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Era il giugno del 2000. A Napoli ad affiancare Ferlaino era appena arrivato il nuovo presidente Corbelli e Novellino stava guidando gli azzurri al ritorno in Serie A. Zdenek Zeman, reduce da un’esperienza poco fortunata sulla panchina del Fenerbahce, sbarcava a Fiumicino e ad attenderlo c’era la panchina del Napoli. Era lui l’uomo scelto dagli uomini-mercato partenopei per guidare la squadra nell’anno del ritorno nella massima serie. Corbelli parlava di Europa, i tifosi ci credevano. Zeman pure. Il suo 4-3-3 era finalmente arrivato anche in Campania. Tra i pali il boemo poteva contare sul suo portiere di fiducia, Franco Mancini (che da poco ci ha lasciati), poi il solito mix di giovani (Quiroga e Jankulovski) tra gli altri e un pò d’esperienza (Fresi e Vidigal).

Zeman a Napoli

Zeman, il tecnico offensivo per antonomasia, incontra Napoli. Il bel gioco è sempre stato una condizione imprescindibile per il tecnico romanista e a Napoli aspettavano con ansia le prime giornate di campionato contro Juventus ed Inter, per capire come sarebbe andata la stagione. Era il 30 settembre del 2000 (iniziava così tardi il campionato? Beh, si, per evitare il caldo estivo. Chissà perchè ora non succede più), il Napoli era già stato eliminato in Coppa Italia dalla Sampdoria. Al San Paolo arrivava la Juventus. Era la Juve di Zidane, Davids e Del Piero. Quell’anno i bianconeri, acerrimi rivali del tecnico di Praga, arrivarono secondi alle spalle della Roma, attuale squadra di Zeman e suo grande amore. I punti di distacco furono due e forse furono quelli tolti alla Juventus negli ultimi minuti di un Juventus-Brescia in cui, purtroppo per loro, i bianconeri impattarono nel genio dell’immenso Roberto Baggio. Ma torniamo al 30 settembre. Fischio d’inizio. Si parte.

45 minuti d’illusione

Il campionato che secondo Corbelli avrebbe riportato in Europa il Napoli era iniziato. Alla fine del primo tempo il punteggio era fermo sull’1 a 0. Gol di Stellone. Pubblico in delirio e già si va oltre col pensiero. Ma basta poco per riportare a terra tutti i tifosi. Bastano 45 minuti. Bastano Kovacevic e Del Piero. 1-2. A questo sconfitta ne seguirono altre due, con Inter e Bologna (anche nel 2000 il Bologna vinse al San Paolo, corsi e ricorsi storici). Il passo fino al 12 novembre è breve. 6 partite, 2 punti. 6 gol fatti (uno ogni gara) e 14 subiti. Poi l’esonero. La stagione dell’Europa sognata fu la stagione del ritorno in B. L’amore tra Zeman e Napoli era finito ancor prima di poter iniziare. Negli anni abbiamo scoperto che le squadre del boemo sono dei diesel, lente a carburare. Magari quella stagione sarebbe andata a finire diversamente. Ma non è con i se e con i ma che si fa la storia.