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Lazio-Fiorentina-2412

In attesa della ripresa del campionato analizziamo grazie a Tommaso Fasoli tutte le squadre di serie A. Non è una semplice disamina, nemmeno una pagella come tante….passo dopo passo con un occhio al cinema e l’altro alla poesia si da un giudizio sulle 20 squadre di serie A. Oggi è il turno di Fiorentina, Genoa, Inter, Juventus e Lazio.

Viola, colore omonimo. ( Fiorentina )

La Fiorentina è ufficialmente entrata a corte. Resterá nelle prime 5 posizioni fino a fine stagione. È la squadra da documentario, nel senso che quasi ogni giocatore meriterebbe un approfondimento specifico. Siccome questo richiederebbe più tempo di quello necessario a Cristoforo Colombo nella ricerca di finanziamenti, adoperiamo una selezione. Da un lato i pilastri, dall’altro gli attesi. Ricordando Jovetic, il simbolo. Deve imparare a giocare di più con la squadra. In quel frangente, sará completo.

Nel primo girone rientrano Gonzalo Rodriguez, Pizarro, Borja Valero. Procediamo con ordine. L’argentino ha una sventagliata di 40 metri a corpo piegato, efficientissima. Ricordate il gol di Pasqual a Genova? Il lancio era il suo, per quanto la difesa avversaria non avesse applicato un costo all’ingresso. L’ex Villareal sta dimostrando la tenuta fisica che prima gli era mancata. Causa infortuni. Dalla sua possiede persino il dribbling a spalle girate. Si, stiamo parlando di un difensore.

Il testimone di ogni flusso offensivo passa tra i piedi di David Pizarro. Non è una novità la sua tecnica. In una squadra che gioca palla a terra, trova in lui la definitiva sottolineatura. Infine, Borja Valero, quello per il quale non sembra mai sufficiente la sola pronuncia del cognome. Ecco, lui ha il tocco dello spagnolo: quello filtrante, che tutti sfiorano, ma che nessuno intercetta.

L’altro emisfero, invece, in attesa di esplosione, contiene Cuadrado, Ljajic e Matias Fernandez. Uno scrittore appuntava che è il disordine a creare la vita. Ecco, il colombiano ha troppo di tutto: velocità, dribbling, assist. Quando saprá effettivamente gestire i suoi strumenti, realizzerà una storia di fútbol degna di Osvaldo Soriano. Il serbo, invece, é colpito dal difetto della perfezione: mira sempre all’incrocio, ogni volta che calcia. Il risultato è di una sola rete nella prima parte di stagione. Accontentandosi di gol meno prossimi all’incisività del Raffaello, sarebbe incontenibile.

Mati, infine, ha bisogno soltanto di una rete. Per ora è un Petronio senza penna. Ma appena arriva l’inchiostro..

“Da me riva”, Genoa F.C.

15 punti in 19 partite sono pochissimi. Ma è doveroso procedere oltre a una lettura immediata.  Provare ciò che non rientra nella tua fisiognomica, per legarci ad un vocabolo caro a Franco Battiato, comporta all’ottenimento dello scopo contrario; in quanto ci si predispone alla contro-natura. Questa è una squadra che può giocare soltanto in una maniera, che è duplice: un modo per le partite in casa, un altro per quelle in trasferta. Partiamo da un presupposto: la squadra non ha le caratteristiche tecniche per procedere a una circolazione palla a terra. Per cui palla lunga alla punta che si appoggia sul giocatore che effettivamente serve al Genoa. Quello che riceve la sponda e possiede il piede per andare di prima sulle corsie. Matuzalem dovrebbe essere l’interprete per questa situazione. I movimenti di Immobile e i cross di Vargas rappresentano la chiave per concludere l’azione. Se l’ispettore Closeau Del Neri ha capito il problema l’undici genoano si posizionerá a due punte a Marassi. difesa a 4, così come il centrocampo. A paritá di condizione fisiche, Marco Rossi, Borriello e Vargas sempre in campo. Imprescindibili nel senso di funzionalità al sistema di gioco così disegnato. In trasferta cambia soltanto la modalità di copertura. Un solo attaccante e un centrocampista in più di qualità, ad esempio, Jankovic. L’obiettivo coincide con la salvezza. Quindi, nel momento in cui si indossa la divisa bianca, un punto è sempre prezioso.

Tre tenori, senza direttore d’orchestra ( Inter ) 

Oggi si definisce crisi qualcosa che ieri appariva come un’utopia. L’Inter è terza,a un passo dalla Lazio ( seconda ). Il gioco non c’è sia per il fatto che non è stato imposto, sia perchè non sembra necessario: Cassano,Palacio,Milito inventano sempre qualcosa. Il problema sta nel fatto che se quell’invenzione porta al palo,anzichè al gol, non esistono soluzione alternative: quelle che dovrebbero essere portate da un sistema vero e proprio di gioco. Ciò nonostante l’Inter ha muscoli e talento per poter trascorrere anche l’inverno più freddo. In lotta per l’Europa, fino alla fine. Passare alle due punte con un regista di qualità parafrasa la soluzione del futuro. Quella che permetterá a Pinocchio di lasciare il legno, per vestire la carne umana.

Juventus tra Odi ed Epodi

Battere il record di Capello è un ottimo regalo di Natale. Acquisti esagerati sono discorsi fuori luogo, in quanto una società, per permettersi geni del pallone, deve fatturare almeno 300 milioni di euro. La Juve, a quella cifra, non è ancora arrivata. L’investimento dello stadio e il ritorno alla vittoria in campionato, attendono ancora i frutti del domani. Che giungeranno, basta attendere. In ogni caso, Pirlo in versione Cast Away e Gigi Buffon rappresentano un lusso. Fondamentale. Una squadra che ha il campionato in archiviazione, ma che per questo si impegnerà a spolverare i documenti giorno per giorno. Con la massima diligenza. Tre rappresentano i punti di svolta bianconera: lo stadio, in primis. Un tifo che accelera le giocate, e inebria l’avversario. Gli spalti sono il campo, realizzando un tutt’uno. Si è tutti in un rettangolo verde, che spinge e spreme come una tenaglia.

Antonio Conte, vanta i suoi meriti. Ha due qualità fondamentali: la continuità di concentrazione, e la trasmissione della stessa alla squadra. Infine, Andrea Pirlo. Simbolo della rinascita.

Asset bianco-celeste ( Lazio ) 

La matematica, che sta alla base del tutto, possiede un comandamento: bisogna partire dalle fondamenta. Ecco che la Lazio ha colto con lode la lezione . Un assetto verticale più che buono: Marchetti ( in porta ), Biava ( in difesa ), Ledesma ( a centrocampo ), Klose ( in attacco ). Con la stilografica finale, chiamata Hernanes. Il giocatore che meglio sposta l’avversario, grazie ad un doppio passo “laterale”. Concetto difficilmente spiegabile, ma è una finta che gli permette di distanziare l’uomo e possedere lo spazio per la giocata successiva. Oltre a mischiare destro e sinistro, talvolta, in maniera eccessiva.

E poi Petkovic. Un generale buono. Ordinato, disciplinato, ambizioso. La Lazio, osando di più in trasferta, potrebbe sognare con le ali di un’aquila. Trasformando quei pareggi in vittorie, diverrebbe la vera rivelazione del campionato.