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alessio romagnoli

Rivoluzionare una cultura, un’impostazione di pensiero è possibile ? Tendenzialmente vi risponderei con un secco no ma qualora questa rivoluzione fosse necessaria e indispensabile, ci sarebbero dei margini per poterne stanziare quantomeno le basi ? Una rivoluzione necessita di un lungo processo e di modelli cui prendere ispirazione. Modelli di comportamento molto forti, carismatici che la gente istintivamente cercherebbe di emulare e con il passare del tempo questa rivoluzione prenderebbe piede come un veleno che si espande lentamente per tutto il corpo.

Modificare la cultura calcistica italiana quindi potrebbe essere cosa fattibile e il modello degli ultimi anni a cui ispirarci sarebbe quello della Germania che è riuscita in pochi anni a ritornare molto competitiva sia a livello di campionato che di nazionale, puntando sulla nuova generazione di calciatori tedeschi. Si tratta di una generazione multietnica, nata dopo i vari flussi emigratori, che hanno visto protagonista la grande nazione europea; nuova linfa a cui è stata concessa molta fiducia, lanciandola in campo nel massimo campionato, sin dai diciotto anni.

I giovani fenomeni tedeschi oramai non si contano più, è inutile citarne i nomi anche perché seppur giovanissimi sono già famosi e sulla bocca di chiunque. La cultura calcistica italiana è ben radicata e per questo molto difficile da estirpare e modificare. Le motivazioni sono svariate e sotto gli occhi di tutti. Per prima cosa ogni appassionato di calcio dello stivale si sente competente della materia tanto quanto un allenatore e quindi obbligato a dover e poter criticare qualsiasi scelta, con la comodità di sedersi sul divano di casa.

Questo folto gruppo di appassionati inoltre accetta con molta riluttanza gli errori commessi in campo, perché gli atleti sono strapagati e hanno sin da giovanissimi sbaragliato la concorrenza di migliaia di aspiranti calciatori. Il tifoso italiano non si accontenta del buon gioco, pretende le vittorie. Non va allo stadio per passare una piacevole domenica con la compagnia degli amici o dei famigliari, va allo stadio per vedere la propria squadra del cuore vincere e per sfogare tutte le frustrazioni partorite durante la settimana. Per tutte queste motivazioni l’italiano medio mal digerisce gli errori commessi dai giovani talenti e al terzo errore, anche non di fila, li cataloga come “acerbi” o peggio come “bidoni”. La poca pazienza ci ha sempre caratterizzato ed è per questo che ragazzi di 21 anni ancora vegetano nei vivai nelle formazioni di serie A e B, mettendosi alla prova in campionati poco competitivi. Questo è lo scenario italiano che necessita di una scossa e di un nuovo regolamento che dovrebbe obbligare le società a trattenere i ragazzi nella primavera per un età non superiore ai diciannove anni e magari a stabilire un limite di tesserati, prime regole che garantirebbero meno caos e una scelta più oculata dei propri investimenti.

Inoltre si potrebbero aggiungere dei correttivi sul regolamento dei trasferimenti, agevolando gli under 21, dando la possibilità alle società proprietarie dei cartellini di poterli mandare in prestito per l’intera stagione senza limiti, in periodi che vanno dal singolo mese sino a un anno, in modo tale da valorizzare di più il proprio prodotto. In questo scenario ostile, ci sono delle piccole eccezioni che vanno raccontate, sempre per fornire quell’esempio di cui vi narravo, da cui poter partire.

E’ il caso di Alessio Romagnoli difensore centrale dell’As Roma, classe 95 le cui presenze si dividono fra campionato Primavera e quello Allievi Nazionali. Uno dei pochi ragazzi del 95 che gioca con una certa regolarità assieme ai più grandi e a livelli più che apprezzabili. Ragazzo dal fisico slanciato e asciutto che può ancora crescere visti i suoi soli 17 anni, compiuti tra l’altro lo scorso Gennaio, fra i Primavera risulta essere tra i più alti della sua squadra e non solo. Avendolo visto in più occasioni lo considero uno stopper puro, un marcatore ordinato e attento che ha dimostrato di saper difendere sia a zona che a uomo, difficilmente perde l’avversario e le palle alte sono tutte sue. Non è velocissimo ma sopperisce con una certa rapidità nelle chiusure, quasi sempre pulite. Riesce a mantenere un’alta concentrazione per tutto l’incontro, caratteristica fondamentale che ha convinto il tecnico De Rossi ad affidarsi anche a lui, per la sua formazione che gioca un calcio piuttosto offensivo, con un baricentro di gioco piuttosto alto che prevede l’utilizzo di due terzini di spinta che sostengono l’attacco ad ogni sortita offensiva.

Alessio, tra l’altro, opera sempre sul centrosinistra e sull’estremo della fascia agisce proprio Loic Nego che spinge come un pendolino. Può e deve migliorare in fase di impostazione per raggiungere una certa completezza ed è per questo che nel campionato Primavera, il tecnico Alberto De Rossi saggiamente gli affianca sempre uno fra Orchi e Carboni che sono i difensori designati alla guida della linea arretrata ma Simone come vi dicevo può ancora migliorare in tal senso. Per caratteristiche lo si potrebbe paragonare a Giorgio Chiellini, non ha tutta l’esplosività del bianconero ma può ambire a divenire un difensore di quel livello e rimango dell’idea che di Alessio il meglio ancora lo dobbiamo vedere.

In campo contro ragazzi più grandi si è sempre dimostrato all’altezza e di non temere il confronto con nessuno. La via del gol non gli è del tutto sconosciuta, essendo abbastanza forte di testa sui calci da fermo si porta sempre in avanti, divenendo un vero e proprio attaccante aggiunto. Zoratto, commissario tecnico della nazionale under 17 ne ha fatto non solo un perno inamovibile del suo undici titolare ma anche il leader, affidandogli la fascia da capitano, espediente non da poco sotto il profilo caratteriale. Ha la fortuna di giocare in una squadra ben organizzata come quella romana, piena di talento e vincente e nella prossima stagione, diverrà non solo un pilastro ma anche un leader indiscusso.

Sta bruciando le tappe rispetto a tutti i suoi compagni ma in futuro i settori giovanili dovrebbero muoversi proprio in questo senso, inserendo nelle primavere ragazzi di età compresa fra i 17 e i 18 anni, dando anche la possibilità a pochi sedicenni davvero meritevoli di affacciarsi in un campionato più competitivo. Dai diciannove anni in su un ragazzo deve aver modo di fare esperienza con il calcio che conta e non di esordire solo dopo i vent’anni in campionato e in Europa magari ai ventiquattro, dove ci sono formazioni estere i cui ragazzi di diciotto anni vantano molta più esperienza, rispetto ai nostri. Di certo non tutti i ragazzi del 95 hanno le caratteristiche di Alessio che per fisico e maturità tattica non ha nulla da invidiare ai suoi compagni di squadra anagraficamente più grandi. Un settore giovanile dovrebbe puntare solo ed esclusivamente a portare i propri prodotti sino alla squadra maggiore, mettendo in secondo piano le vittorie dei vari tornei e campionati il cui valore è semplicemente significativo, anzi la Federazione Italiana dovrebbe proprio premiare quelle società che riescono più di altre a portare quanti più ragazzi alla prima squadra.

Martedì c’è stato il debutto in prima squadra per Alessio, nel match di Coppa Italia vinto dalla Roma per 3 a 0 ai danni dell’Atalanta, il difensore si è distinto con una prova sorprendente. Gioca con la tranquillità dei grandi, con semplicità. E’pulito, non ricorre mai alle maniere forti per bloccare gli avversari. Predestinato.

Nome e Cognome: Alessio Romagnoli
Data di nascita: 12 Gennaio 1995
Luogo di nascita: Anzio (Roma)
Nazionalità: italiana
Altezza: 185 cm
Peso forma: 75 kg
Piede: sinistro
Ruolo: difensore centrale
Squadra di appartenenza: As Roma
Convocazioni nazionali: Under 16 – 17

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