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Non c’è pace per Rafa Nadal.

Sembrava tutto pronto per il rientro del maiorchino nel torneo esibizione di Abu Dhabi dopo ben 5 mesi di inattività ma qualche giorno dopo l’annuncio su twitter, arriva, inaspettato, un dietro-front che ha lasciato strascichi e critiche al di sopra delle righe. Appuntamento rimandato a Doha e agli Australian Open.

Ma proprio quando tutti i fan erano pronti a festeggiare il ritorno in campo del loro idolo, un’ennesima doccia fredda. Ieri 28 dicembre a 6 mesi esatti dall’ultima sua partita giocata su un campo da tennis, (Wimbledon..contro Lukas Rosol) il numero uno del tennis spagnolo annuncia il suo ennesimo forfait a causa di un virus intestinale.

Le voci sono tante, troppe, fuori luogo e pesantissime: c’è chi parla di doping (ovviamente), c’è chi parla di un ritiro annunciato, c’è chi critica il suo modo di interagire con la racchetta, tutto forza, resistenza e corsa (un vero e proprio anti-Federer), c’è chi invece conosce la verità e prova a spiegarne i motivi.

Infatti proprio in questi giorni alcune testate giornalistiche internazionali hanno approfondito il problema Nadal ed evidenziato il suo vero infortunio: la Sindrome di HoffaChe cos’è la sindrome di Hoffa? Il corpo di Hoffa è una specie di cuscinetto posto nella regione anteriore del ginocchio che ha lo scopo di ridurre gli urti tra tendine e rotula. Quando questo tessuto va incontro a un processo infiammatorio tende ad ispessirsi e provocare dolore; quando questo accade con continuità si è afflitti dalla famosa sindrome. Al problema di Nadal, che da quest’ultima è stato colpito e dopo la sconfitta con Rosol messo ko, si deve poi aggiungere l’aggravante: non solo l’infiammazione del tessuto che protegge tendine e rotula, ma anche le famose microlesioni ai tendini che già in passato avevano dato parecchie noie al ginocchio sinistro.

Ne appare un quadro clinico decisamente complicato, con un’unica soluzione possibile, il riposo. È per questo che Rafa da quel famoso 28 giugno non ha più calcato un campo da tennis, dando forfait anche ad appuntamenti storici come le Olimpiadi ma sostenendo un programma di recupero tale da permettergli un ritorno in grande stile.

A fine novembre il ritorno al tennis, almeno per un allenamento, con la convinzione di tornare di nuovo a lottare per il numero 1, ma appare scontato immaginare che Rafa avrà intuito insieme al suo staff che i 6 mesi di inattività forzati lo hanno portato ad una condizione fisica tale da non poter competere minimamente con i suoi avversari e tale da non poter neanche avvicinarsi agli standard alla quale è abituato e ci ha abituato. Sfruttando quindi il virus intestinale, ha preso del tempo, aspetta la terra rossa del Messico, sfrutta altri 2 mesi di intenso allenamento per raggiungere finalmente una forma in grado di assicurargli la possibilità di tornare a lottare come un tempo…affrontando maratone tennistiche e recuperi che hanno del miracoloso…insomma il solito Nadal.

A supporto di questa tesi, in fondo, ci sono le parole dello stesso Nadal. “Come mi suggeriscono i dottori e il mio team – ha detto Rafa -, la cosa più sicura è ‘fare le cose per bene’. Questo virus ha ritardato i miei piani di allenamento in queste settimane. Aspetterò fino al torneo di Acapulco quindi per tornare alle competizioni. Il mio ginocchio va meglio e il processo di riabilitazione sta andando secondo le previsioni dei dottori, ma ripeto, questo virus non mi ha permesso di allenarmi in questi giorni e per questo dovrò rinunciare a Doha e all’Australian Open”.

 

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