Saluti ad Antonio Conte, ma la Juventus non si ferma

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Un fulmine nero ha squarciato la bianca tela della stagione 2014/2015, appena sporcata da una giornata di allenamenti nel ritiro di Vinovo: mentre un’altra pigra giornata passata fra calciomercato e squadre in ritiro stava avviandosi alla conclusione è stato un tweet dal profilo ufficiale della Juventus a scatenare un terremoto mediatico con pochi precedenti.

Antonio Conte ha risolto consensualmente il contratto con la Juventus” recitano i lapidari 140 caratteri di Twitter che hanno sconvolto il mondo bianconero alle ore 20.13, dopo le dimissioni rassegnate dall’allenatore bianconero alle 20.01: da quel momento c’è stato uno tsunami di notizie che si sono rincorse, Allegri o Mancini, Spalletti o Di Matteo ma attenzione a Capello e Deschamps, occhio ad Allegri con Pirlo e Mancini con Tevez. Insomma, si è detto tutto e il contrario di tutto, molte idee, tantissime suggestioni e, ovviamente, molta confusione in questo mondo sempre più social: l’impressione generale è che nessuno ci abbia capito niente.

Un Buffon estremamente basito ha lasciato la presentazione del progetto trust della sua Carrarese per presentarsi a Speciale Calciomercato, dove è apparso stupito almeno quanto i giornalisti in studio: coronamento di un mercoledì più nero che bianco per i tifosi della Juventus, che per avvertire una tale sensazione di shock devono tornare con la mente a 8 anni e un giorno prima, il 14 luglio 2006, giorno della sentenza di Calciopoli.

Non siamo ancora in possesso di una ricostruzione fedele dei fatti, perciò dobbiamo viaggiare nel mondo delle speculazioni: è molto probabile che Antonio Conte abbia deciso di abbandonare per un’impossibilità fisiologica a migliorarsi. In Italia è già stato fatto il massimo, in Europa in gap con le grandi è troppo ampio per essere colmato da due onesti mestieranti come Iturbe e Morata: probabile che sia arrivato l’avviso della cessione illustre di un big (da giorni si rincorrono le voci su Pogba e Vidal, entrambi assordati dalle sirene della Premier League) oltre alla complicatissima situazione del rinnovo di Lichtsteiner, che vorrebbe il suo contratto praticamente raddoppiato.

Probabile anche che l’idea di lasciare la squadra, già nell’aria da tempo e soltanto sedata dal colloquio di fine anno con Andrea Agnelli, sia tornata prepotentemente: in questo caso sarebbe stato consono, per rispetto della società, lasciare subito e non a ritiro già iniziato.

Entrato nell’olimpo della storia del club bianconero, a parere di chi scrive, nel cuore di Antonio Conte si è palesata più la paura di perdere che la voglia di vincere, come nella semifinale di andata contro il Benfica nella quale è stata schierata una formazione rimaneggiata per schierare i titolari contro il Sassuolo quando la Roma distava 8 punti: già negli ultimi due mesi della scorsa stagione il condottiero della Juventus sembrava un’altra persona, più calma e meno grintosa rispetto al recente passato.

Quel senso di svuotamento è stato perfettamente ritratto dalle parole e dalla mimica di Conte nel video pubblicato pochi minuti dopo le dimissioni, nel quale ha detto che “vincere è difficile e comporta molta fatica […] alla Juventus c’è l’obbligo della vittoria“.

Se mancano gli stimoli non si può che “gettare le armi con grande onestà“, come detto dal capitano Gianluigi Buffon: tutto il popolo bianconero è e sarà sempre grato all’allenatore salentino, ma per un motivatore grintoso come lui gli stimoli sono essenziali per ricaricare le batterie. Avere un leader svuotato mentalmente e psicologicamente, oltre che poco convinto della bontà del progetto che propone, è peggio che non avere un leader: il futuro è grigio ed incerto, ma la Juventus è esistita ed ha vinto prima di Conte e lo farà dopo Conte.

All’allenatore salentino va il miglior in bocca al lupo per un proseguimento di carriera vincente quanto lo è stato l’avvio, ma a Torino si pensa già a lavorare a testa bassa per il futuro: non c’è tempo per essere vedove di Conte, come disse il presidente Boniperti “alla Juventus vincere non è importante, è l’unica cosa che conta“.

di Andrea Martelli (@sello771 on Twitter)