Cina pigliatutto, la rivoluzione del calcio si fa a peso d’oro

Axel Witsel, Belgio - Fonte: Witsel Twitter
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Axel Witsel e Carlos Tevez sono solo gli ultimi di una serie di colpi milionari che stabiliranno nuove gerarchie nel mondo del pallone. Il mecenatismo vince sul romanticismo?

La qualità della vita conta. Scegliendo di andare a giocare in Cina, quella di Axel Witsel si innalzerà vertiginosamente. Non solo per la calma e la virtù infuse dalle culture orientali ma perchè, a fronte di una proposta da circa 18 milioni all’anno, sarebbe difficile vivere di stenti. Tra materialismo e mercificazione della professione, questa lettura in chiave romantica può addolcire la rinuncia, a soli 27 anni, al calcio che conta per condurre una vita più agiata dopo anni di sacrifici. Avete ragione: questa versione non regge. Ancora una volta il dio denaro ha trionfato. L’unica divinità che, in tempo di agnosticismo, non avverte crisi di vocazioni.

Compro Euro(pa)

A convertirsi alla nuova fede era già stato Dario Conca (da poche ore tornato in Brasile, al Flamengo). Era il 2011 quando l’argentino abbandonò la Fluminense e si trasferì al Guangzhou Evergrande (squadra in futuro allenata anche da Marcello Lippi per intenderci). Contenuto il costo del cartellino, circa 8 milioni di euro, robusto l’ingaggio: poco più di 10 milioni per lui. È però il 2016 l’anno in cui i cinesi escono allo scoperto. Razzie e saccheggi tra Francia, Inghilterra e Italia portano fior fior di atleti nella Chinese Super League. I nomi, come le cifre, sono importanti.

Attrazione sudamericana

Jackson Martinez lascia l’Atletico Madrid per 42 milioni e si accasa sempre all’Evergrande (che nel frattempo ha acquistato Paulinho dal Tottenham), dove guadagna 12 milioni. L’Hebei Fortune ama invece la fantasia e, difatti, compra Gervinho dalla Roma e Ezequiel Lavezzi dal Psg. Il primo pagato 18 milioni e retribuito 8, il secondo costato “solo” 6 e stipendiato per 15. Anche lo Jiangsu di Suning (proprio gli stessi propietari dell’Inter) fa sul serio. Così due brasiliani, Ramires del Chelsea e Teixeira dello Shakhtar Donetsk, mollano tutto e dicono si, rispettivamente a proposte da 13 e 10 milioni di stipendio. I team di Shanghai però, non stanno a guardare. Lo Sipg recluta Hulk dallo Zenit San Pietroburgo promettendogli un cachet da 20 milioni l’anno. Ancora più clamoroso è stato il trasferimento del brasiliano Oscar. Salutato Conte e la Premier League, il trequartista, pagato 60 milioni, ne percepirà 25. Well done. Anche dall’altra parte della città non se la passano male perché se Guarin, Demba Ba e Obafemi Martins erano già parte del Lüdi Shenhua, l’arrivo di Tevez ha lasciato tutti di sasso, aggiornando le classifiche dei giocatori più remunerati. Con i suoi quasi 40 milioni, adesso è Carlitos il più pagato al mondo. Non poteva poi mancare un italiano. Allo Shangdong Graziano Pellè guadagna 16 milioni. Storia recente è quella del passaggio di Alex Witsel al Tianjin di Cannavaro: 20 milioni all’anno.

Crisi di valori (morali non finanziari)

Non è come nei polizieschi americani in cui allo sbirro yankee viene affiancato il pacato ma letale agente venuto dal misterioso oriente. Qui i protagonisti sono proprio i cinesi e sembrano non avere alcun limite. Il calcio sembra divenuto un asset fondamentale nel loro modello di business, anche se non si sa bene per quale motivo. Imbonimento delle masse? Leva economica per rendere ancora più florida una economia che non se la passa male? O, peggio, la conquista del mondo? Senza sottovalutare quest’ultimo quesito, tornando a tematiche calcistiche è un solo dato quello che preoccupa: l’età. Calciatori nel pieno della maturità decidono di abbandonare palcoscenici che contano per stipendi da sogno. Sommando gli anni di tutti i calciatori elencati, la media è 29. Sempre più giocatori decidono di guardare al pragmatismo anziché ai sogni. Lontani sono i tempi in cui campioni attempati andavano a svernare in America o negli Emirati arabi. In principio erano i vari Pelè, Chinaglia, Beckenbauer, poi furono Guardiola, Xavi, Toni e tanti altri. Il conto in banca è l’unica cosa che conta. O forse no. Forse siamo solo agli albori di un cambiamento che renderà il campionato cinese il più competitivo e attraente del mondo. Come ogni rivoluzione non può che essere lenta, dolorosa e difficilmente comprensibile e solo la storia ci darà un riscontro.

Ad ogni modo, se alla base c’è il denaro, una sentenza già c’è. Ma sono solo parole e, almeno quelle, sono ancora gratis. Non ditelo ai cinesi.

di Luca Villari

 

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