Erminio Bercarich, la stella (cadente) del Sud

Erminio Bercarich

Il peggio che può accadere dopo aver scritto la storia – in ogni possibile campo di competenza – è morire in solitudine, nell’assoluta noncuranza della maggioranza altrui. Il destino triste di Erminio Bercarich purtroppo ha tracciato questa strada per un calciatore di cui adesso si parla fin troppo poco ma che ha scaldato i cuori di almeno due tra le tifoserie più influenti del Centro Sud nel nostro Paese. Un uomo colmo di vizi e vittima delle sue stesse pecche ma, al tempo stesso, uno sportivo che ha saputo far sognare milioni di italiani attraverso la magia del gioco più bello del mondo. Perché mettere la polvere sotto al tappeto è possibile, dimenticare invece no.

Tra record, vizi e malattie: l’incredibile storia di Erminio Bercarich

Nato in Istria nel 1923, Bercarich cresce benissimo e si dimostra un atleta più che valido nel gioco del pallone. Pur essendo alto e con un fisico possente manifestava incredibili e quasi irreali qualità nel dribbling e nello sfruttare gli spazi in velocità, qualità che – a voler trovare un paragone pesante – lo rendevano l’Ibrahimovic di quella specifica era di calcio italiano. Esordisce in Prima Divisione già durante la Seconda Guerra Mondiale, con la maglia del Littorio Fiume. Inizia però a conoscere notorietà con l’approdo alla Reggina, squadra che lo farà entrare per sempre nella storia del nostro movimento calcistico. Il 3 febbraio del 1946, nella gara contro gli odiati rivali del Messina, Bercarich segna la sua prima rete con la maglia della squadra calabrese. Un punto di partenza che lo renderà immortale: con la casacca amaranto Bercarich stabilirà un record storico, ovvero quello di ben 71 marcature in campionato, 75 nel computo totale. Un primato assoluto che nessun giocatore del club è ancora riuscito a superare. Il Fato non cita la rete col Messina per caso: il nativo della Valdarsa è infatti anche il calciatore più prolifico nel Derby dello Stretto, con 6 importanti marcature segnate alla squadra siciliana negli scontri diretti.
Dopo 4 anni con il club, nei quali metterà a segno i “primi” 66 gol della sua campagna, Bercarich – che nel frattempo si è guadagnato il soprannome di “Stella del Sud” per via delle sue scintillanti prestazioni – si guadagna la tanto ambita Serie A: è il Venezia a dargli un’opportunità così importante. Con i veneti però l’approccio non è ottimo e a fine stagione saranno soltanto 4 le reti segnate. A questo punto si ritorna nelle categorie inferiori: in Serie C col Prato Bercarich vive una delle stagioni più belle della sua carriera, arrivando a segnare ben 27 gol in 29 partite giocate, con una media realizzativa devastante. Dopo un solo anno però l’attaccante ha di nuovo le valigie in mano: la meta è Cagliari, città che nel bene e nel male gli cambierà per sempre la vita.

Scala reale

Bercarich Cagliari

Bercarich ai tempi del Cagliari -FOTO: vistanet.it

La situazione della squadra sarda è molto chiara: guidata dall’allenatore Federico Alladio, ha messo su una rosa con l’obiettivo dichiarato di arrivare alla promozione in Serie B. Per farlo ecco dunque un attaccante esperto, di categoria e con il vizio del gol come Bercarich, su cui si basa tutta la manovra offensiva dei compagni. La partenza è subito col botto: nella terza gara di campionato la punta mette a segno una devastante tripletta ai danni della Maceratese. Il Cagliari è fin troppo superiore alle avversarie e al termine della stagione 1951-1952 conquista la Serie B soprattutto grazie alle reti del bomber, ben 30 in 36 gare.
Purtroppo, quello del gol non è l’unico vizio che fa gola all’attaccante: Bercarich infatti amava la vita notturna e si dilettava spesso sia nel fumo che nell’alcool. Inoltre era un incallito giocatore di poker: una combinazione di peccatucci che lo impose alla gogna della sregolatezza. Molto spesso il ragazzo si presentava agli allenamenti non in forma, provando a ovviare alla situazione con le sue qualità balistiche. Nella stagione in Serie B giocherà molto meno, dati i problemi e il rapporto sempre più logoro con il tecnico: nonostante ciò, Bercarich sarà comunque in grado di mettere a segno 12 reti in cadetteria. La misura di Alladio è però colma e l’attaccante è costretto a lasciare il capoluogo isolano. Ma Cagliari gli vuole ancora bene: la Stella del Sud ha brillato con 42 segnature totali che lo portano al nono posto della classifica all-time dei marcatori della squadra, superato solo recentemente da Marco Sau all’ottavo posto. Come se non bastasse, Bercarich ha la media gol più alta nella storia dei giocatori che hanno vestito la maglia dei sardi – 0,7 a partita, meglio di Gigi Riva – e viene citato costantemente nelle graduatorie dei migliori attaccanti mai transitati in città nel corso degli anni.
La fortuna sembra comunque continuare a girare, perché a volerlo è il Legnano in Serie A. L’illusione dura però poco: retrocessione immediata in B e pochissime reti, in entrambe le stagioni vissute in Lombardia. Dal campionato più importante a quello meno competitivo il passo è brevissimo: il calciatore si ritrova in IV Serie. Torna a fare valanghe di gol ma il livello degli avversari è ovviamente bassissimo. Prima della fine della carriera arriva anche il ritorno alla Reggina, nella stagione che segnerà il raggiungimento del record, per poi chiudere con il calcio giocato nel 1962 con la maglia del Carbonia.

Gli ultimi anni

Il fisico e la vita vengono però a chiedere il conto a Bercarich, dopo anni di eccessi e danni irreparabili. L’ex calciatore, dopo aver lavorato anche come elettricista, si ridurrà a vivere come senzatetto per aver sperperato tutti i guadagni di una vita. L’alcool ha fatto il resto, facendolo ammalare gravemente di cirrosi epatica. In Sardegna, nei club cagliaritani, si organizzano raccolte di denaro per aiutarlo ma la malattia ha ormai preso il sopravvento e nel 1986 spegne definitivamente la luce della Stella del Sud. Un grande attaccante finito per anni nel dimenticatoio, sia come calciatore che come essere umano, ma che nonostante tutto andrebbe rivalutato e lodato per quanto fatto in campo. A Reggio Calabria e a Cagliari, però, la sua stella brilla ancora, radiosa nella giovane notte come lo fu in vita.