Oggetti di culto. Episodio 01: Francesco “Ciccio” Cozza

Il termine culto nel mondo del calcio viene spesso accostato ai mostri sacri di questa disciplina, ma non qui. Qui, nel “contratempio”, l’idea di culto è in contropiede.

Il contratempio è un luogo mistico. È un posto sulle cui pareti e nelle cui stanze non sono contenuti i poster e le statue dei soliti noti. Nel contratempio trova la sua massima espressione una nuova idea di culto: il culto del calciatore minore. I quadri e le statue riproducono l’immagine di quei protagonisti che, pur avendo calcato i campi della nostra Serie A, troppo spesso vengono condannati all’oblio. La scelta dei soggetti che trovano posto in questo tempio è dettata dal cuore e dall’ammirazione personale. Se vuoi contribuire ad accrescere il culto indicaci i tuoi preferiti (alla nostra pagina Facebook o scrivendo nei commenti) e un giorno, magari, avrai un luogo dove adorarli.

Il portico

Anche il contratempio, come ogni tempio che si rispetti, è dotato di un portico che accompagna i visitatori al maestoso portone d’ingresso. La galleria che si crea grazie alla presenza delle colonne che avvolgono il vialetto centrale è dotata di una serie di faretti interrati che mutano il loro colore in relazione al soggetto il cui culto è professato. Oggi, il colore dominante, è l’amaranto. Ad accogliere il gruppetto di visitatori giunto direttamente da Cariati, cittadina della Calabria che affaccia sul mar Ionio, è un barbuto signore che svela immediatamente ai presenti la sua identità: buongiorno, esordisce facendosi incontro al gruppetto, sono Gennaro e vi accompagnerò nel corso della vostra visita. Le prime parole che Gennaro rivolge al gruppo sono di ammonimento. Stiamo per entrare (sottolinea con tono di voce deciso) in un luogo sacro, un luogo nel quale saranno sollecitate le corde più intime della vostra anima e saranno riportati alla luce i vostri ricordi più cari. Un luogo che oggi vi apre le porte per consentirvi di adorare un vostro illustre concittadino: Francesco “Ciccio” Cozza. A nome pronunciato le luci color amaranto si spengono immediatamente ed appare, proiettato sul maestoso portone d’ingresso, un filmato.

È l’ultima giornata del campionato di B stagione 1998/99. La Reggina affronta un Torino già promosso in A ed è alla caccia del quarto posto che all’epoca significava promozione. Il rigore trasformato da Cozza è il primo dei due goal che consentiranno alla squadra amaranto di ottenere, dopo 85 anni di storia, la prima promozione in serie A. Il numero sulle spalle è un inedito 35, 5 le lettere che compongono un cognome che pronunciato vuol dire Reggina. Gli occhi dei visitatori sono gonfi di lacrime. È arrivato il momento di entrare.

Il chiostro

Il debutto in serie A Cozza lo deve alla Reggiana. Il colore dominante è il granata, il nome è un preludio a quello che sarà ma l’amore non scatta. Vicenza, Lucchese, Cagliari e Lecce le esperienze con le quali Ciccio tenta di dimenticare quella squadra della quale aveva già fatto parte in età giovanile. Cozza e la Reggina si incontrano nel Gennaio del 1999 e si separeranno per la prima volta dopo 5 anni di intenso amore. 235 le presenze totali condite da 48 goal che ne fanno il secondo miglior marcatore della squadra calabrese dietro ad Erminio Bercarich, protagonista della Reggina del secondo dopoguerra. Le bianche pareti dei corridoi accompagnano i presenti nel ricordo di quegli anni. Al centro del chiostro, nell’area scoperta, è situata una fontana alla quale Gennaro invita i visitatori ad avvicinarsi. Il materiale di costruzione è la terracotta (ampiamente lavorata nelle botteghe di Reggio e provincia) che disegna un numero tanto caro agli amanti del calcio: il 10. Cozza e il 10 però non sempre sono stati una coppia perfetta. Il goal contro il Torino in occasione della prima storica promozione in A e il goal dell’ 1-1 nello spareggio del 2002/03 contro l’Atalanta Francesco li segna con addosso la maglia numero 35.

“Sono contento per i nostri tifosi ma soprattutto per Reggio Città, vi amo tutti”. Il rapporto con l’amore non è semplice. Lo vivi serenamente solo quando sei in grado di ammettere a te stesso che senza una persona, o una squadra, la tua vita faticherebbe a trovare un senso. Uno spareggio per decidere la permanenza in A e gli occhi dell’Italia addosso. Al diavolo la De Filippi e “C’è posta per te”. Ognuno ha il diritto di sognare una dichiarazione del genere. Sono Ciccio Cozza, vuoi essere la mia Reggina?

Innamoratevi

Il pronao

Tra un morso ad un panino con la ‘nduja ed un sorso di amaro Silano per dare quel pizzico di brio alla visita, si giunge ad una delle parti più importanti del tempio: il pronao. Qui ci si prepara a quello che sarà l’ultimo atto della visita. I volti dei presenti, quasi a comprendere il tasto che Gennaro andrà a toccare, si fanno immediatamente più seri ed anche il bambino che tenta di esorcizzare la noia osservando su YouTube un video con le skills di Cristiano Ronaldo viene richiamato all’ordine. Ogni grande amore (evidenzia Gennaro) è fatto di alti e bassi. Ogni grande amore, continua, ha dei momenti di buio che purtroppo per Cozza e per la Reggina sono coincisi con l’assenza del fantasista nella miglior stagione in Serie A degli amaranto. È l’anno di calciopoli e della storica salvezza raggiunta partendo da -11 in classifica.

Il silenzio è religioso

Per farsi perdonare le scappatelle (Genoa e Siena le altre maglie indossate da Cozza) il figliol prodigo ritorna nella città dello stretto nella stagione successiva a quella della miracolosa salvezza. Ancora due annate condite da 10 goal e le scarpette appese al chiodo nella stagione 2009/10 difendendo i colori della Salernitana. Quello di Cozza a Reggio era però un arrivederci in quanto come assistente di Atzori prima e, come capo allenatore poi, per ancora 3 anni le strade dei due amanti si rincontreranno prima di dividersi nuovamente all’inizio della stagione in corso.

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi, ritornano. Sono le parole di “amici mai” di Antonello Venditti a riecheggiare tra le mura del contratempio e ad accompagnare il gruppo dei fedeli verso l’ultima e più importante parte della venerazione del loro calciatore protettore. Carriera, qualche magia, primi passi da allenatore. Cos’altro c’è da scoprire?

L’altare

L’ultimo atto delle venerazione di Cozza è ispirato a quella che senza ombra di dubbio è una caratteristica che, ad un buon fantasista, non può assolutamente mancare: il tempismo. Tempismo non è solo capacità di essere nel posto giusto al momento giusto ma anche capacità di scegliere con quale giocata decidere una partita. Ciccio, dall’alto dei suoi 181 cm, esce dall’iconografia del fantasista basso e veloce che fatica a mettere piede nell’area di rigore dimostrando di non disdegnare, e torniamo al tempismo nelle scelte, una soluzione che caratterizza il gioco dei bomber d’area di rigore: il colpo di testa.

La punta amaranto tiene impegnato il centrale avversario portando un blocco. Cozza, mossosi alle spalle dell’avversario come un ninja, si fionda in area di rigore e fulmina il portiere sul proprio palo con un potente colpo di testa.

Ben 6 sono i goal che Cozza ha segnato in carriera utilizzando la cabeza ad ennesima dimostrazione delle numerose frecce che aveva a disposizione nel suo arco. Di frecce a disposizione vorrebbero averne anche i visitatori in quanto Gennaro, con la fermezza che contraddistingue tutti i custodi scattato l’orario di chiusura, invita l’allegra comitiva ad accomodarsi verso l’uscita ed a sfruttare gli ultimi minuti per formulare un pensiero nel quale racchiudere l’essenza della visita. Tra i tanti quello che più spicca viene scritto da un tizio che per tutto il percorso, cappellino in testa, se ne era rimasto in disparte ascoltando con attenzione i commenti dei presenti. Il biglietto recitava: “ci sono luoghi da cui non me ne sono mai veramente andato, luoghi in cui so di dover ritornare. Con affetto, Ciccio”

GLI ALTRI OGGETTI DI CULTO

Episodio 01: Francesco “Ciccio” Cozza
Episodio 02: Julio Ricardo Cruz
Episodio 03: Mario Frick
Episodio 04: Jaap Stam