Oggetti di culto, episodio 08: Francesco Flachi

Francesco Flachi Storia. Uno degli argomenti sui quali, da sempre, si spendono più parole quando si vuole parlare di calcio è quello dei bad boys. Tutti hanno una personalissima classifica di quelli che sono i calciatori che in conseguenza di un carattere un po’ fumantino non sono riusciti a fare ciò che il tifoso si aspettava da loro: dominare e incantare su un campo da calcio. Gli ingredienti per entrare a far parte di questa popolatissima categoria sono sempre i medesimi.

  • una trafila di alto livello in qualche squadra giovanile condita da un numero di gol che va dai 150 ai 300, con mitologiche partite da 7-8 marcature;
  • un paio di stagioni decenti tra i 16 e i 19 anni;
  • il boom in una squadra medio-piccola;
  • firma con una grande squadra e clamoroso fallimento con mesi passati in tribuna prima di ritrovare la giusta dimensione in una squadra di medio-alta classifica, meglio ancora se si tratta della stessa che ti aveva lanciato;
  • in alternativa alla precedente, rifiutare l’offerta della grande squadra e legarsi a vita alla medio-piccola che ti ha lanciato, per diventare un oggetto di culto.

Francesco Flachi rientra tra quelli che ha deciso di saltare la fase grande squadra per legarsi a vita alla Sampdoria e ai colori blucerchiati: “A 12 anni mi contatta Moggi per andare al Napoli, ma sono troppo piccolo per lasciare casa. Da grande il Bayern Monaco e il Milan nel 2007. Per un attimo tentenno ma poi vince l’ amore per la Samp”.

Il primo gol in serie A come metafora di una carriera

Analizzare Flachi significa anche dover obbligatoriamente focalizzare l’attenzione sul lato umano che, quando si parla di un calciatore, viene troppo spesso sottovalutato. Ciò che appare è il lusso, lo stipendio alto e la vita “facile” che un calciatore conduce ma, molto spesso, a caratterizzarne le prestazioni all’interno del campo è proprio ciò che non si vede. In Flachi quello che molti non vedono è la sofferenza di un uomo che si sente come un vaso di coccio in mezzo a dei vasi di ferro. “Gli amici un tempo erano tanti. Io ero più leggero e legavo con tutti. Dopo la faccenda doping molti mi hanno tradito, si sono dileguati”. La faccenda doping della quale parla Flachi scoppia, una prima volta, nel 2007, quando in seguito ad un controllo  al termine di Sampdoria-Inter Francesco risulta positivo alla cocaina: “Sono tranquillo, in fondo sono passati 4 giorni dalla sera in cui mi sono lasciato andare. Ero a cena con amici, festeggiavo la nascita di mio figlio… I locali? Mai frequentati. Le veline? Io al limite avevo la commessa, che poi è diventata mia moglie. Ero solo un bravo ragazzo con un brutto vizio”. Il secondo episodio è datato 2009 e le conseguenze sono devastanti: 12 anni di squalifica e carriera terminata in malo modo. Eppure un presagio di quella che sarà la carriera calcistica di Flachi lo si può cogliere già dal primo goal segnato in serie A con la maglia della Fiorentina. La pennellata di Rui Costa sembra destinata ad essere ribattuta con facilità dal difensore del Brescia che però non ha fatto i conti con uno sbarbato numero 11 originario di Firenze. Il volo di Flachi rappresenta quella che è stata la sua carriera fino al 2007 mentre, la successiva caduta, quello che è stato il post squalifica. Da un lato la voglia di arrivare e la fame. Dall’altro la caduta e l’incapacità di rialzarsi.

Onnipotenza acrobatica

Il primo goal in serie A, però, contiene anche un’altra caratteristica che accompagnerà Flachi nel corso della sua carriera. La capacità di colpire il pallone al volo. Flachi e la parola acrobazia devono obbligatoriamente andare di pari passo. Flachi è affetto dalla malattia della rovesciata che colpisce molti dei calciatori che indossano la maglia della Sampdoria. A conferma della onnipotenza acrobatica del numero 10 Doriano c’è una partita su tutte: Perugia-Sampdoria, stagione 2003/2004. Una rovesciata e due mezze rovesciate nel giro di trenta secondi sono roba che neanche la punta di diamante tra gli acrobati del Cirque du Soleil.

 

“A Perugia ho avuto sfiga perché nonostante abbia fatto le due rovesciate le ho fatte su Stream, una trasmissione che non vedeva nessuno. Se le avessi fatte su Sky forse le facevano ancora vedere. Si ricordano sempre per le storie brutte di Flachi ma delle rovesciate si ricordano solo i sampdoriani.” Nelle parole di Flachi si scorge quell’orgoglio che inevitabilmente risale a galla quando a finire sotto i riflettori sono le sue acrobazie. Per rendere l’idea a quelli che non hanno avuto la fortuna di godere delle giocate del buon Francesco possiamo sicuramente dire che Flachi si esibiva in una rovesciata con la stessa frequenza con la quale Adriano posta su instagram foto insieme agli amici del barrio. È la volontà di sentirsi libero e leggero che deve aver portato Flachi a scegliere come segno distintivo un gesto atletico tanto bello quanto difficile. Fluttuare in aria, far mulinare le gambe e accorgersi che la palla ha superato il portiere grazie al boato dello stadio: è questa l’unica vera dipendenza che ha accompagnato Flachi per tutto il corso della sua carriera.

Nella rovesciata però può cogliersi anche un altro tratto del Francesco Flachi calciatore e uomo: l’istintività. Probabilmente non esiste gesto più istintivo della rovesciata; pensare all’altezza del pallone, alla spinta che potrebbe servirti per colpirlo a un paio di metri da terra mentre direzioni il corpo per l’avvitamento, alla difficoltà che un impatto aereo richiede porta, quale unico risultato razionale, quello della magra figura. Segnare un gol come quello contro la Salernitana è conseguenza di una sicurezza nei propri mezzi e di una sfacciataggine senza eguali. Pensare non fa per Flachi. Per fare una rovesciata il cervello devi staccarlo. O meglio, accenderlo giusto il tempo di realizzare quella che è la tua folle volontà e rimandarlo immediatamente in letargo. La rovesciata è espressione, però, anche di quella istintività che Flachi aveva fuori dal campo e che lo ha portato ad accumulare, oltre alle due squalifiche per doping, anche una squalifica per calcioscommesse identificabile come la goccia che ha fatto traboccare il vaso perché arrivata all’apice della sua carriera con le porte della nazionale spalancate.

La maledizione continua

Le 111 reti segnate con la maglia della Sampdoria rendono Flachi il terzo miglior marcatore della storia dei Doriani dietro ai gemelli del goal Mancini e Vialli (173 goal il primo e 141 il secondo). Un piccolo record, però, Flachi è riuscito a conquistarlo. Con 47 reti segnati è colui il quale con la maglia blucerchiata addosso ha segnato il maggior numero di reti in serie B. Fiorentina, Bari, Ancona, Sampdoria, Empoli e Brescia (nel travagliato periodo squalifiche) sono state le squadre nelle quali Flachi, con alterne fortune, ha tentato di guadagnarsi un posto al sole nel frenetico mondo del calcio. Gli 8 anni con la Sampdoria sono espressione di fedeltà ed amore per i colori blucerchiati e rappresentano per Francesco la parte più importante della sua carriera. Una carriera che ancora non è riuscita a trovare il suo lieto fine. La squalifica di 12 anni, infatti, non solo ha posto fine alla sua storia da calciatore ma ha comportato anche il sopraggiungere di altre e numerose preclusioni. “Da anni vorrei organizzare la mia partita di addio, un evento a scopo benefico con i ragazzi che per 8 anni hanno sofferto e gioito con me e con tutti i tifosi della Samp con cui ho un rapporto fraterno. Ogni volta sembra quella buona, ma poi servono i permessi della questura e si blocca tutto”. Il motivo? Il nome di Flachi è inserito all’interno di una black list e ogni qualvolta prova ad acquistare il biglietto per assistere ad una partita e di conseguenza ogni qual volta prova ad entrare in uno stadio la risposta degli addetti alle vendite o dei sistemi informatici è negativa.

 

Riesco a vedere le partite solo se entro di nascosto. Faccio comprare i biglietti ai miei amici, vado in gradinata, mi incappuccio per non farmi riconoscere. A volte incontro vecchi amici, dirigenti: vorrei salutarli ma cambio strada per non metterli in difficoltà”. Con una scuola calcio che conta circa 150 bambini ed un bar aperto su ponte vecchio insieme all’amico Saudati, Flachi sta provando a ripartire. Nel mondo del culto così come in quello della vita servono degli esempi, siano essi negativi siano essi positivi. I primi ci aiutano a comprende cosa è meglio non fare. I secondi a trovare la strada migliore. In quale categoria inserire Flachi, signori, resta esclusivamente una vostra scelta.