Memorie Mondiali 2014: Deutschland uber alles, (s)profondo Roja

SpagnaOlanda

Ultimo appuntamento con la rubrica Memorie Mondiali. Inevitabilmente, il capitolo finale (diviso in due parti) riguarda l’ultima manifestazione intercontinentale appena svoltasi in Brasile: i Mondiali 2014. L’avventura in terra carioca è ancora ben impressa nella nostra mente, dunque meglio evitare preamboli ed introduzioni poco utili: in questa prima parte è già tempo di Top e Flop. La migliore squadra è stata, ovviamente e senza ombra di dubbio, la Germania di Joachim Low che dopo 24 anni torna a laurearsi Campione del Mondo. La peggiore, anche qui con pochissimi dubbi nonostante la folta compagnia di Nazionali importanti fatte fuori al primo turno (Italia, Inghilterra e Portogallo) risulta essere la Spagna che, dopo aver vinto due Europei e un Mondiale, ha completamente mollato la presa.

 

TOP TEAM: GERMANIA – La Germania, pur partendo favorita come negli anni scorsi, possedeva comunque un alone oscuro dentro di sé: pur avendo mezzi tecnici e fisici per poter dominare, ogni volta la Nazionale tedesca incappava nell’eliminazione quasi alla fine del traguardo (molto spesso in semifinale). Il gruppo tedesco può contare su qualità quali la costanza di rendimento e assoluta abnegazione. Il progetto Low, iniziato da 10 anni (l’attuale C.T. era il secondo di Klinsmann) è volto ad un unico obiettivo: agguantare finalmente quella Coppa sfuggita di mano troppe volte negli ultimi anni. I tedeschi si presentano in Brasile con una rosa da urlo (Neuer, Hummels, Schweinsteiger, Kroos, Khedira), specialmente in attacco dove a farla da padrone ci sono Muller, Klose, Ozil, Gotze e Schurrle. Senza dimenticare Reus, sostituito all’ultimo istante dal sampdoriano Mustafi (un uomo fortunato…) per via di un infortunio che gli impedisce in zona Cesarini di partecipare alla competizione. La Germania si trova nel girone G. Le sue avversarie sono di tutto rispetto: Portogallo, Stati Uniti e Ghana. I teutonici sono ovviamente favoriti ma la strada non è di sicuro in discesa. Eppure, fin dalla prima gara ci si rende conto della potenza tedesca: la Germania, infatti, annichilisce il Portogallo di Cristiano Ronaldo con una facilità disarmante. Un 4-0 senza storia arrivato grazie alla tripletta di Muller e al gol Hummels. Low propone inizialmente un modulo senza punta di riferimento “alla spagnola”. La situazione regge, grazie alla qualità degli attaccanti unità alle doti fisiche e temprali dei suoi centrocampisti. Gli elogi si sprecano, in buona ragione e la Germania porta così a casa i primi 3 punti. Nella seconda gara contro gli africani del Ghana potrebbe già arrivare la qualificazione. La squadra di Appiah però, dopo la sconfitta all’esordio contro gli Stati Uniti, cerca il riscatto almeno dal punto di visto del gioco: lo ottiene, mettendo in campo agonismo e grinta ad altissimi livelli. La Germania fa più fatica e la gara si conclude sul 2-2: al vantaggio di Gotze avevano risposto André Ayew e Asamoah Gyan. Nei minuti finali l’attaccante della Lazio Miroslav Klose sigla il punto del pari, mettendo a segno un gol importantissimo per la sua storia personale: il tedesco raggiunge infatti Ronaldo come miglior marcatore nella storia della Coppa del Mondo a 15 reti. L’ultima gara del girone vede come avversari dei tedeschi gli Stati Uniti. Un pareggio catapulterebbe entrambe agli Ottavi di Finale ma la partita è vera e la vincono le Aquile con una nuova rete del trascinatore Thomas Muller. La Germania vince così il suo gruppo e si prepara ad una sfida tutto sommato apparentemente semplice nel turno successivo: quella contro l’Algeria.

Come si è però visto, le squadre cuscinetto sembrano ormai non esistere più. Chi si aspettava una goleada tedesca rimane subito deluso: l’Algeria è una squadra solida, che nel suo girone ha dimostrato di saper giocare anche un buon calcio. La Germania fa una fatica tremenda a costruire azioni da gol e quando trova i varchi giusti si vede respingere dalla retroguardia africana. La gara arriva così ai tempi supplementari. Si prevedono 30′ di fuoco ma la Germania è un pompiere infallibile e spegne subito le velleità di rigori algerini trovando la via della rete con Schurrle e Mesut Ozil. A nulla serve il gol di Djabou (la nuova rete più lenta della storia del Mondiali, battuto il record di Del Piero nel 2006): la Germania passa ai Quarti di Finale, dove trova la Francia di Deschamps che fino a quel momento aveva ben impressionato. La partita si rivela non proprio scoppiettante e la Germania mette in mostra tutto il pragmatismo che scorre nelle sue vene, trovando il gol nei minuti iniziali con Hummels e controllando il match per i restanti minuti di gioco senza mai correre pericoli seri. E’ semifinale, dunque. Il tanto temuto step sul quale la Germania si è spesso persa d’improvviso. L’avversario è, sulla carta, il più ostico da incontrare: quel Brasile padrone di casa che ha unito una Nazione intera per cercare il sesto titolo Mondiale. Si gioca a Belo Horizonte, al Mineirao. Ed è bene sottolinearlo perché in data 8 Luglio 2014 la Germania scrive una pagina di storia pazzesca per quanto riguarda the beautiful game: i tedeschi distruggono ed umiliano la Nazionale di Scolari davanti a tutto il Paese con un terrificante 1-7 che coincide con la peggior sconfitta mai subita da una squadra ai Mondiali e la più dolorosa in termini di punteggio per il Brasile. I padroni di casa subiscono così una seconda vergogna dopo il ben noto Maracanazo: la gara verrà, infatti, immediatamente ribattezzata come Mineirazo. E’ la notte più nera del calcio brasiliano. La Germania domina dal primo all’ultimo minuto, dando l’impressione di poter segnare ad ogni azione offensiva. Tra le tante reti che vengono siglate dai tedeschi, la più importante è sicuramente quella di Miroslav Klose: l’ex Bayern proprio in Brasile e contro la Nazionale verdeoro batte il record di gol di Ronaldo e termina la sua carriera Mondiale siglando il 16° gol complessivo. Adesso è lui il più grande cannoniere della storia del Mondiali di calcio. Il Brasile cade nello psicodramma, ammettendo però la superiorità degli avversari. La Germania raggiunge così la Finale della Coppa del Mondo, traguardo che mancava dal 2002. Ad aspettare i teutonici in Finale c’è l’Argentina.

Due filosofie di calcio differenti si scontrano: l’Albiceleste si è aggrappata sostanzialmente al talento di due singoli quali Messi e Di Maria riuscendo a tenere la porta inviolata per tutta la fase ad eliminazione diretta grazie ad un ottimo lavoro difensivo. La Germania, di contro, plasma un gioco di squadra corale il cui meccanismo è innescato proprio dalle svariate stelle che compongono la squadra. La gara è ormai un classico dei Mondiali. L’Argentina cerca rivincita dopo la sconfitta del ’90, la Germania ha ancora in testa il 3-2 in Messico che nell’86 consegnò la Coppa a Maradona. Anche in questo caso, il match appare equilibrato. L’Argentina troverà anche la vita del gol con Higuain, rete però giustamente annullata per fuorigioco. La tensione è troppa e i supplementari sembrano l’unica strada percorribile. Dopo un primo tempo extra con poche emozioni, nella seconda mini frazione sono ormai tutti concentrati sui calci di rigore. Ma c’è chi dice no, chi ha voglia di festeggiare ed essere decisivo. Quel ragazzo è Mario Gotze, talentino del Bayern Monaco, che raccoglie un assist dalla sinistra di Schurrle e si esibisce in stop di petto e sinistro al volo da manuale. E’ il gol più importante della sua carriera, quello che consente alla Germania di vincere la sua 4a Coppa del Mondo. I tedeschi trionfano così per la prima volta dopo l’unità Nazionale post caduta del Muro di Berlino e risultano essere la prima e unica squadra europea ad aver vinto un Mondiale ospitato da un paese sudamericano. I Mondiali 2014 così regalano la definitiva consacrazione alla Germania che sembra essere destinata a dominare i prossimi anni con la sua straordinaria generazione di giovani fenomeni.

 

FLOP TEAM: SPAGNA – La Nazionale Spagnola arriva con la spalle larghissime ai Mondiali 2014: Campione del Mondo e d’Europa in carica, ha la possibilità di scrivere la storia del calcio vincendo il secondo Mondiale di fila (impresa riuscita soltanto all’Italia). La qualità della squadra è indiscutibile ma alcune scelte di Del Bosque fanno storcere il naso agli appassionati: vengono contestate al C.T. alcune mancate convocazioni (come ad esempio la non chiamata dei Campioni d’Europa Carvajal ed Isco e del Campione d’Italia Llorente) in favore di altre più incomprensibili (Torres, Villa). Poco male, la Spagna è comunque fortissima. Il gruppo della Roja è il B, la compagnia è rappresentata da Olanda, Cile ed Australia. Come per la Germania, anche la Spagna risulta favorita nonostante la qualità delle sue avversarie. Il primo match degli spagnoli è quello contro l’Olanda di Van Gaal: pur non presentando il solito gioco di passaggi e possesso palla esasperato, la Spagna pare in controllo del match e nel primo tempo passa anche in vantaggio grazie alla rete di Xabi Alonso su calcio di rigore. A fine frazione però arriva il pareggio dell’Olanda con Van Persie. E’ l’inizio della fine: la solidità orange fa sciogliere come neve al sole il gioco iberico e si consuma un vero e proprio tiro a bersaglio nei confronti della Spagna che balla tremendamente in difesa. Piquè e Ramos sono due centrali bravissimi ma non hanno nelle loro corde la qualità di guidare il reparto, cosa che invece possedeva Puyol (non a caso, uno degli artefici dei tre titoli vinti in precedenza). La partita si conclude così con un clamoroso quanto raro 1-5 per l’Olanda, che si prende così la rivincita della Finale persa nel 2010.

Iniziano a piovere le critiche: i principali accusati risultano essere Del Bosque, Diego Costa (l’equivoco principale di una Nazionale che ha costruito i suoi trionfi su un modulo che prevedeva un falso nueve e nessun punto di riferimento: con Costa tutto questa viene snaturato e la squadra è costretto a cambiare gioco offensivo) e il portiere Iker Casillas che si era dimostrato non proprio impeccabile in almeno due delle reti subite. La Roja comincia a sentire la pressione, ma la gara col Cile sembra essere l’occasione giusta per il pronto riscatto. Servono tre punti per poi battere l’Australia e sperare che l’Olanda compia qualche passo falso. La storia però si è dimostrata molto più crudele con i calciatori spagnoli. Ed anche i dominatori degli ultimi anni di calcio conoscono il sapore della sconfitta e della vergogna: il Cile, al termine di una partita perfetta, batte la Spagna 0-2 ed estromette così i Campioni del Mondo dai Mondiali 2014. Mai era capitato in un Mondiale che la squadra campione in carica fosse eliminata dopo sole 2 partite. L’ultima gara, vittoriosa, contro l’Australia serve soltanto ad aumentare i rimpianti. Del Bosque e i suoi tornano nervosi e devastati in patria. Pare ormai evidente che il ciclo vincente della Spagna sia finito (almeno per ora). Gli iberici non hanno motivi per disperarsi a lungo termine: le nazionali giovanili hanno già prodotto talenti a gogo. Quello che la Spagna deve fare è riuscire a ritrovare la sua identità di gioco e, soprattutto, mettere in atto una vera e propria rivoluzione salutando tutti quei calciatori che ormai, sazi di vittorie, non posseggono più gli stimoli per affrontare al meglio delle competizioni internazionali.

 

Claudio Agave

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