Un mondiale per tutti, forse per troppi, l’ultima bomba made in FIFA

Fabio Cannavaro Coppa del Mondo 2006
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MONDIALE 48 SQUADRE – Pro e contro del nuovo format del mondiale voluto da Gianni Infantino

Il calcio è lo sport popolare per eccellenza, quello, per intenderci, che si gioca in ogni angolo di mondo nel momento in cui appare un pallone di qualsiasi materiale e si possono piazzare un paio di porte (la cui traversa è immaginaria) da un’estremità all’altra dell’improvvisato campo di gioco. Ed è quindi giusto che la FIFA cerchi di arrivare in ognuno di questi angoli cercando di far fruire a chiunque sulla terra la passione di un incontro ufficiale nella più importante delle competizioni planetaria, il campionato del mondo. Eppure l’istituzione del mondiale a 48 squadre prevista per l’edizione del 2016, che sarà verosimilmente disputata negli Stati Uniti, dà l’idea non solo di un inchino agli sponsor e alla scelta della quantità al posto della qualità ma anche di tentativo di espansione di una claque necessaria per una rielezione da parte di Gianni Infantino, che per ora avrà anche la fedina penale più linda di quella di Sepp Blatter, ma ha seguito il suo predecessore nella ricerca di appoggi tra le federazioni più marginali del pianeta.

Una formula tipo Europa League

Per far sì che le nazioni emergenti, e quindi foriere di voti, possano disputare la più grande competizione mondiale, dal 2026 la fase finale della Coppa del mondo partirà in sedici diversi blocchi di partenza dai quali verranno fuori due su tre dei rispettivi componenti, per un totale di trentadue nazionali che daranno vita al mondiale vero e proprio. Dai sedicesimi alla finale, ricalcando un po’ il modello dell’Europa League ma con quattro gruppi in più e una squadra in meno per girone, il mondiale del futuro sarà per molti solamente una vetrina, ma alla fine vedrà imporsi i soliti noti, che per alzare la coppa al cielo dovranno disputare comunque le sette partite canoniche del formato ormai abituale. Riassumendo, alla felicità di nazioni come Pakistan o El Salvador, che comunque non potranno scontrarsi tra di loro nei gironi per una questione di teste di serie, farà da contraltare la poca intensità dei match dei gironi, che essendo sedici vedranno diluite le 8-10 squadre di primo livello, il che probabilmente eviterà eliminazioni scandalose, ma diminuirà lo spettacolo, sperando che esso aumenti a partire dalla fase a eliminazione diretta.

Il dietrofront di Maradona

Tuttavia, ciò che ha fatto notizia è stato il pubblico appoggio di Diego Armando Maradona alla manovra di Infantino. L’argentino, da sempre nemico di Blatter, aveva definito la FIFA “el gran ladrón” e adesso ha effettuato uno dei suoi dribbling impensabili per sedersi al fianco del nuovo svizzero al comando. Da sempre legato al popolo, Maradona avrà senza dubbio i suoi motivi romantici per desiderare la presenza al mondiale di nazionali come la Bolivia, della quale difese il diritto di giocare a oltre tremila metri d’altezza, eppure la sua riconciliazione con la federazione calcistica mondiale non è il massimo della coerenza.
Fatto sta che, però, ormai il dado è stato tratto. E così, dopo l’assegnazione alla Russia e al Qatar, che poveri non sono, l’allargamento di facciata alla periferia mondiale del calcio sarà una realtà.Il tutto, pochi mesi dopo la morte di Silvio Cazzaniga, il creatore di quel trofeo così affascinante e unico, che profuma, o meglio puzza, sempre più di soldi sporchi.

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About The Author



Classe 1983. Irrimediabilmente curioso e nomade incallito, scrive per Il Mattino, SoFoot, Revista Libero, Undici e El Gráfico. Da Buenos Aires a Napoli passando per Parigi e Barcellona