Sassuolo, tutto un altro Sensi

Stefano Sensi, Sassuolo

Fastidiosa, deleteria, fuorviante. L’etichetta che sempre più spesso viene associata a un calciatore per via di alcune caratteristiche tecniche tali da rimandare a quelle di uno tra i migliori interpreti del momento, può rivelarsi controproducente nello sviluppo di una carriera ancora tutta da scoprire. Intendiamoci, etichettare qualcuno come “il nuovo …”, aiuta a emergere, smussando gli inevitabili difetti, rendendo certamente più pacato il tenore dei giudizi. Non tutte le etichette vengono per nuocere dunque, ma attenzione: circoscrivere il talento di un giovane artista all’interno di un determinato contesto, equivale ad annullarlo. Una teoria che è da anni materia di discussione e che, se applicata al calcio, mostra tutto il potenziale dei suoi effetti negativi. Stefano Sensi, centrocampista del Sassuolo classe ’95, sembra essere soltanto l’ultimo sfortunato protagonista della serie ad aver inizialmente sofferto i tanti paragoni illustri, trovando pian piano la sua vera natura, fino a scoprirsi molto diverso da come veniva descritto. Da Pirlo, a Verratti, con tutti gli occhi delle big puntati addosso, ha dovuto fare i conti con la realtà di un campionato che resta ancora tra i più complicati e affascinanti d’Europa, scegliendo di emergere attraverso la strada più lunga, passo dopo passo.

Sassuolo, la scelta che non ti aspetti

“È bravo, tecnico, veloce e ha anche personalità”, disse di lui Roberto Mancini dopo averlo visionato personalmente nel novembre 2015 assieme al ds nerazzurro Piero Ausilio. All’epoca sul ragazzo marchigiano – protagonista della sua prima stagione in serie B dopo l’esperienza con il San Marino in Lega Pro-  si focalizzavano le attenzioni di tutti i più importanti club italiani, Juventus, Napoli e Inter in testa. 33 presenze, 4 gol, 5 assist, bottino niente male, quanto bastava per lasciare immediatamente la cadetteria per approdare nel calcio dei grandi. A spuntarla a sorpresa fu il Sassuolo, club da sempre molto vigile sui tanti giovani talenti di casa nostra, lasciandolo a disposizione di Pasquale Drago fino al termine della stagione (conclusasi con l’eliminazione degli emiliani nel primo turno dei playoff per mano dello Spezia). Autentica rivelazione assieme a un certo Frank Kessiè, suo compagno di reparto nel centrocampo a 3 tanto caro all’ex tecnico del Crotone, Sensi aveva mostrato tutto il meglio del suo repertorio fatto di tecnica, visione di gioco e duttilità tattica, disimpegnandosi al meglio in entrambe le fasi di gioco, nonostante la giovanissima età. Regista classico, più che mezzala di qualità, così fino a quel momento sembrava destinato a proseguire il suo percorso di crescita, anche agli ordini di Di Francesco, allenatore per certi versi simile al predecessore, legato a un certo di tipo di calcio, abile a lavorare con i giovani. A Sassuolo tuttavia, un’istituzione come capitan Magnanelli, costringe l’attuale tecnico della Roma a inserire gradualmente il nuovo arrivato al netto delle tante aspettative attorno al suo nome e all’approccio con il primo campionato di A. Dopo l’esordio assoluto con il Lucerna nei preliminari di Europa League, ecco quello dal 1’ nella vittoriosa trasferta di Palermo, cui fa seguito la panchina con il Pescara e capolino il primo di alcuni infortuni che ne rallentano l’inserimento, pregiudicando soprattutto la necessaria ricerca di continuità. Al rientro, Sensi impiega pochi minuti per realizzare la prima rete in maglia nero verde nel match casalingo contro il Crotone del 16 ottobre 2016. Esecuzione da manuale dopo un aggancio su un pallone a spiovere, destro all’angolino sul palo opposto e Cordaz battuto. Vedere per credere. Un lampo all’interno di una stagione caratterizzata da continui guai fisici, proprio quando l’infortunio del capitano sembrava potergli spianare la strada. La concorrenza del nuovo arrivato Aquilani fa il resto, con Sensi che conclude la sua stagione disputando per tutti i 90’ le ultime sei gare del Sassuolo, nelle quali trova il modo di realizzare la seconda rete al Cagliari nella penultima giornata.

Sensi, da erede di Pirlo a mezz’ala moderna

L’avvicendamento in panchina tra Di Francesco e Bucchi, non stravolge le gerarchie del Sassuolo, che riparte dallo stesso sistema di gioco e dai medesimi uomini. Poche novità, almeno fino all’ultimo match con l’Atalanta, quello nel quale l’ex allenatore del Perugia propone un 3-5-2 ordinato e accorto, togliendo una punta (Politano), in favore di un esterno di corsa in mezzo al campo (Adjapong). Così come contro il Genoa alla prima giornata, Sensi agisce da mezzala sinistra, pur giocando quasi esclusivamente con il piede destro. A sorprendere però è il modo in cui conclude l’azione che porta al momentaneo vantaggio dei suoi, scaturita da un velocissimo contropiede dopo una punizione dal limite di Ilicic. Sensi non tocca mai palla fino al momento del tiro verso la porta di Berisha, lasciando ad Acerbi, Lirola e Berardi, il compito di imbastire la micidiale ripartenza. Etichettato come l’erede designato del più grande regista del calcio italiano degli ultimi anni, Sensi si è come evoluto, interpretando in chiave moderna il ruolo dell’interno di centrocampo, più portato all’inserimento senza palla, che ad agire in una zona di campo circoscritta. Testa, piede, corsa. Nelle tre partite in cui è sceso in campo, ha già totalizzato 171’, portando a termine l’82.5% di passaggi positivi, con una media di tiri verso la porta avversaria di 1.3 a partita (fonte www.whoscored.com). Numeri che confermano la crescita silenziosa ed esponenziale di un giocatore potenzialmente molto forte, capace finalmente di scrollarsi di dosso quell’eredità che lo stava schiacciando.