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Era difficile, forse impossibile. Afferrare una salvezza che già da un po’ si era fatta complicata. Il Lecce retrocede ma diversamente da quanto succede in questi casi lo ha fatto nell’abbraccio dei suoi tifosi. Eroici, che nella lontana Verona a fine partita cantano ed inneggiano ai ragazzi di Cosmi, gente che ha comunque onorato la maglia, ha lottato e sudato anche se la benzina era finita da tempo, si era notato già sabato scorso contro la Fiorentina e prima ancora con Napoli e Parma. Troppe volte i salentini hanno inseguito treni che non sono riusciti a prendere, ruzzolare verso la Serie B era inevitabile. Per una squadra che con Di Francesco prima e Serse Cosmi poi aveva fatto vedere comunque un buon calcio…forse è mancata convinzione nel girone d’andata, simboleggiato dal 3-4 col Milan…pazza pazza partita.

Nel ritorno con Cosmi sono arrivati anche dei punti, ma la squadra è venuta meno di nuovo nelle partite casalinghe, è lì che la Serie A è svanita…mentre i gioiellini Muriel e Cuadrado sono calati d’intensità, Bojinov è stato utile soltanto per pensare con nostalgia ai bei tempi zemaniani e Di Michele come spesso ha fatto in carriera faceva e disfaceva. La classifica dice sei punti in meno del Genoa, miglior difesa tra le ultime cinque in graduatoria ma 56 gol al passivo sono tanti tanti palloni recuperati nella propria porta. E poi 40 gol fatti e 12 pareggi, dei quali troppi in casa. Finisce nella “fatal Verona” la taranta dei pugliesi, e non è stata allegra. Si andrà avanti tra incertezze della proprietà, una probabile estate nei tribunali ed un anno a giocare al sabato, è la dura legge del gol, quello che al Lecce è mancato nei momenti decisivi. Ma i tifosi, quelli, si che avrebbero meritato di restare in Serie A.

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