Pacchi dall’estero: Pinga inganna tutti

Pacchi dall’estero: Pinga inganna tutti

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E’ passato abbastanza tempo affinché diventasse un giocatore per certi versi storico e potessimo quindi parlare di lui, facendo perno su un mix di sorpresa e  nostalgia che non guasta mai. Protagonista di “Un Uomo Un Perché” è stavolta André Luciano da Silva, meglio conosciuto come Pinga. Il nomignolo nasce dal fatto che fosse capace di dribbling ubriacanti…da cui “pinga”, che sarebbe la cachaça, una acquavita usata per preparare molti cocktailsNel 2001, in occasione del Mondiale Under 20 e quando ormai già giocava in Italia da due anni, lo notò il selezionatore del Brasile Luiz Felipe Scolari, il quale ebbe a dire: “Forse abbiamo trovato il degno erede di Rivaldo. E diciamo col senno di poi che quel “forse” ha parzialmente salvato la reputazione di Felipão…che tra l’altro è tornato a vestire i panni di commissario tecnico della Seleçao il 29 novembre 2012. Comunque, si capisce che Pinga abbia deluso le aspettative, per qualche treno perso, per qualche ingenuità commessa e perché la Serie A è giunta relativamente tardi, a 25 anni, con tutti i limiti che poi una nuova realtà comporta. Anche se possedeva eleganza nel passaggio, un buon piede e propensione tattica, dote spesso non eccezionale nei giocatori sudamericani.

a_pinga20001Pingalicious! Sbarcato in Italia nell’estate 1999, l’estroso trequartista brasiliano nativo di Fortaleza (27 aprile 1981 la data di nascita) firmò appena diciottenne per il Torino dopo soli due anni di professionismo tra Vitoria e Clube Atletico Juventus. La consacrazione nel nostro paese arrivò presto, grazie alla doppietta realizzata in una partita contro il Milan (colpo di testa e pallonetto dopo un pregevole dribbling). La sua esperienza in granata dura tanto, ben 6 anni, intervallati però da due stagioni in prestito al Siena, ed è lì che abbiamo potuto ammirare il miglior Pinga, con 11 gol in 54 presenze e tante belle giocate. Una volta maturato, il giocatore dal buffo soprannome torna al Torino nel 2003 e vi resta fino a metà 2005, quando le strade si dividono e lui sceglie di giocarsi le sue carte in Serie A, che troppe volte si era fatta attendere, con il Treviso. Ma non era certo quella che il ragazzo di Fortaleza si aspettava: solo 3 vittorie in 38 gare per i veneti, che in quel 2005-2006 tra i più grandi del calcio nostrano sembravano esserci finiti per caso, e fu un calvario, ma più di tutti chi ne fece le spese fu il nostro eroe, macchiatosi di brutto a causa di un episodio che lo coinvolse in negativo, durante un Treviso – Reggina.

Pinganna tutti! Questo l’episodio: il giocatore carioca cerca di fare41570_33514608038_1010768_n il furbo tentando di pescare una simulazione con il portiere avversario in uscita…e invece ecco che lo colpisce in pieno volto causandogli la frattura del setto nasale e la perdita di un bel pò di denti…il malcapitato tra i pali era Nicola Pavarini, oggi al Parma. E al termine di quella triste stagione finì anche l’avventura di Pinga nel nostro paese. Ma questa non fu la sola vicenda fosca che lo vide protagonista nella sua lunga parentesi italiana: al termine del campionato 2002-2003 il giocatore fu vittima di un incidente stradale assieme ai compagni di squadra Rodrigo e Leonardo Taddei: il primo, che oggi gioca nella Roma, sopravvisse, non ce la fece il secondo. Tornando al calcio, dopo il Treviso Pinga tornò in Brasile all’Internacional di Porto Alegre, conquistando la Copa Libertadores ed il Mondiale per Club assieme a Pato e Luiz Adriano. Ma non è certo lui il vertice del gioco, anzi, e dopo un solo anno arriva una nuova avventura per l’ormai esperto trequartista, forse più facile da affrontare ma non per questo meno stimolante: nel 2007 Pinga se ne va in Qatar all’Al-Gharafa, poi cambia ancora paese nel 2008, andando negli Emirati Arabi all’Al-Wahda. Nel 2010 si registra poi il passaggio all’Al-Alhi capitanata da un Fabio Cannavaro agli ultimi, disastrosi calci della sfavillante carriera, e successivamente va all’Al-Dhafra dove milita attualmente. Il tutto sempre tra alti e bassi, ma con un conto in banca mica da ridere…

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