Oggetti di culto. Episodio 02: Julio Ricardo Cruz

JULIO RICARDO CRUZ CULTO – Il contratempio è un luogo mistico. È un posto sulle cui pareti e nelle cui stanze non sono contenuti i poster e le statue dei soliti noti. Nel contratempio trova la sua massima espressione una nuova idea di culto: il culto del calciatore minore. I quadri e le statue riproducono l’immagine di quei protagonisti che, pur avendo calcato i campi della nostra Serie A, troppo spesso vengono condannati all’oblio. La scelta dei soggetti che trovano posto in questo tempio è dettata dal cuore e dall’ammirazione personale. Se vuoi contribuire ad accrescere il culto indicaci i tuoi preferiti (alla nostra pagina Facebook o scrivendo nei commenti) e un giorno, magari, avrai un luogo dove adorarli. Lasciatosi alle spalle la storia d’amore tra Ciccio Cozza e la Reggina il contratempio è pronto a cambiare pelle. Oggi il silenzio regna sovrano e sulla porta d’ingresso campeggia una scritta: chiuso per manutenzione. L’unica persona alla quale è concesso l’ingresso è un longilineo signore la cui storia parte da lontano e più precisamente da Banfield, città argentina della provincia di Buenos Aires. Lì, “con i capelli ancora lunghi”, segna i suoi primi goal colui che è universalmente ricordato per la sua capacità di incidere da subentrato: Julio Ricardo Cruz.

Un ventenne Cruz con la maglia del Banfield slalomeggia
sui polverosi campi argentini di metà anni 90

Julio Ricardo Cruz, silenzio ed applicazione

Il silenzio e l’applicazione accompagnano Cruz dal giorno zero della sua carriera. Poco avvezzo alle luci della ribalta ha sempre preferito far parlare il campo sin da quando, fresco di passaggio al River, si consacra come uno dei bomber più promettenti del campionato argentino. Erano i Millionarios guidati da Ramon Diaz che annoveravano tra le loro fila gente del calibro (giusto per citarne alcuni) di Francescoli, Sorin e Aimar. Nell’unica stagione al River, Cruz viaggia alla media di un goal ogni due partite e porta a casa tanto il torneo di Apertura quanto quello di Clausura.

La presenza di Cruz al contratempio non è casuale. Leggenda vuole che il suo nome da battaglia, “El Jardinero”, sia conseguenza della passione che Julio ed un altro paio di compagni delle giovanili del Banfield nutrivano nei confronti dei tagliaerba, con i quali erano soliti giocare al termine degli allenamenti. Il cartello appeso sulla porta, l’interdizione alle visite, il silenzio che regna sovrano. Non vi viene in mente nulla?

Superata la porta di ingresso la situazione che Cruz si trova davanti non è delle migliori. Se i corridoi del chiostro sono finemente arredati da quadri contenenti le maglie indossate in carriera, Banfield e River prima, Feyenord e Bologna poi, Inter e Lazio per finire, non si può dire lo stesso del giardino centrale. L’ aspetto è quello di un campo di terza categoria sul quale hanno appena finito di darsi battaglia due squadre composte dai migliori talenti della zona che, vuoi per qualche guaio con la giustizia, vuoi per scelte di vita che ti portano a preferire il divano agli allenamenti, tentano di mantenere in vita la passione per il calcio. Il ruolo di Cruz è finalmente chiaro. Un tempio che si rispetti deve avere un bel giardino e, un bel giardino, si costruisce partendo dall’elemento principe della sua struttura: la pavimentazione.

Attraverso la pavimentazione si crea il percorso di visita di un giardino e, in quello che Cruz ha in mente di costruire, le prime mattonelle sono di colore arancione con evidenti sfumature bianconere. È il 26 novembre 1997 e il Feyenoord affronta la Juventus in Champions League.

Entrambi le reti portano con sé un po’ di Julio Cruz. Il primo goal ne rappresenta le indiscusse capacità balistiche. Lo stop è ad orientare la palla verso la porta avversaria e le lunghe leve sono utilizzate per accorciare nel minor tempo possibile lo spazio tra sé e il pallone al fine di eludere il recupero dell’avversario. Il secondo è un mix di astuzia e senso della posizione. Sguardo alle spalle per controllare la posizione dell’avversario poco prima di ricevere il passaggio dal compagno ed utilizzo dei 90 kg che madre natura gli ha gentilmente donato in maniera magistrale.

La recinzione del tempio

Continuando nella posa delle mattonelle, ed i colori mutano richiamando in continuazione le varie squadre di Cruz, sorge la necessità di attribuire al giardino un aspetto maggiormente ordinato. L’idea è quella di creare degli ambienti all’interno dei quali ogni singola esperienza possa trovare un’ordinata collocazione. Se i primi paletti sono stati piantati per racchiudere l’esperienza olandese nella quale Cruz, come già fatto con il River, viaggia alla media di un goal ogni due partite (50 le reti in 103 presenze totali), la recinzione più grande è quella che racchiude i suoi 10 anni italiani. Bologna è la prima tappa e Bologna, per Cruz, vuol dire anche dieta: “Guidolin appena sono arrivato mi ha chiesto di dimagrire. Ho fatto una dieta per un mese e ho perso 10-11 kg”

Cruz slalomeggia tra i difensori della Fiorentina

Bologna però vuol dire anche continuare a tessere la perversa trama della storia che lega Cruz alla Juventus. Anche in maglia rossoblù, infatti, Julio non si è lasciato sfuggire l’occasione di farsi voler bene dalle parti di Torino. L’ultimo goal in quel di Bologna, infatti, apre le danze di quello che sarà un rocambolesco 2-2 tra i felsinei e la Juventus. Dieci i goal in carriera segnati ai bianconeri di cui ben 7 siglati nei derby d’Italia.

Un giovane Zaccardo anticipa secco Del Piero, sdraia un avversario e serve Cruz con un
passaggio filtrante degno del miglior trequartista su piazza. Cruz ancora una volta
scrive un saggio su cosa vuol dire difendere la palla e
avere senso della posizione.

Il gazebo

Sistemate le incombenze strutturali l’attenzione può spostarsi sulla costruzione della parte più raffinata del giardino. Seguendo il percorso e lasciandosi alle spalle l’esperienza bolognese si giunge ad una immensa aiuola al centro della quale campeggia un gazebo a chiare tinte neroazzurre. Cruz vestirà la maglia dell’Inter per 6 lunghi anni conditi da 4 campionati, altrettante supercoppe e 2 coppe Italia. Il feeling con la squadra nerazzurra non tardò ad arrivare. La partita è Arsenal-Inter e Cruz sceglie il palcoscenico più importante per presentarsi ai tifosi nerazzurri: la Champions.

Il numero è il 9, l’assist è di Martins, il goal è il primo con la maglia dell’Inter

Al goal contro l’Arsenal ne seguiranno altri 74 molti dei quali segnati da subentrato. Cruz è l’attaccante che ogni allenatore vorrebbe, voltando le spalle al campo, trovare seduto in panchina. La polemica è quanto di più lontano dalla sua persona mentre, la capacità di farsi trovare pronto quando serve, rappresenta un tratto peculiare del suo essere dentro e fuori dal campo. “Voglio ridare”, dichiarerà in occasione della sua candidatura a intendente del distretto in cui è nato, “alla mia terra un po’ di ciò che ho ricevuto da lei. La gente mi incoraggia e mi dice che posso essere diverso dagli altri politici.” I risultati, purtroppo, non saranno dei migliori ma se fosse riuscito nell’impresa di segnare da subentrato anche in campo politico staremmo qui a parlare del senatore Cruz e non del “giardiniere” che tanto bene ha fatto in campo calcistico.

Dettagli

“Ha molti meriti Cruz. Segna e gioca quando glielo chiedono, gioca e segna nelle partite che contano”.
L’ultima stagione della sua carriera il “giardiniere” la gioca con la maglia della Lazio. I goal saranno soltanto 4 ma Cruz decide di congedarsi nello stesso modo nel quale la sua storia era iniziata. Sveste la tuta in uscita dalla panchina e regala a se stesso, dopo averne segnati tanti per gli altri, uno dei goal più belli della sua carriera

Cruz è entrato ed ha segnato. De Angelis ne riassume l’essenza come meglio non poteva.

Cruz, però, ha un’ossessione di bianconero vestita. Come già ricordato i goal segnati alla Juventus nel corso di tutta la sua carriera sono 10 anche se, i due più importanti, sono datati 2003. Erano 10 anni che l’Inter non vinceva a Torino e quando Cruz si presenta al limite dell’area bianconera per calciare una punizione si intuisce che qualcosa sta per accadere. I metri che separano il pallone dalla porta di Buffon sono 9.15. La rincorsa è breve ed il sinistro è ben piantato a terra per garantire il miglior appoggio possibile. Il resto, amici, penso non ci sia bisogno di raccontarvelo.

GLI ALTRI OGGETTI DI CULTO

Episodio 01: Francesco “Ciccio” Cozza
Episodio 02: Julio Ricardo Cruz
Episodio 03: Mario Frick
Episodio 04: Jaap Stam
Episodio 05: Ernesto Javier Chevanton
Episodio 06: Alvaro Recoba