasile era indubbiamente considerata una delle favorite principali alla vittoria del titolo. Arrivata in mondo autorevole ai Mondiali 1982, la Nazionale carioca era ricca di talento: calciatori come Cerezo, Socrates, Zico e Falcao arricchivano una rosa composta da giocatori assolutamente validi. Non a caso, il Brasile del Mondiali 1982 venne considerato, almeno sulla carta, una delle squadre più forti della storia del calcio. Il C.T. Santana riuscì ad amalgamare tutti i suoi fuoriclasse in un impianto di gioco ultra offensivo, offrendo così un calcio spettacolare e d’impatto che i giornalisti battezzarono futebol bailado. Il Brasile non ebbe difficoltà a superare il primo gruppo della fase a gironi, composto da URSS, Scozia e Nuova Zelanda. Tre vittorie (2-1 contro i russi, 4-1 contro gli scozzessi e 4-0 contro i neo zelandesi) portarono il Brasile al primo posto nel girone . Nella seconda fase, come già visto, Zico e company dovettero affrontare Italia e Argentina.

La prima sfida fu quella contro i cugini sudamericani: anche qui, il Brasile s’impose con una facilità disarmante per 1-3, estromettendo così i Campioni del Mondo in carica dalla competizione. La gara contro l’Italia appare quindi come una mera formalità, in attesa delle Semifinali: dopo la vittoria contro l’Argentina, basta un pari alla squadra di Santana per approdare al turno successivo. In Brasile sono praticamente convinti di qualificarsi, tanto è vero che la Federazione prenota l’albergo per Madrid nonostante la gara ancora da giocare. Ma, si sa, la superbia va a cavallo e poi torna sempre a piedi. E, come già narrato in precedenza, Paolo Rossi distrusse i sogni trionfali del Brasile. Probabilmente, la grande colpa del Brasile fu quella di non accontentarsi del pareggio: quella filosofia di calcio spettacolo che aveva incantato stampa, addetti ai lavori e tifosi di tutto il Mondo, non poteva essere disattesa con un volgare catenaccio. E così, anche dopo aver siglato le due reti bastanti, il Brasile si tuffò completamente in attacco esponendosi alle letali ripartenze azzurre. Un errore che si rivelò fatale. In Brasile alzarono così bandiera bianca: Pelè arrivò a definire Bruno Conti “il miglior giocatore del Mondiale”, mentre i tifosi vissero la sconfitta come un secondo Maracanazo. Furono svariati i disordini in tutto il Paese, conditi addirittura da un caso di omicidio e qualche suicidio. I calciatori furono costretti a tornare in patria di nascosto per evitare una guerriglia e Santana si trasformò da eroe a capro espiatorio, venendo momentaneamente sollevato dall’incarico. Insieme a lui, a farne le spese fu il portiere Valdir Peres che non fu mai più convocato in Nazionale dopo la gara contro l’Italia. Dalla stampa brasiliana, quella clamorosa partita che vide Davide trionfare contro un Golia già sicuro dell’affermazione netta fu battezzata come Tragedia del Sarrià (lo stadio dove si svolse la gara). Il Brasile subì così una durissima lezione di umiltà e impiegherà anni interi a riprendersi da quella che, ancora oggi, viene vista come una vergogna sportiva.