Diego, il nome non fa il fuoriclasse

DIEGO JUVENTUS FLOP – Di solito si suole dire che “l’abito non fa il monaco” per ammonire sul non giudicare subito una persona, diventando poi precipitosi nei giudizi. Ebbene, anche se in termini strettamente negativi, la stessa cosa è avvenuta a Diego Ribas da Cunha – conosciuto ai più semplicemente come Diego -, giudicato forse troppo benevolmente per un nome che inevitabilmente rimandava e rimanderà sempre al più grande calciatore mai esistito sulla Terra. Come da titolo, il nome non fa però il fuoriclasse e soprattutto in Italia si è compreso come il destino di questo calciatore non fosse propriamente quello di condividere cena e posti a sedere con i titani di questo sport. Ennesimo brasiliano triste, Diego ha scoperto di non essere il campione che credeva, pagando però colpe anche non sue.

Diego Ribas da Cunha, il brasiliano che doveva rilanciare la Juve ma che affondò insieme al resto della barca

Se c’è una cosa che non si può dire di Diego, a onor del vero, è che non abbia talento. La classe la possiede eccome: soprattutto agli inizi della carriera, svolta in Brasile al Santos, il carioca aveva manifestato ottime doti sui calci piazzati e nel dribbling, così come un’ottima predisposizione agli assist. Il calciatore inizia a rendere tantissimo soprattutto come seconda punta-trequartista, facendo la fortuna dei suoi compagni di squadra, tra i quali c’è un Robinho altrettanto scatenato. Come altri Diego (e quel Diego) prima di lui, ovviamente l’approdo in Europa è soltanto una questione di minuti nell’orologio della vita.

Così, nel 2004 il ragazzo lascia il Santos per approdare al Porto. Già nel mercato precedente Diego avrebbe dovuto raggiungere il Vecchio Continente, precisamente l’Inghilterra e il Tottenham, ma il Presidente del club brasiliano fece saltare l’operazione all’ultimo secondo. Non fu in grado, però, di trattenerlo l’estate seguente.
Ad ogni modo, il Porto: club che da sempre acquista giovani talenti sudamericani e poi li rivende a prezzi esorbitanti. Si pensa possa essere così anche con Diego, che però fa una fatica enorme a imporsi nel campionato portoghese: in due stagioni il brasiliano visse continuamente tra la panchina e la tribuna, giocando solo qualche spezzone di gara. Si rese necessario dunque cercare un altro team: nonostante il poco riscontro in campo, Diego ha molto mercato e alla fine ad aggiudicarselo è il Werder Brema, importante club di Bundesliga.

Dominio tedesco

Come per magia, al Werder Brema Diego torna quello del Santos. Complici anche i tanti spazi lasciati dalle difese teutoniche, il brasiliano può sfruttare al massimo la sua classe nella posizione tra le linee. Diego è devastante: serve tantissimi assist ai compagni e, pur non vedendo tantissimo la porta, segna spesso gol decisivi. Dopo la prima stagione di Bundesliga, chiusa al terzo posto e con la vittoria della Coppa di Lega, Diego viene nominato miglior giocatore del campionato.

Nelle stagioni successive tutto procede per il meglio. Diego – che prolunga il suo contratto con il club fino al 2011 – trascina la squadra con prestazioni importantissime: gol da 60 metri, assist plurimi in una sola partita, un’intesa meravigliosa con l’altro clamoroso talento del club, Mesut Ozil. Diego diventa il miglior trequartista europeo in men che non si dica. Non è un caso che i club più importanti del mondo chiedano informazioni su di lui: in particolare, si interesserà moltissimo al calciatore il Real Madrid, che però si vedrà rispondere picche dalla dirigenza teutonica.

Grazie a Diego il Werder vola e vince un’altra Coppa di Lega. Nell’estate del 2009, però, il calciatore riceve un’offerta irrinunciabile che arriva dall’Italia: la Juventus, che vuole tornare ad altissimi livelli dopo una stagione buona ma non eccelsa, lo acquista spendendo quasi 24 milioni di euro. Un investimento importantissimo, che consente ai bianconeri di avere forse il giocatore più in forma del momento. A volte, però, certi incubi ritornano: l’adattamento al calcio europeo di Diego non è ancora terminato.

Il Diego sbagliato

Arrivato alla Juve in pompa magna, Diego viene presentato come uno degli acquisti più importanti della campagna rafforzamenti del club. Sarà lui a dover riportare in alto i torinesi. E in effetti l’inizio stagionale sembra promettere davvero bene: nelle prime due partite di campionato Diego fornisce l’assist decisivo a Iaquinta per la vittoria per 1-0 contro il Chievo, poi contro la Roma all’Olimpico segna addirittura 2 reti. L’Italia pare pronta ad accogliere, tantissimi anni dopo, un altro scintillante Diego. Ma, come dicevamo, l’abito non fa il monaco e il nome non fa un fuoriclasse.

Le prestazioni della Juventus – e di conseguenza di Diego – cominciano a farsi preoccupanti. La squadra, dopo l’entusiasmo iniziale, perde punti e mordente. Arrivano sconfitte clamorose contro squadre piuttosto abbordabili e Diego non farà molto per farsi notare in positivo: a Bari, ad esempio, sbaglierà un rigore calciandolo malamente. In generale il ragazzo sembra soffrire molto le difese italiane più chiuse, che non gli lasciano alcuna possibilità di manovrare con il pallone, limitandolo dunque a passaggi orizzontali e poco utili alla manovra. Qualche acuto arriva in Coppa Italia con i gol a Napoli e Inter, ma si tratta solo di gocce nell’oceano.

I bianconeri soffrono: Ferrara viene esonerato e al suo posto arriva Zaccheroni come traghettatore. La Juventus arranca fino a fine stagione chiudendo addirittura al 7° posto. Pur essendo il giocatore più utilizzato in assoluto della rosa, Diego non ripaga interamente la fiducia e chiude la stagione con appena 7 gol totali: si tratta della peggior stagione dai tempi del Porto.
Ad agosto 2010 la Juventus affronta dei cambiamenti: arrivano dalla Sampdoria un nuovo allenatore e un nuovo dirigente, Delneri e Marotta. Diego gioca le prime gare dei preliminari in Europa League ma nel 4-4-2 del tecnico non c’è spazio per lui. Il brasiliano vorrebbe restare ma una rivelazione del suo agente gli farà cambiare idea: “Marotta e Delneri dissero che volevano trattenermi, poi il mio agente mi fece vedere una procura con cui la Juve lo autorizzava a trattarmi con altre società”. Diego viene quindi mandato via: tornerà in Bundesliga, stavolta al Wolfsburg. “Oggi, con un po’ di maturità in più, sarei rimasto un altro anno alla Juve“, affermava pentito l’anno scorso in un’intervista concessa a Extra Time.

Litigi e vittorie

Diego Ribas (Foto: Facebook ufficiale – Clube de Regatas do Flamengo)

Il ritorno in Bundesliga dovrebbe coincidere con la rinascita di Diego. Il calciatore però sembra aver perso serenità nonostante il trasferimento. La sua stagione assume tinte negative per due episodi molto controversi. Il primo lo vede “rubare” un rigore al compagno Helmes, per poi sbagliarlo miseramente. Il secondo lo rende protagonista di una fuga inspiegabile prima del ritiro, che fa andare su tutte le furie il tecnico Felix Magath: finirà fuori rosa e sarà ceduto.

A questo punto della carriera inizia una pagina particolarmente positiva per Diego: quella all’Atletico Madrid. Chiariamoci: le prestazioni non sono assolutamente eccellenti ma l’ex Juve riesce a inserirsi bene negli ingranaggi della squadra spagnola, nella quale trova un altro “reietto” della Juve, Tiago. Addirittura a fine stagione vince l’Europa League, per poi però tornare di nuovo al Wolfsburg. Nel club tedesco arriva la maglia numero 10 ma anche una nuova cessione a gennaio 2014, sempre in prestito e sempre all’Atletico Madrid.

Incredibilmente, Diego sembra portare fortuna ai colchoneros: l’Atletico vincerà il campionato e arriverà in Finale di Champions League, perdendola solo ai supplementari. Simeone però deciderà di non riscattarlo e il calciatore finirà in Turchia, al Fenerbahce. Dopo un paio di stagioni discrete, il brasiliano passa al Flamengo, club nel quale milita tuttora.
“Avevo proposte da Real Madrid e Bayern Monaco ma preferii la Juve”, svelò il ragazzo. Una scelta che forse non è stata positiva per la sua carriera. Evidentemente, però, questo Diego era destinato soltanto a trionfi sporadici. Nomen omen, ma fino ad un certo punto. Meglio non dimenticarlo.