Tavecchio e le milanesi, un’idea di calcio stantia e retrograda

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Tavecchio Roma Napoli – L’ennesima apologia di demagogia da parte del vertice del calcio nostrano

“Milano non può essere assente da un palcoscenico dove, con tutto il rispetto di Roma e Napoli, Torino per ora ha una superiorità organizzativa e in tema di cultura della vittoria”. In questo modo Carlo Tavecchio, presidente della FIGC, ha fatto capire che il circo calcistico italiano necessita quanto prima di una ripresa da parte delle milanesi, storicamente prodotto più vincente e vendibile delle realtà del centro e del sud da lui citate. Al di là del retorico “con tutto il rispetto”, che tende ad introdurre una denigrazione generica, colui che dovrebbe essere il vertice del calcio nostrano ha fatto nuovamente apologia di arretratezza e demagogia. Al netto delle sue precedenti figuracce, che non staremo a ricordare, Tavecchio ha dimostrato nuovamente di essere attaccato a un’idea retrograda del calcio, essendo ‘cresciuto’ come dirigente negli opulenti anni ‘80 e ‘90, quando la Milano bene e da bere ingrandiva il suo marchio di capitale affaristica del Belpaese, in primis attraverso il Milan.

Ritardo atavico

Detto questo, ed essendo tutti consapevoli che è la Juventus il solo club italiano (quasi) al passo con le grandi d’Europa, Tavecchio non solamente ha cancellato d’un colpo gli ultimi cinque anni di Napoli e Roma, quasi stabilmente partecipanti nelle coppe europee e le sole, insieme alla Juventus, a portare punti di coefficiente Uefa nelle scarse sacche italiane, ma ha dimenticato che le milanesi sono anch’esse piuttosto indietro nella Grand Boucle continentale. In primis, nessuna delle due ha uno stadio di proprietà, il primo e necessario scalino nella risalita. Inoltre, entrambe le società meneghine sono da anni gestite in modo quasi anarchico, con la conseguente situazione di stallo nella proprietà del Milan, dove è ancora Galliani a dirigere un vascello vetusto, mentre l’Inter è stata ripudiata perfino da un fedelissimo come Mancini, il che dice tutto sulla concretezza della sua dirigenza. Non vi è dubbio che le maglie di Inter e Milan continuino ad emettere un profumo più accattivante di quello di Napoli e Roma, eppure le due milanesi vivono lo stesso ritardo atavico in quanto a stadi e negli ultimi anni hanno anche palesato maggiori limiti dal punto di vista finanziario. Che poi il tutto si risani con i capitali cinesi, è da vedere, e sarà comunque un’iniezione di doping monetario che alla lunga potrebbe essere ingannevole e necessiterà di tempo per essere effettiva.

Contestualizzare l’exploit del Napoli

Ciò che Tavecchio dovrebbe fare è comprendere il contesto fangoso nel quale nuota il calcio italiano. La Juve sembra essere l’unica società ad aver tratto vantaggio dalla batosta di Calciopoli, così come il Napoli ha tratto profitto dalla discesa in C dell’estate 2004. Queste due sono le realtà tricolori più importanti nel contesto attuale, dove Inter e Milan vivono di luce riflessa. E se i partenopei hanno faticosamente conquistato uno spazio nel calcio che conta anche attraverso il gioco, non è solamente a causa della crisi delle milanesi, che hanno campato di rendita grazie alle liquidità di Berlusconi e Moratti. Il calcio va anche interpretato, giocato, rischiato. E in questo, attualmente, in Italia il Napoli è maestro, sebbene il suo brand non sia così rilucente a livello “culturale”, e Tavecchio dovrebbe ringraziarlo.

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Classe 1983. Irrimediabilmente curioso e nomade incallito, scrive per Il Mattino, SoFoot, Revista Libero, Undici e El Gráfico. Da Buenos Aires a Napoli passando per Parigi e Barcellona