What’s the story? L’inizio claudicante di Guardiola al City

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Il risveglio nel 2017 nella zona blue di Manchester è stato piuttosto brusco. La squadra allenata da Pep Guardiola ha ciccato la trasferta nella vicina Liverpool nel match di fine anno e si ritrova dunque a 10 punti dal Chelsea capolista e invischiato in una complicata lotta con Arsenal e Tottenham per il raggiungimento di un quarto posto capitale nell’immediato futuro. Il tonfo di Anfield, oltre a confermare la grande fame di vittoria della truppa di Jürgen Klopp, ha anche messo a nudo le debolezze principali del City, spesso troppo disattento nelle retrovie e, dunque, facilmente perforabile.

Dalla decima alla diciannovesima giornata, i cityzens sono crollati dal primo al quarto posto in classifica, con un Chelsea che è riuscito a scappare e ipotecare un campionato che sembra avere già un padrone. Si tratta, in definitiva, della prima reale partenza zoppicante di Guardiola da quando veste giacca e cravatta in panchina. Dopo tanti mesi mai il tecnico catalano aveva orbitato fuori dalle prime due posizioni in campionato, sia in Liga sia in Bundesliga.

Bravo, Stones e una difesa senza padroni

È ben noto che la filosofia di gioco di Guardiola è basata sul possesso palla volta a creare quante più occasioni d’attacco possibili. Tuttavia, il dominio del pallone è anche la prima maniera di difendersi e quest’anno, complice anche l’infortunio di Gundogan, l’ex allenatore di Barça e Bayern non ha ancora visto i frutti delle sue ostinate lezioni di gioco. Inoltre, è la difesa stessa a scricchiolare ogni volta che viene chiamata al salvataggio.

Il gol messo a segno da Wijnaldum ne è la riprova, con Stones, costato 55 milioni di euro in estate, ed Otamendi, pagato 40 l’anno prima, a guardare come il centrocampista del Liverpool svettava indisturbato trafiggendo un Bravo incolpevole, almeno in quel caso. Perché neanche l’estremo difensore cileno è esente da critiche o da colpe: acquistato a fine agosto per favorire il gioco palla al piede fin dal primo tocco, l’ex Barça deve ancora ambientarsi agli andirivieni della Premier, dove le pause sono minori e meno rapide, e spesso occorre pensare più velocemente rispetto ai piedi. Kolarov titolare nella sofferta vittoria contro il Burnley è la conferma di quanto il tecnico catalano sia ancora alla ricerca di un equilibrio.

Silva, tra Xavi e Messi, il salvatore

L’unico elemento davvero in grado di non deludere le aspettative di Guardiola, almeno finora, è stato David Silva. Il centrocampista canario sembra essere l’unico in grado di dirigere l’orchestra azzurra, raddrizzando con le sue corde le melodie stonate di Fernandinho e i riff fuori tempo di uno Yayá Touré ormai alla frutta. Il numero 21 è per il suo allenatore un mix tra Xavi e Messi, qualcosa di piuttosto esigente anche perché nessuno ha il dono dell’ubiquità.

Sarà però verosimilmente lui a prendere sulle spalle la squadra e a cercare di rimetterla in carreggiata. Perché è stato lui a dare il via alla colonizzazione spagnola del City, una Babele di campioni che il poliglotta Guardiola deve ancora cercare di indottrinare a dovere per fare quanto ottenuto in passato, ossia dominare il campionato del quale fa parte.

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About The Author



Classe 1983. Irrimediabilmente curioso e nomade incallito, scrive per Il Mattino, SoFoot, Revista Libero, Undici e El Gráfico. Da Buenos Aires a Napoli passando per Parigi e Barcellona