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Il movimento calcistico Gallese, a livello di club, sta probabilmente affrontando uno dei periodi piú prosperi e fortunati della propria storia: sono infatti sugli occhi di tutti gli splendidi risultati dello Swansea City in Premier League, trascinato dalla sapiente guida di Michael Laudrup fino a sognare, in questa prima parte di stagione, addirittura un posto in Europa. Ma non é dello Swansea che vogliamo parlare in questo articolo, ne tanto meno dell’altra massima espressione del calcio Gallese di club, il Cardiff City, attualmente capolista nel campionato di Championship (la serie B del calcio Inglese) e favorita d’obbligo per la promozione in Premier, dove ritroverebbe i rivali e connazionali dello Swansea.

In questo articolo vogliamo parlare dell’altro calcio Gallese, quello che milita nelle serie minori inglesi o nel campionato locale, la Welsh Premier League, uno dei campionati più giovani e meno competitivi d’Europa, che presenta comunque tutti gli elementi tipici del tradizionale calcio made in UK.

Infatti, nonostante il Galles sia una delle 4 “Home Nation” del calcio a livello globale, non ha mai posseduto un proprio campionato: le squadre erano tutte inglobate all’interno della piramide calcistica Inglese. La Welsh League all’epoca non era altro che uno dei tanti campionati dilettantistici inglesi a tutti gli effetti. Nel 1992, spinti dalla FIFA e dalla UEFA, la FAW (Federazione gallese) iniziò a fondare il campionato Gallese, la cui massima espressione é tuttora la Welsh Premier League. Tutte le squadre principali, però, decisero di restare all’interno della struttura calcistica inglese, pur essendo Gallesi a tutti gli effetti: troppi i benefici economici infatti in Inghilterra al contrario del neonato campionato Gallese, che avrebbe contenuto, oltre che alle tradizionali squadre, pure tanti piccoli paesi o villaggi non abituati di certo ad un calcio di alto livello. Cosi 6 squadre rifiutarono l’invito della FAW e restarono in Inghilterra: oltre alle note Cardiff e Swansea, i terzi incomodi del Wrexham, squadra poi decaduta e attualmente in Football Conference, la serie D del calcio inglese, il Newport County, al momento capolista in Conference, e due squadre “minori”: Colwyn Bay, piccolo paese nel nord del paese, protagonista di una bella scalata che li ha portati fino in Conference North, e Merthyr Tydfil, squadra che i tifosi Atalantini sicuramente ricorderanno,in quanto loro avversari nella Coppa delle Coppe del 1988 nel primo turno: recentemente falliti e rifondati dai tifosi, , militano attualmente nella Southern 1st Division, ottavo gradino della piramide. 

Al momento della fondazione, dunque, al campionato Gallese rimanevano pochissime squadre con una certa tradizione, ossia Bangor City e Llanelli, squadre con buone cavalcate in FA Cup, comunque mai arrivate al calcio professionistico, o il rampante Barry Town, paese nella periferia di Cardiff che fu autentico dominatore della scena del calcio Gallese nei primi 10 anni di vita: dopo infatti le prime 3 stagioni, vinte rispettivamente da Cwmbran e Bangor , salì in cattedra la squadra di Jenner Park (nome del loro stadio), che già nella stagione 1995-96 si aggiudicò il primo di ben 7 titoli in 8 anni: solo nella stagione 1999-2000 il Barry non vinse il titolo, andato al TNS (altra squadra di cui parleremo più avanti). Oltre che alla gloria in campo nazionale (anche nelle Coppe infatti il Barry sarà sempre protagonista, con 6 coppe del Galles e 4 coppe di Lega in bacheca), pure in campo Europeo il Barry vivrà alcune notte magiche, che permetteranno di porre il nome della Welsh Premier paragonato anche ad alcune grandi del calcio Europeo. La Coppa Uefa del 1996/97 vide una cavalcata splendida del piccolo Barry, che dopo aver eliminato Dinaburg, lettoni, e gli Ungheresi del Vasutas, si trovarono ad affrontare il glorioso Aberdeen, che solo poco più di 10 anni prima dominava sotto la guida di Alex Ferguson non solo in Scozia ma anche in Europa. L’eliminazione fu comunque onorevole, dopo il 3-1 subito in Scozia infatti il Barry ottenne un prestigioso pareggio per 3-3. Altra annata da ricordare, quella 2001/02: dopo il doppio successo al primo turno contro gli Azeri del Shamkir, nei preliminari di Champions League, per altro prima vittoria nella storia della competizione da parte di una squadra Gallese, si aprirono le porte di una sfida magica contro il Porto. All’andata la squadra che da Gennaio di quell’anno sarà di un certo Jose Mourinho distrusse i Gallesi per 8-0, ma nella partita di ritorno, nonostante una squadra comunque prestigiosa schierata dai Portoghesi, con Ricardo Carvalho, Costinha o Helder Postiga, tutti destinati ad una prestigiosa carriera, il Barry vinse per 3-1, risultato ovviamente che non bastò per passare il turno ma che diede comunque un enorme motivo di orgoglio ai Gallesi. Nel 2005 iniziarono i guai per il Barry, che rimasto senza soldi sprofonderà addirittura nella terza divisione del calcio Gallese, tornando in Division One nel 2008 sotto la sapiente guida di Gavin Chesterfield. La situazione che attualmente sta vivendo il Barry è assolutamente paradossale, simbolo di un calcio moderno che sta soffocando sempre più le piccole realtà: nonostante la gestione del club sia direttamente controllata dai tifosi, il Presidente, Stewart Lovering, ha minacciato più volte di far chiudere per sempre la squadra se non fosse stato trovato un acquirente diverso dai tifosi stessi. Proprio in questi giorni il Barry sta celebrando il proprio centenario, con la paura, un giorno per l’altro, di trovarsi senza una squadra da tifare e gestire. Una campagna dura ed estenuante, che potete seguire anche su Twitter ai contatti BarryTownSC e StandUpForBarry.

Finita l’epoca Barry, ecco salire in cattedra altre squadre rampanti come il Rhyl, campione nel 2004 e poi nel 2008, e il The New Saints, vincitore di 5 delle ultime 8 stagioni del campionato nazionale, e attuale detentore del campionato. Fondato come Llansantffraid FC nel 1959, proveniente dal piccolo villaggio sul confine Inglese di Llansantffraid-ym-Mechain, ottenne la promozione nella Welsh Premier già dal 1993, anche se vedrà cambiata nettamente la propria fisionomia nel 1997, quanto un’azienda di Oswestry, città dall’altra parte del confine, comprerà la squadra dandole il nome della propria azienda: Total Network Solutions. La squadra fino al 2003 verrà oscurata dalle imprese del Barry, ma otterrà proprio in quest’anno notorietà per la sfida di coppa Uefa contro il Manchester City: dopo lo 0-5 ottenuto al City of Manchester, il TNS otterrà una sconfitta per 0-2 nella gara di ritorno giocata addirittura al Millennium Stadium di Cardiff, la casa del Rugby nazionale. Nello stesso anno avverrà la fusione con l’Oswestry Town, il paese dell’azienda a capo della squadra, creando il primo precedente di squadra Inglese a giocare in Galles, esattamente il contrario di quanto accaduto con Swansea, Cardiff etc. Nel 2005 altra sfida di rilievo per il TNS, che giocherà nel primo turno preliminare di Champions contro il Liverpool, detentore del trofeo dopo la celeberrima finale di Istanbul e ripescato nella stagione successiva per difendere il titolo dopo aver ottenuto il quinto posto nella Premier League precedente. Sconfitta onorevole, quella del TNS, che cadde sia in casa sia in trasferta per 0-3. Nel 2006 il cambio di nome, dovuto alla fine della sponsorizzazione con Total Network Solutions: venne mantenuta la sigla della squadra, con il passaggio a The New Saints, nome che accontentava entrambe le realtà rappresentate dalla cittadina. Arriveranno altri buoni risultati in campo europeo, come i successi contro gli Irlandesi dei Bohemians nei Preliminari di Champions del 2010.

Questa insomma la storia di uno dei campionati più particolari d’Europa, che nonostante festeggi in questa stagione i 20 anni dalla fondazione, ha già presentato molte storie particolari, messo il proprio nome nelle principali competizioni Europee, almeno nei primi turni preliminari e dato lustro a vari villaggi che mai avrebbero avuto grosse attenzioni. A parte Port Talbot, infatti, paese di 35.000 abitanti e comunque “frazione” di Swansea, tutti gli altri paesi non hanno una popolazione superiore ai 20.000 abitanti, arrivando addirittura alla splendida realtà di Bala, villaggio di 1.980 abitanti arrivata ad un passo dalla qualificazionein Europa League la scorsa stagione.

Storie di un calcio sconosciuto, lontano dagli schermi della televisione e dagli articoli della carta stampata, ma non meno affascinante e intrigante. 

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