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morales matute

Angel Alejandro Matute Morales! Che nome, troppo figo per non fare il calciatore. Qualcuno avrebbe dovuto spiegargli però che bisognava calciare il pallone in questo sport. Non che prendesse a calci gli avversari ma sembrava che con la sfera tra i piedi questo giovanotto venuto dall’Argentina sapesse farci poco o nulla, o ancor meno. Gli appassionati di calcio (appunto, soltanto loro e nemmeno tutti)  lo ricorderanno per il gol segnato contro la Juventus in un 1-1 casalingo di quando vestì la maglia della Sampdoria, il punto più alto della sua carriera. In pratica la sua storia in Italia è durata solo quel giorno per poi prendere una irrefrenabile discesa. Il soprannome Matute” (saremo contenuti nella spiegazione) è una abbreviazione di “Ma tu te le chiami proprio le offese, come cavolo sei diventato calciatore?”…

“Pendiente”…come la sua carriera appunto, chiaramente livellata verso il basso. Dopo un inizio buono con due stagioni positive appunto nell’Independiente, intramezzate da un prestito alla Platense, Morales viene acquistato dalla Sampdoria di Enrico Mantovani, che per il mercato era allora nelle mani del direttore sportivo Domenico Arnuzzo, un vero esperto visti anche gli ingaggi dei vari Alessio Scarchilli (estroso ma fragile), Danny Dichio (o Dio!), Oumar Dieng, acquistato l’anno prima e chissà perché, Nicola Zanini (altro talento in ombra), Stefano Nava (in pensione dopo anni di panchina al Milan), François “o mamma!” Omam-Biyik, Alessandro Lamonica (il celeberrimo), Hugo, difensore portoghese che ha dato il meglio soltanto una volta tornato in patria ma che pure nessuno conosceva nemmeno in famiglia e Paco Soares…qualcuno mi fermi! Come ha fatto Morales a non emergere in mezzo a questa pletora di campioni…scusate, volevo dire capponi…? Ma soprattutto perché la Sampdoria lo prese? Semplice, l’allenatore di quell’anno, almeno per le prime nove partite, fu Cesar Luis Menotti, “El Flaco”, non di certo falco, volatile noto per la vista acuta. Quella che forse al più celebre degli allenatori argentini mancava e che qualche cantonata l’ha presa, oltre ad una traversa che gli cadde sulla testa dopo che ci si era appeso, fortunatamente ulteriori danni Menotti non ne subì, già era tanto l’aver creduto in Morales. Che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere il sostituto di un certo Roberto Mancini passato alla Lazio. Poi Boskov subentrato a Menotti sistemò tutto…

Ognuno ha quel che si Mérida…e Morales lascia la Lanterna a gennaio del 1998 per andare al Merida, in Spagna, dove si scatena nelle sue ben due e dico due presenze stagionali. Qualcuno potrebbe pensare che sia stato giusto che Morales sia andato in una squadra che avrebbe nel nome una sentenza, se togliete la “i”…! Da lì in poi qualche rinascita, come nel Racing Avellanèda nel 1999, dove gioca 32 parite segnando 7 gol, poi molto Messico dopo moltissime nuvole in carriera, con tre anni al Cruz Azul (107 caps, 33 gol), un biennio al Veracruz (73 presenze,17 gol)…”Cruz” in spagnolo vuol dire “croce”, quello che è stato per i tifosi blucerchiati che da lì a poco avrebbero vissuto la triste esperienza della retrocessione. Per due anni non da un solo calcio al pallone, poi strappa un contratto annuale ai messicani del Dorados, approda poi agli argentini del Banfield e l’anno dopo cambia ancora, andando nell’Olimpo de Bahia Blanca, infine due anni al Nacional Montevideo ed uno all’Huracan, dove conclude la carriera. Huracan, ironicamente proprio l’esatto contrario di ciò che non è mai stato. Morales della favola? Boh…