La guida alla Coppa d’Africa di Stefano Borghi

Guida Coppa d’Africa – Stefano Borghi, telecronista per FOX Sports, ci guida verso l’imminente Coppa d’Africa con un’analisi dettagliata di tutte le compagini che parteciperanno alla kermesse gabonese.

Girone A

Girone che può riservare delle sorprese e dell’equilibrio, perché il Camerun, che è il nome più altisonante, è piuttosto lontano dai tempi migliori, mentre il Gabon deve sfruttare l’onda della partecipazione casalinga, anche se non sarà facile per Camacho portare i propri metodi in così breve tempo. Il Burkina Faso è una mina vagante che può fare bene come male, mentre la Guinea-Bissau (unica esordiente del lotto) è probabilmente la squadra con meno speranze, ma anche quella che potrebbe regalare lo shock di questa edizione, cosa che in CAN accade spesso.

Gabon

L’avvicinamento delle “Pantere” è stato complicato, perché l’ex CT della Spagna Camacho si è insediato a meno di due mesi dal via, ha avuto dei problemi nel far accogliere le proprie richieste e ha conosciuto subito la frammentarietà di questo paese e di conseguenza delle sue istituzioni, infatti nell’unico test fatto – un’amichevole contro la capolista del campionato locale – è arrivata una sconfitta…però c’è molta spinta (che può essere anche pressione) e c’è uno come Aubameyang che può spostare da solo gli equilibri. Per altro c’è anche un fresco e promettente precedente: quello della Guinea Equatoriale che, senza star e con un ct ingaggiato a sole due settimane dall’inizio, arrivò fino alle semifinali della CAN 2015…Qui si può dire che l’obiettivo grande sia quello di passare il girone (cosa mai riuscita nelle due precedenti partecipazioni) e poi provare a dare battaglia. Anche perché il popolo gabonese è diviso: c’è chi sostiene con grande entusiasmo questa campagna e chi la osteggia in modo netto. Percui, passare il turno diventa indispensabile…

Burkina Faso

Nel 2013 regalò una cavalcata impressionante quando “Les Etalons” arrivarono fino alla finale cedendo di misura alla Nigeria, due anni fa invece è uscita subito senza vincere una partita e questo può dare la dimensione dell’imprevedibilità di una squadra che ha nell’ex Rennes e Amburgo Pitroipa la sua stella: si tratta di un esterno d’attacco velocissimo e di grande esperienza. Poi c’è il potente centravanti 32enne Aristide Bancé, che ha giocato in tre continenti diversi vestendo quattordici maglie e c’è l’esperto centrocampista Kaboré, un lungo e vincente passato all’OM. Attenzione anche a Alain Traoré, che gioca in Turchia ed è il massimo bomber nella storia di questa nazionale, al 20enne Bayala, esterno d’attacco che gioca in Moldavia e potrebbe essere una rivelazione, ma soprattutto a Bertrand Traore, mezzapunta 21enne che Mourinho ha fatto debuttare l’anno scorso al Chelsea con riscontri sorprendenti e che sta facendo bene anche quest’anno in prestito all’Ajax, con qualche problemino ma con un rendimento apprezzabile in termini realizzativi. Il CT è il portoghese Paulo Duarte, al secondo mandato: punta su un 4-2-3-1 piuttosto offensivo.

Camerun

Big del continente bisognosa di rilancio perché dopo il trionfo del 2002 le cose sono andate piuttosto male, con l’apice del pessimo mondiale brasiliano. Ora però sembra un Camerun in miglioramento, anche se permangono i gravi problemi legati alle faide interne nel movimento nazionale: la squadra ha dominato il gruppo di qualificazione, ma la selezione di questa rosa è stata come da previsioni molto problematica visto che in sette, fra cui il centrale del Liverpool Matip e Choupo Moting dello Schalke oltre ad Alex Song e Allan Nyom, hanno rifiutato la convocazione sostenendo che la carriera col club è più importante di una Coppa d’Africa, sapendo che comunque sarebbero stati osteggiati per questioni politiche. In più non ci sarà il massimo cannoniere della storia della CAN ovvero Samuel Eto’o…ci sono però alcuni giovani interessanti come N’Jie, 23enne attaccante dai grandi strappi ora a Marsiglia in prestito dagli Spurs e già messosi in mostra col Lione, l’attaccante Bassogog che ha 21 anni, gioca nell’Aalborg e piace tantissimo al CT Broos per la sua capacità di collegare il gioco ma che per sfondare deve alzare l’asticella realizzativa, e il portiere Ondoa, ventunenne che sarà titolare per il defenestramento di contendenti più illustri (Kameni in primis), che non ha presenze da professionista a livello di club ma che è cresciuto alla Masìa, gioca nella seconda squadra del Siviglia ed è molto plastico a dispetto di uno stile decisamente poco ortodosso. In più ci sono i big N’Koulou e Aboubakar.

Il CT è Hugo Broos, ex difensore pluridecorato di Anderlecht e Bruges negli anni 70 e 80, vincitore anche in panchina con gli stessi club e poi partito dal Belgio nel 2008 per un lungo viaggio che lo ha portato in Grecia, Turchia, Emirati, Algeria e dal Febbraio 2016 al Camerun: ha vinto un vero e proprio casting on line visto che la Federazione aveva aperto la possibilità di mandare un ‘application form’, ovvero si poteva compilare un modulo e inviare il cv. E’ stato scelto lui….

Guinea-Bissau

E’ fra i 20 paesi più poveri del Mondo, ha crisi in tutti i settori visto che ad esempio non esiste una rete ferroviaria e l’economia dello stato è esclusivamente agricola, in più ci sono forti tensioni sociali e il 90% della popolazione è sotto la soglia di povertà, però arriva accompagnata da un entusiasmo incredibile per questa sua prima partecipazione. Ha una base portoghese, tredici giocatori militano in Portogallo anche se pochissimi nella massima categoria, però ha assenze davanti per gli infortuni di Cicero soprattutto ma anche del giovane Zé Turbo di proprietà dell’Inter. C’è comunque un “italiano”, Camarà dell’Avellino, e stiamo a vedere perché le sorprese qui sono di casa, oltretutto i Licaoni hanno eliminato nel girone qualificatorio tre squadre che hanno vinto la CAN come Congo Brazzaville, Zambia e Kenya.

Girone B

Gruppo decisamente illustre con due big come Senegal e Algeria che sono inserite fra le favorite alla vittoria finale, ma anche una outsider come la Tunisia che punta a qualificarsi e sarà protagonista del sentitissimo derby magrebino con l’Algeria. Molto più difficile la situazione dello Zimbabwe, al quale nessuno dà una chanche ma che ha un paio di giocatori d’attacco interessanti anche se la frattura fra la squadra e i vertici politici del paese e della federazione può pesare enormemente.

Senegal

C’è molto entusiasmo attorno al Senegal e rischia di diventare pressione, perché la squadra è forte però le ultime due edizioni sono state disastrose con una sola vittoria in sei partite. In più, nel 2016 ha ottenuto successi solo contro selezioni palesemente inferiori e quindi è una big tutta da testare, anche se ha dei punti di riferimento veramente forti: dietro il leader è Kalidou Koulibaly del Napoli al fianco del quale dovrebbe giocare Kara Mbodji, ventisettenne centrale dell’Anderlecht che rischia di diventare un grande pezzo del prossimo mercato dopo essere cresciuto in Norvegia come mediano, essere diventato stopper al Genk ed essere ora esploso nell’Anderlecht.

In mezzo al campo ci sono tre che militano in Inghilterra ovvero Kouyaté del West Ham, Gueyé dell’Everton e Diamé del Newcastle oltre a Papa Diop dell’Espanyol e Saivet del Saint Etienne, che completano un roster di centrocampisti tutti appartenenti a club di livello. Davanti ci sono due “punteroni” come Moussa Sow e Mame Biram Diouf dello Stoke City, però si dà spazio soprattutto alla velocità e alla creatività di Keità della Lazio e di Sadio Mané del Liverpool che è forse il giocatore più atteso in assoluto.

Il CT è Aliou Cissé, ex centrocampista difensivo che era popolare all’inizio degli anni 2000, ha giocato per il PSG ma anche in Premier con Birmingham City e Portsmouth.

La cosa più interessante riguarda però il progetto che c’è dietro questa squadra: in Senegal hanno deciso di dare un grane impulso allo sviluppo dei giovani calciatori stanziando finanziamenti significativi, il risultato è che non sono pochissimi quelli che pensano che questa generazione sia addirittura migliore di quella che stupì al Mondiale del 2002: 21 giocatori su 23 sono stabilizzati in Europa.

Algeria

E’ probabilmente la miglior Algeria dai tempi del trionfo casalingo del 1990, ha fatto un ottimo mondiale in Brasile ed è una delle favorite d’obbligo, perché ha il pallone d’oro africano Ryhad Mahrez ma non solo: ci sono Brahimi, Slimani, Ghoulam e altri giocatori di livello come Guedioura e Bentaleb, oltre al difensore del Rennes Bensebaini, un centrale di 21 anni piuttosto completo e costantemente in crescita. Però i verdi hanno lasciato qualche dubbio ultimamente, il girone di qualificazione al Mondiale è stato negativo e i continui cambi in panchina non fanno bene, ora il CT è il belga Leekens che è stato ufficializzato alla fine di Ottobre e non ha avuto tanto tempo per preparare la manifestazione.

Tunisia

Questa è una nazionale che rischia di essere sottovalutata, perché è vero che non ha dei pesi massimi acclarati però è alla tredicesima partecipazione consecutiva (il che rappresenta un record) e ci arriva con tutta la rosa al completo, visto che non ci sono stati né infortuni né rinunce. Il CT è una vecchia volpe, il settantenne polacco Henryk Kasperczak che ventuno anni fa portò le Aquile di Cartagine al secondo posto e che a curriculum vanta anche un terzo posto con la Costa d’Avorio nel 1994 e un quarto col Mali nel 2002. Oggi Kasperczak  ha una squadra dalla rosa obiettivamente non molto illustre, ma compatta: il punto di riferimento è il centrale Abdennour, che a Valencia sta facendo molto male da un anno e mezzo a questa parte ma che prima in Francia aveva avuto un rendimento eccellente e che in nazionale non ha mai tradito, tanto che era inserito nel lotto dei papabili per il pallone d’oro africano. Khazri del Sunderland è forse il miglior talento, ma una menzione particolare la merita Youssef Msakni, 26enne trequartista che gioca in Qatar dal 2013, ovvero da quando gli emiri spesero 11 milioni di euro per prendere quello che aveva fatto uno dei gol più pesanti della CAN 2013: firmò contro l’Algeria – che ritroverà – una rete da stropicciarsi gli occhi al 91esimo minuto, decidendo il caldissimo derby magrebino.

Zimbabwe

E’ alla sua terza partecipazione, nelle prime due ha sempre abbandonato nel girone e la sensazione è che anche quest’anno la sorte sarà quella, però è noto come in questa competizione tutto sia possibile e allora è da vedere anche questa nazionale, che occupa il posto n.101 nel Ranking FIFA. La squadra è diretta da Callisto Pasuwa, un vero e proprio mito locale perché al tempo in cui era un centrocampista dribblomane e molto tecnico: arrivò anche a giocare la Champions League africana, vinse di tutto in patria e fu uno dei più grandi rappresentanti di questo calcio negli anni ’90 assieme ovviamente all’indimenticabile Peter Ndlovu (che ha fatto una lunga carriera in Inghilterra) e soprattutto a Bruce Grobbelard (iconico portiere del Liverpool 80s). Poi Pasuwa è diventato un allenatore di grande successo, in grado di vincere quattro titoli nazionali consecutivi: per questo, dal 2014 guida sia la nazionale maggiore che l’Under23.

Il giocatore principale è il centrale difensivo Nhamoinesu che è una colonna dello Sparta Praga, però i due elementi più intriganti sono in attacco: Knowledge Musona (“The Smiling Assassin”, bomber dell’Oostende quarta forza del campionato belga e passato anche da Hoffenheim e Kaizer Chiefs) e Khama Billiat, che gioca con i Sundowns sudafricani e che si è visto al recente Mondiale per Club, dopo aver guidato la sua squadra alla conquista della Champions League africana. Il problema è che il gruppo è in totale contestazione con la Federazione per questioni di premi e bonus economici e addirittura la squadra non si è presentata alla cena ufficiale con il vice-presidente della Nazione il giorno prima di partire per il Gabon. La realtà è che il movimento calcistico è praticamente in bancarotta, così come del resto tutto il Paese…

Girone C

Girone con una netta favorita, la Costa d’Avorio campione in carica, ma che può riservare delle sorprese. Innanzitutto, gli ivoriani sono all’inizio di un nuovo ciclo dopo il pensionamento della grande generazione passata e troveranno sulla loro strada il CT che li ha portati alla gloria due anni fa, ovvero il francese Hervé Renard che oggi guida un Marocco limitato dagli infortuni eccellenti di Boufal (su tutti) ma anche di Belhanda e Amrabat. Però è un Marocco molto solido e non sarà facile eliminarlo, in più ci sono il Congo della coppia d’attacco Mbokani-Bakambu e il Togo di Le Roy e Adebayor, apparente vittima sacrificale…ma le apparenze, da queste parti, spesso portano a commettere gravissimi errori.

Costa d’Avorio

Sono i campioni in carica e i favoriti d’obbligo, anche se il “double” a questa nazionale non è mai riuscito. In più, siamo in un momento di passaggio generazionale ed è una squadra un po’ “work in progress”, perché si esce dalla generazione dorata dei Touré e di Drogba (ma anche di veterani storici come Zokora e Gervinho) per andare su una squadra che ha ancora una forma un po’ labile, pur promettendo bene. Una curiosità importante riguarda Kessie dell’Atalanta che potrebbe addirittura fare il difensore centrale: è stato ripetutamente provato in questo ruolo dal CT Dussuyer, che nell’ultima edizione ha raggiunto i quarti con la Guinea. Altro ventenne interessante è Angban, di proprietà del Chelsea anche se poco impiegato fin qui al Granada. Intrigante anche il ventunenne Nicolas Pepe dell’Angers, ala destra brevilinea e velocissima. Poi ci sono alcuni big offensivi come Sio del Rennes, Kalou dell’Hertha, Bony dello Stoke City e Gradel del Borunemotuh, in mezzo al campo ci sono N’Guessan, che sta facendo bene al Nancy, e un riferimento come Serey Dié, oltre all’interessante Jean Seri che a Nizza sta lavorando benissimo e quest’anno ha continuato a crescere. Dietro, la squadra si regge su due colonne come Bailly e Aurier.

Marocco

La certezza principale del Marocco è il CT Hervé Renard, mago del calcio africano e campione in carica con la Costa d’Avorio: ha vinto la CAN due volte in tre tentativi, e la prima gli è riuscita addirittura con lo Zambia nella storica edizione del 2013, la cui finale si giocò a Libreville ed ebbe un significato particolarissimo, visto che dalla capitale gabonese aveva decollato il maledetto aereo che distrusse, nel 1993, una fortissima nazionale zambiana. Non è fortissimo invece questo Marocco, soprattutto dopo gli ultimi e pesantissimi forfait che hanno tolto ai magrebini quasi la metà del proprio potenziale, però Renard ha plasmato una formazione solidissima, che in tutto il 2016 non ha perso nemmeno una partita e ha incassato un solo gol. Quindi aspettiamoci un Marocco magari non brillantissimo ma molto, molto duro da battere. Anche perché dietro impera Mehdi Benatia della Juve, con al fianco un altro elemento d’esperienza come Da Costa dell’Olympiacos (francoportoghese che però rappresenta il Marocco dal 2014). E’ un grosso problema per Renard l’infortunio di Boufal, che è uno dei trequartisti più talentuosi che ci siano in giro e che ha dato forfait all’ultimo dopo che avevano dovuto rinunciare altri big come Belhanda, Tannane e Amrabat (Ziyech invece è stato escluso), però questo responsabilizza ancor di più El Kaddouri e comunque qualche elemento che potrebbe essere imprevedibile fra le linee c’è: Fayçal Fajr del Deportivo La Coruna e magari anche a Boussoufa. Davanti il riferimento è l’ex Udinese e soprattutto Granada Youssef El Arabi, ma attenzione anche al rampante En Neysiri del Malaga: ha vent’anni, ha già segnato in Liga, ha un fisico molto interessante e in questo contesto può segnalarsi.

Repubblica Democratica del Congo

Squadra che ha del potenziale, perché ha diversi giocatori in crescita e soprattutto molti elementi che possono decidere le partite. Se parliamo di crescita, il primo da citare è il CT Florent Ibengé, che ha allenato anche in Cina qualche anno fa e che soprattutto nel 2016 ha vinto col Congo la Coppa d’Africa riservata alle selezioni dei giocatori che militano nei campionati nazionali, dopo che aveva fatto molto bene con i suoi Leopardi nella CAN vera e propria di due anni fa in Guinea. Il potenziale più grande della Repubblica Democratica del Congo è davanti, con la coppia formata da Mbokani dell’Hull (massimo cannoniere nella storia di questa selezione) e da Cedrick Bakambu, che nella stagione scorsa ha segnato 22 gol nel Villarreal, anche se quest’anno ha avuto un infortunio in preparazione e sta facendo un po’ più di fatica. In più c’è Mpoku, ex Cagliari e ora al Panathinaikos. In difesa l’elemento più interessante è il 22enne Mbemba del Newcastle e di base inglese è anche il leader del centrocampo, Youssuf Mulumbu che ora gioca al Norwich dopo tante stagioni al West Brom e che ultimamente ha recuperato un po’ di continuità dopo tanti problemi. Una squadra molto tosta e fisicamente forte.

Due invece le assenze importanti: Bolasie (infortunato) e l’incredibile caso di Benik Afobe del Bournemouth, che pur essendo nato a Leyton e avendo rappresentato l’Inghilterra fino al livello U21, aveva scelto di naturalizzarsi per la Repubblica Democratica del Congo con la prospettiva di esordire proprio in questa CAN, però è successo che la Football Association inglese ha mandato i documenti all’altro Congo, il Congo Brazzeville, ed è scoppiato il caos: Afobe ha deciso di mollare tutto e di concentrarsi solo sul club ma c’è ancora un contenzioso aperto, percui non sta giocando né in questa CAN né in Premier.

Togo

In teoria ha chances scarsissime di fare strada, però ci sono due variabili che possono far saltare i pronostici: l’espertissimo CT francese Claude Le Roy e il leader della squadra, Emmanuel Adebayor. Le Roy è alla sua nona CAN e nelle precedenti otto ha mancato la qualificazione alla fase ad eliminazione diretta solo in un’occasione, vincendo nel 1988 col Camerun. Adebayor è un enigma perché è senza squadra e le sue attitudini negli ultimi anni non sono state per nulla convincenti, però questo contesto porta altri mondi e altre dinamiche, percui sarà un qualcosa da vedere e da gustare. Così come lo sono alcuni talenti: Gakpé del Genoa, soprattutto Dossevi dello Standard Liegi ma anche Aiyté, ala mancina del Fulham che sta facendo benissimo in Championship. Magari anche il 22enne Bebou, che gioca nella seconda divisione tedesca con il Fortuna Dusseldorf e sta dimostrando di vedere la porta.

Girone D

Girone in cui ci aspettiamo fuochi d’artificio da Egitto e Ghana, squadre di rango, con figure europee e anche con due CT di grande storia come Hector Cuper e Avraham Grant. Poi c’è il Mali, che è una outsider interessante anche se il dopo Keita e Diabate sembra un po’ difficoltoso, mentre è molto più che difficile pensare che l’Uganda faccia qualcosa di buono…ci sono però un paio di giocatori da osservare anche nella nazionale ugandese

Egitto

E’ tornato ad avere gradi di alto livello e si presenta anche in buona forma dopo tre mancate qualificazioni consecutive che hanno seguito invece tre imposizioni in fila. L’ottava stella per la nazionale più decorata del continente la si cerca con Hector Cuper, approdato ai Faraoni nel Marzo del 2015 a seguito dell’esperienza molto negativa negli Emirati. Cuper ha lanciato una delle stelline da osservare ovvero il 19enne Ramadan Sobhi, praticamente un nuovo Salah meno rapido ma più driblomane e scenografico. E’ un mancino, quindi può giocare sulla fascia opposta rispetto al romanista e la sensazione è che possano essere due frecce veramente interessanti, a patto che Sobhi dimostri di esserci mentalmente e fisicamente, visto che allo Stoke City non sta giocando molto. Per il resto la squadra è composta in grande misura dai giocatori dei due colossi contrapposti del calcio egiziano ovvero Al Ahli e Zamalek, a partire dal portiere El Hadari che a 43 anni è ancora fra i più affidabili del continente. Fra quelli che giocano all’estero, son da segnalare El Nenny dell’Arsenal, Mahmoud Hassan detto “Trezeguet” per la somiglianza nei tratti somatici, un trequartista di ventidue anni il cui cartellino è dell’Anderlecht e che sta giocando in prestito sempre nel campionato belga, e anche Koka ovvero Ahmed Hassan, attaccante ventitreenne del Braga che ha fatto una seconda parte della scorsa stagione mirabolante, quest’anno è andato un filo in flessione però è uno che la porta la prende.

Ghana

Nobile d’obbligo visto che nelle ultime cinque edizioni ha sempre centrato almeno la semifinale, però non ha mai vinto e la sensazione è che i tempi d’oro siano un po’ lontani, perché questa è una squadra che ha perso dei punti di riferimento come Essien e Asamoah (ma anche Muntari e volendo Appiah), in più ha visto delle promesse annunciate diventare invece delle delusioni: in questo caso l’esempio più chiaro è quello di Adiyah, che nel 2009 era un baby-prodigio al Milan e oggi langue nel campionato thailandese, per altro segnando anche molto poco.

L’ottima notizia è il ritorno di André Ayew dall’infortunio e il gol nel Boxing Day potrebbe essere benaugurante, suo fratello Jordan invece sembra molto intristito (almeno per quanto visto fin qui con l’Aston Villa) e lo stesso Asamoah Gyan all’Al Ahly appare l’ombra di se stesso. Ci sono un paio di “italiani” ovvero Badu dell’Udinese e Acquah del Toro, che possono dare sostanza alla squadra assieme a Thomas dell’Atletico Madrid. Una rivelazione potrebbe essere Acheampong dell’Anderlecht, esterno offensivo ventitreenne che pare piaccia a Klopp.

Mali

La squadra di Alain Giresse è un’incognita ma è potenzialmente interessante e ha una delle rose più giovani della competizione: fra i giocatori di movimento, l’unico over30 è l’attaccante del Karabukspor Moustafa Yatabaré, che ha un proficuo passato in Francia e che ora in Turchia è allenato dall’ex juventino Igor Tudor. Per il resto – per ripartire dopo gli addii ai veterani storici Seydou Keità e Cheik Diabaté – ci sono tanti giovani fra cui il difensore dell’Udinese Molla Wagué e il centrocampista del Monaco Adama Traoré, che non sta giocando tantissimo per colpa degli infortuni ma che ha ventuno anni e in nazionale è il leader del centrocampo. Vediamo come li ha assemblati Giresse, che da giocatore è stato un indimenticabile playmaker nella Francia degli anni ’80 e che da allenatore fece il terzo posto nella CAN 2012, proprio alla guida del Mali nel suo primo ciclo con questa nazionale.

Uganda

Erano trentanove anni che le Gru dell’Uganda non si presentavano alla fase finale della Coppa d’Africa e l’ultima volta, nel 1978, arrivarono seconde perdendo con i padroni di casa del Ghana in una competizione che allora era a otto squadre. E’ noto come si stia parlando di uno dei paesi più sconvolti da guerre (civili e non), da dittatori e da genocidi. Un paese che ha problemi enormi, e infatti più volte la nazionale ugandese ha dovuto ritirarsi durante le qualificazioni. Stavolta ci è arrivata ed è guidata dal serbo Milutin Sredojevic, uno che in Africa ha lavorato in sei paesi diversi sia a livello di club che di nazionale. Il calcio ugandese ha portato pochissimi giocatori in Europa, il primo fu il mitico Majid Musisi, bomber degli anni ’90 che ha giocato al Rennes e poi in Turchia. Nella squadra attuale ce ne sono quattro: Kizito, ala che racimola qualche presenza nel Rio Ave in Portogallo, Sentamu che fa il centravanti e ad Agosto ha segnato il suo primo (e unico) gol nel campionato finalndese, Mawejje ovvero un mediano di 30 anni fresco di ultimo posto nel campionato islandese e – dulcis in fundo – Faruk Miya, il principale motivo di interesse per questa squadra: è una punta di diciannove anni che gioca – per quanto pochissimo – nello Standard Liegi. Poi c’è chi gioca in Vietnam, chi in Libano, chi in giro per il continente come Massa, il capocannoniere, e il portiere Onyango che ha conquistato la Champions League africana nel 2016 con i sudafricani del Sundowns vincendo il premio di giocatore africano dell’anno fra quelli che militano nel continente Infine, c’è il vero punto di riferimento del centrocampo: Michael Azira, che solo recentemente ha abbracciato la causa della nazionale dopo essersi fatto un nome in nordamerica. Azira gioca nella MLS dal 2014 e quest’anno ha fatto una buona stagione ai Colorado Rapids.