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diego tristan

Prima o poi avremmo parlato anche di lui: Diego Tristán Herrera. Destinato a grandi cose, si diceva, e poi tristemente (e lo sottolineiamo) giunto ad essere protagonista di una carriera anonima se non mediocre.

DON DIEGO – Diego nasce a La Algaba il 5 gennaio 1976 e subito gli mettono un pallone tra i piedi. Inciampando inciampando alla fine Tristán diventa in qualche modo un calciatore cominciando la scalata al professionismo nel Betis Siviglia B; nel 1998 passa poi al Maiorca, sempre B, ma poi la stagione seguente entra nella formazione principale e segna ben 18 gol. E nel 2000 arriva la svolta della carriera: a chiamarlo è il Deportivo la Coruña, a quei tempi una delle squadre più forti della Liga, e nelle stagioni trascorse in Galizia l’uomo di La Algaba segna caterve di reti: 23 nella prima stagione, 32 nella seconda, 19 nella terza, e sono decisamente le sue annate migliori, poi lo score cala un pò nella quarta stagione, 13 saranno i gol, che è sempre un buon bottino. In compenso la bacheca resta comunque abbastanza vuota, occupata solo da due Coppe di Spagna ed una Coppa del Re vinte tra il 2000 ed il 2002, il tutto condito dal titolo di “Pichichi” avendo conquistato la classifica dei cannonieri nel 2001/2002.

DEPORTIVO LA CAROGNA – La sua avventura  con il “Super Depor” termina nel 2006 quando a riprenderselo è di nuovo il Maiorca, ma un solo anno di contratto non sembra motivare abbastanza Tristán nel ripetere le prestazioni di inizio carriera. Dopo sole 13 presenze e zero goal la punta spagnola decide di emigrare, accettando la chiamata del Livorno del “presidentaccio” Aldo Spinelli, uomo come noto focoso, pieno di passione ed anche un pò visionario, e che tutt’oggi è alla guida della squadra amaranto. A quei tempi i toscani vivevano giorni felici, con una partecipazione alla Coppa UEFA ed una Serie A che adesso sembra più che un miraggio: per il campionato 2007-2008 la dirigenza livornese aveva ceduto il suo giocatore più importante, Cristiano Lucarelli, allo Shaktar Donetsk per 9 milioni, e per sostituirlo si era pensato di chiamare in squadra una grande stella in cerca di rivincita: fu fatto il nome di Tristán …ma le cose andarono malissimo, col Livorno caduto rovinosamente in Serie B e Diego che fu incapace di trovare la via del gol fatto salvo il 9 dicembre 2007 contro la Roma, l’unica sua marcatura italiana. Poi il nulla. Dopo sei mesi saluta il nostro paese e resta senza ingaggio per poi firmare a metà ottobre con il West Ham. Ed anche lì le cose non vanno meglio: 14 presenze e 3 gol, in mezzo a tanta, tantissima panchina…e più che un martello pare un prosciutto, a giudicare dall scadentissima forma fisica.

CADICE ERRATO –  Dopo l’ennesima stagione opaca Tristán decide che nemmeno l’Inghilterra va bene, ecco quindi che si accontenta della chiamata del Cadice: siamo nell’estate del 2009 ed il centravanti dalle speranze disattese firma l’ennesimo contratto annuale della sua vita, con opzione per il secondo però. E a dirla tutta almeno con la squadra dalla maglia gialla trova stabilità, anche se non si rende protagonista di giornate esaltanti: 25 presenze e 6 gol il primo, anno, 24 caps e 5 reti il secondo…inizia molto bene il terzo anno sempre col Cadice, con 3 marcature in 4 partite giocate, e poi giunge la decisione improvvisa di lasciare il calcio. Forse perché conscio di non poter più ripetere le belle giocate della giovinezza, o perché demotivato dal fatto che le cose sarebbero potute andare meglio, per uno che ha anche giocato un mondiale (Giappone-Corea 2002) e che ha indossato la maglia della Spagna 15 volte con 4 gol. E’ questa la storia del bomber triste, triste Tristán.