La deriva del Siviglia, fuori dai giochi in due settimane

Siviglia-Villarreal

Crisi Siviglia Liga – Il mese di marzo è spesso decisivo nell’andamento di una stagione intera, soprattutto per le squadre rivelazione, che fanno dell’entusiasmo il loro punto di forza e al primo passo falso rischiano di scivolare seriamente. È il caso del Siviglia di Jorge Sampaoli, che dal 2 marzo scorso non conosce più la vittoria: proprio dopo i tre punti conquistati contro l’Athletic e le successive del tecnico argentino che ammetteva che la squadra era in lotta per vincere la Liga è cominciata la deriva della squadra andalusa, fino ad oggi la più frizzante per gioco in tutta la Spagna e adesso sfiatata e sgonfia a livello fisico e mentale. La consapevolezza della forza del suo calcio e del gruppo che ha a disposizione sono venute meno all’improvviso dopo il pareggio per a 1 a 1 a Vitoria contro l’Alavés e si sono riproposte dopo l’altro pari, stavolta casalingo e più sorprendente, contro il Leganés. Eppure è la batosta del Vicente Calderón nello scontro diretto per il terzo posto con l’Atletico Madrid che ha provocato la vera ferita nella creatura andalusa.

Polveri bagnate in casa Siviglia

Una squadra che fa del gioco associativo e delle fitte trame di passaggi verticali il suo credo dovrebbe arrivare più spesso sotto porta e manifestare nell’area piccola la propria superiorità. Ciò nonostante il Siviglia non riesce a segnare più di un gol a partita dal derby del 25 febbraio contro il Betis, quando si impose per 2 a 1 al Villamarín. L’alternanza tra Ben Yedder e Jovetic in punta, a seconda degli incontri da disputare, all’improvviso ha smesso di dar frutti, il che lascia intendere che adesso che la squadra è inceppata durante la tessitura del gioco, un centravanti potente che fabbrichi i gol da solo servirebbe come il pane. Come dimenticare, poi, la pessima percentuale di rigori realizzati: il Siviglia si è trovato fuori dalla Champions League per colpa degli errori di Correa all’andata e di N’Zonzi al ritorno. Se persino il modo più diretto di andare a segno non viene sfruttato, ecco che i nodi vengono pian piano al pettine. In definitiva la truppa di Sampaoli paga i catenacci avversari, che concedono meno spazi e una certa timidezza in zona gol.

Nervi tesi

Ed è proprio quando il gioco associativo non si concretizza che il rendimento cala. La frustrazione delle azioni corali orchestrate da Nasri, Vitolo, Vázquez, Iborra, Sarabia e Jovetic influisce sull’andamento psicologico e neanche un eccellente motivatore come Sampaoli è riuscito a trovare una soluzione a questo problema. Inoltre, la squadra sembra essere arrivata al limite della sopportazione nervosa, come dimostra l’espulsione di Nasri contro il Leicester: il francese, che ha ormai trent’anni, ha palesato nuovamente limiti di maturità ed è cascato nella trappola tesagli da Vardy consegnando una squadra già arresa agli uomini di Shakespeare nel match di ritorno, che ha sancito l’eliminazione dalla Champions League.
La confusione e la disorganizzazione si sono manifestate ancor di più al momento del penalty che avrebbe potuto portare le squadre ai supplementari, ma N’Zonzi, che in carriera non ne aveva mai calciato uno così importante, ha di fatto regalato il pallone a Schmeichel. Il segnale ultimo del crack di un sistema bellissimo a vedersi ma difficile da alimentare continuamente.

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Classe 1983. Irrimediabilmente curioso e nomade incallito, scrive per Il Mattino, SoFoot, Revista Libero, Undici e El Gráfico. Da Buenos Aires a Napoli passando per Parigi e Barcellona