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Fare previsioni è sempre difficile oltre che rischioso, a maggior ragione su questo Europeo che, fra gironi serratissimi, forfait assortiti e situazioni extracampo che definire straordinarie appare decisamente eufemistico, sembra profilarsi come una favolosa e sportivamente sanguinosa giostra.

Oggi il senso comune indica Spagna e Germania come grandi favorite: è vero, la Roja è Campione d’Europa e del Mondo in carica, mantiene un impianto radicato e dagli antidoti ancora semi sconosciuti a meno di improvvise “bòtte di intuizione” (o d’altro, sempre di botte si tratta…), però è allo stesso modo vero che senza una freccia come David Villa, l’unico degli avanti spagnoli a dare cambio di passo, la straordinaria mole di gioco della formazione di Del Bosque rischia di arenarsi in un mix di leziosità e inconcludenza, che in un Mondiale può essere gestito, in un Europeo molto meno.

A mio modestissimo parere, la squadra più forte e completa è la Germania, che come sempre presenta peso, freschezza, alternative ed organizzazione, ha un blocco rodato ma anche un nemico latente, ovvero lo strascico psicologico che potrebbe attanagliare la folta, determinante e delusa colonia del Bayern Monaco, portando ad una partenza segnata dall’insicurezza, scenario assai rischioso per chi ha un girone del genere.
Come prime outsiders indicherei Olanda e Francia: gli Orange ci sono, lo hanno dimostrato al Mondiale e anche durante le qualificazioni all’Europeo, però mantengo un’impressione, ovvero che il gioco della selezione di Van Marwijk sia sì spettacolare e produttivo ma che lo sia soprattutto con le “piccole”, mentre con avversari di pari o superiore livello rischia di diventare nervoso e impacciato.

La Francia, che comunque non perde una partita da quasi due anni, ha invece forse il problema opposto, ovvero quello di trovare una scintilla soprattutto temperamentale, però per il resto, agendo sotto la traccia di aspettative che non sono altissime, potrebbe ritrovarsi quasi magicamente in semifinale, contando su un cammino che, pur nell’ottica di una manifestazione che non consente il minimo errore, potrebbe comunque rivelarsi meno ostico rispetto a quello delle principali candidate.

Vorrei tanto inserire nel novero delle “pretendenti di rincorsa” anche Italia e Inghilterra, che ritengo formazioni con interessanti possibilità, ma che partiranno gravate da pesi difficilmente sostenibili: meriterebbe fortuna in primis Prandelli, che ha fatto un lavoro straordinario arrivando ad instaurare una mentalità completamente nuova e a plasmare un gruppo coinvolto e coinvolgente, e che soprattutto fin qui ha avuto tutto tranne che una mano dalla buona sorte, perchè negli ultimi sei mesi, dagli infortuni di Cassano e Rossi all’esplosione dell’ennesimo, nauseante scandalo, ha dovuto incassare una mole di colpi in grado di abbattere il più solido dei boxeur. Infortuni che sono stati anche il biglietto di benvenuto fornito a Roy Hodgson, coraggioso nell’accettare una sfida quasi improba come organizzare una nazionale in un mese, anche acuto nel definire le proprie scelte ma mortificato dai forfait in serie di Smalling, Barry, Lampard e Cahill oltre che dalla squalifica per le prime due partite di Rooney, tutte pedine che l’Inghilterra di oggi non può minimamente permettersi di regalare. Quindi quel che dovrà fare il commissario tecnico dei Tre Leoni sarà una sorta di miracolo, anche perchè, facendo dei calcoli “spannometrici” ma razionali, la prospettiva di incrociare la Spagna nei quarti appare piuttosto verosimile.

Possibili delusioni potrebbero arrivare dal Portogallo, squadra tremendamente incompiuta, da una Croazia che forse ha capito un po’ troppo tardi di non potersi più di tanto specchiare nelle proprie potenzialità e da una Repubblica Ceca che a differenza del passato mi pare in deficit di talento.

Sorprese divertenti, anche se forse per un breve periodo, potrebbero invece arrivare dalla solidissima Russia di Advocaat, dall’esperta Svezia di Ibra, dalla scoppiettante Irlanda (mille in bocca al lupo al Trap, maestro eterno) e magari anche dalla Polonia, che ha un’organizzazione difensiva apprezzabile e soprattutto il girone adatto per poter cercare l’ingresso nelle prime 8. Purtroppo invece vedo un destino segnato per la Danimarca, squadra diversissima da quella che vi aspettate, che gioca palla a terra e ha un talento formidabile come Eriksen ma anche un girone che appare come una condanna preventiva, e per un’Ucraina che potrebbe venire stritolata dalle aspettative. Ma questi sono solo discorsi per accendere ed accendersi, che durano poco più di una passata veloce, perchè ormai si comincia.

E per fortuna a parlare, nelle prossime tre settimane, sarà il pallone.

di Stefano Borghi

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